Il Kenya ospita l’RSF e scoppia la crisi del té con il Sudan

Le Forze di Supporto Rapido (RSF), milizia paramilitare sudanese accusata di crimini contro l’umanità durante il conflitto con l’esercito nazionale, hanno siglato un accordo con vari gruppi politici e armati per la creazione di un “governo di pace e unità”, secondo quanto dichiarato dai firmatari. La firma dell’accordo si è svolta in un evento a porte chiuse a Nairobi, capitale del Kenya.

Le RSF, forze paramilitari sudanesi accusate di crimini contro l’umanità durante il conflitto ventennale contro l’esercito nazionale, hanno apposto la loro firma su una carta insieme a gruppi politici e forze armate alleate, con l’obiettivo di costituire un “governo di pace e unità”.

Il governo sudanese ha interpretato l’ospitalità riservata alle RSF come un gesto ostile, definendolo un attacco al popolo sudanese e richiamando l’ambasciatore in Kenya per esprimere la propria protesta.

L’episodio si inserisce in un contesto di guerra civile in corso in Sudan, dove i combattimenti tra le forze governative e la RSF hanno causato migliaia di vittime e milioni di sfollati, alimentando una crisi umanitaria che ha portato l’ONU a richiedere ulteriori fondi per contrastare la fame.

Sul versante economico, la disputa ha destato grande apprensione nell’industria del tè keniano. Il Sudan figura tra i primi dieci mercati per il tè esportato dal Kenya, collocandosi al settimo posto e risultando l’unico Paese africano in una rosa dominata da nazioni come Pakistan, Egitto e Regno Unito.

Le esportazioni di tè costituiscono circa il 23% delle entrate in valuta estera del settore, e una diminuzione significativa potrebbe avere ripercussioni a catena sull’economia nazionale.

“Plantación de té, Sukubia (Kenya)” by Oscar Valencoso – Salomé Planas is licensed under CC BY-NC 2.0.

I dati recenti evidenziano come le spedizioni di tè verso il Sudan abbiano subito un drastico calo, passando da ricavi di 18,6 milioni di dollari nell’anno precedente a soli 5 milioni nei dodici mesi fino a marzo 2024 – una diminuzione vicina al 74%.

Nonostante una lieve ripresa osservata nelle spedizioni dell’ottobre dello scorso anno (1,6 milioni di kg contro 1,3 milioni nello stesso mese dell’anno precedente), i commercianti temono che ulteriori tensioni diplomatiche possano compromettere definitivamente il mercato sudanese.

Parallelamente, l’episodio RSF si inserisce in una serie di eventi che hanno messo in discussione la politica estera del Kenya. Recenti crisi, come il rapimento di figure politiche e cittadini stranieri a Nairobi e l’accoglienza, nel 2023, dei leader del gruppo ribelle M23, hanno sollevato dubbi sul ruolo del Kenya come pacificatore regionale.

Pur essendo il ministro degli Esteri keniano intervenuto per giustificare l’evento come un tentativo di fornire piattaforme neutrali per il dialogo, alcuni analisti ritengono che tali iniziative possano indebolire la credibilità del Paese nel promuovere la pace.

Mentre il settore del tè continua a rappresentare un pilastro fondamentale per l’economia keniota – con guadagni per circa 1,2 miliardi di dollari nei primi dieci mesi del 2024 – il clima di incertezza derivante dalle tensioni sudanesi spinge a riflettere sulla necessità di diversificare i mercati di esportazione.

Alcuni operatori commerciali sono convinti che l’espansione verso nuove destinazioni, già passata da 48 a 58 Paesi nel febbraio 2024, possa ammortizzare gli eventuali shock derivanti dalle dispute diplomatiche.

L’episodio legato alle RSF a Nairobi non solo solleva interrogativi sul futuro dei rapporti tra Kenya e Sudan, ma mette anche in evidenza i rischi economici per un settore strategico come quello del tè, simbolo della crescita e della stabilità economica keniota.

“Kenya-Tealand-Near-Kericho-2012” by Bjørn Christian Tørrissen is licensed under CC BY-SA 3.0.