Norvegia: scuse ufficiali alle minoranze Sami, Kven e Forest Finn

La Norvegia ha una lunga storia di repressione nei confronti delle minoranze indigene, imponendo politiche che hanno tentato di cancellare le identità culturali e linguistiche dei Sami, dei Kven e dei Forest Finn.

Questo processo, noto come “norvegianizzazione,” ha incluso pratiche coercitive come l’allontanamento dei bambini dalle famiglie, condannandoli a un’educazione che li privava delle proprie radici. Gli effetti di queste politiche si fanno sentire ancora oggi, nonostante siano passati decenni dalla loro fine formale.

Questa settimana, il Parlamento norvegese ha presentato delle scuse ufficiali a queste comunità, riconoscendo le sofferenze causate dalle politiche del passato e adottando un piano di 17 punti per contrastare le discriminazioni tuttora presenti.

Tra le misure proposte, sono previsti il rafforzamento della tutela delle lingue minoritarie e l’obbligo di insegnarle ai bambini, per ridare vitalità a un patrimonio culturale messo a dura prova.

Silje Karine Muotka, esponente della comunità Sami, ha accolto con favore l’iniziativa, pur sottolineando che le parole non bastano. La leader ha infatti evidenziato la necessità di azioni concrete e durature, soprattutto per garantire ai Sami il diritto a utilizzare le terre in linea con la loro tradizione di pastori di renne, un aspetto fondamentale della loro identità.

Questo gesto di riconciliazione è frutto di un percorso lungo e complesso, ispirato dalle conclusioni della Commissione per la verità e la riconciliazione, che ha portato alla luce le gravi ingiustizie subite da queste minoranze.

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Sebbene il re Harald V avesse già chiesto scusa ai Sami, questa è la prima volta che anche i Kven e i Forest Finn ricevono un riconoscimento ufficiale per il danno subito.

Non tutti i parlamentari hanno sostenuto queste scuse: il Progress Party, forza politica di destra, ha votato contro, sostenendo che il riconoscimento di “privilegi speciali” potrebbe causare tensioni sociali. Secondo la loro visione, la storia dovrebbe rimanere tale e non influenzare il presente con politiche preferenziali.

La “norvegianizzazione” ha lasciato cicatrici profonde. Per decenni, le autorità norvegesi hanno vietato l’uso delle lingue indigene, ostacolato l’accesso dei Sami ai pascoli e imposto ai bambini un’educazione improntata alla cultura dominante, cancellando aspetti fondamentali della loro identità.

Sebbene la discriminazione istituzionale sia cessata formalmente negli anni ’60, molte disparità sociali e culturali restano ancora radicate. Oggi, i Sami, i Kven e i Forest Finn subiscono episodi di discriminazione, mentre le loro lingue continuano a rischiare l’estinzione.

La conoscenza limitata della popolazione norvegese sui danni subiti da queste comunità rende il percorso di riconciliazione complesso. Uno studio recente ha evidenziato che molti norvegesi sanno poco o nulla delle ingiustizie subite dai Sami, dai Kven e dai Forest Finn, e persino tra chi è informato persistono stereotipi negativi.

Eva Josefsen, politologa di origine Sami, vede nelle scuse parlamentari un passo importante, ma sottolinea che esiste ancora un divario significativo tra i diritti formalmente riconosciuti e quelli effettivamente garantiti. Per queste comunità, i diritti devono tradursi in azioni concrete, soprattutto in tema di accesso alle risorse naturali.

La Norvegia collabora dal 1989 con il parlamento Sami, un’assemblea autonoma che rappresenta questa comunità, ma i Kven e i Forest Finn, gruppi più piccoli, spesso si sentono invisibili. Varhild Bakke Berntzen, rappresentante dei giovani Forest Finn, ha ribadito che le ferite storiche sono ancora aperte e che il governo ha la responsabilità di fare il possibile per rimediare ai danni subiti, anche se il cammino verso una vera guarigione resta lungo.

“Sami family” by mortsan is licensed under CC BY 2.0.