Le strette vie di Kathmandu, pensate per pedoni e risciò, sono da tempo soffocate da un traffico incessante: autobus, motociclette, piccoli camion e taxi creano un frastuono continuo di clacson e una nube tossica di gas di scarico. Per i suoi oltre tre milioni di abitanti, anche un semplice spostamento può diventare un’impresa snervante e pericolosa.
Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Sempre più spesso, tra la confusione dei motori a scoppio, si fanno largo veicoli elettrici silenziosi, eleganti, efficienti. Gli showroom delle case automobilistiche registrano numeri record e le stazioni di ricarica, distribuite lungo le autostrade, si sono trasformate in vere e proprie aree di sosta attrezzate. La transizione elettrica in Nepal è in corso. E procede a ritmi sorprendenti.
Una crescita inarrestabile
Nel solo anno fiscale 2024–2025, le auto elettriche hanno rappresentato il 76% di tutte le auto passeggeri vendute in Nepal, e il 50% dei veicoli commerciali leggeri. Solo cinque anni fa, questi numeri erano prossimi allo zero. Oggi il Paese si colloca dietro soltanto a nazioni come Norvegia, Singapore ed Etiopia per quota di mercato EV.
Secondo i dati ufficiali, sono oltre 45.000 i veicoli elettrici in circolazione nel Paese, con tassi di adozione tra i più alti del mondo. E non si tratta solo di numeri: è un’intera visione politica e infrastrutturale a trainare il cambiamento.
Politiche intelligenti, energia pulita
Il Nepal ha puntato tutto su una risorsa naturale strategica: l’energia idroelettrica, che copre oltre il 90% della produzione elettrica nazionale. Dopo le tensioni con l’India nel 2015, che avevano bloccato le importazioni di petrolio, il governo ha investito massicciamente in dighe, reti elettriche e infrastrutture di ricarica.
Il risultato? Oggi quasi tutte le famiglie hanno accesso stabile all’energia, i blackout sono finiti, e l’elettricità costa 15 volte meno della benzina. Incentivi fiscali e doganali hanno completato il quadro: i veicoli elettrici scontano tasse d’importazione fino al 40%, contro il 180% o più per le auto tradizionali.
Modelli come BYD, Tata, Hyundai e Geely hanno invaso il mercato. L’influenza cinese, in questo senso, è determinante: la competizione tra marchi cinesi ha reso i veicoli EV più accessibili, portando prezzi e qualità in equilibrio ideale per un mercato emergente.
Rischi e ostacoli
Non mancano però le incognite. I recenti segnali politici preoccupano investitori e operatori: la banca centrale ha aumentato l’anticipo minimo per i prestiti EV, e alcuni incentivi statali sono stati ridotti, sollevando dubbi sulla sostenibilità della transizione.

La preoccupazione è condivisa: molte vendite sono sostenute da un fragile equilibrio fiscale, e un ritiro prematuro dei sussidi potrebbe far crollare il settore. Inoltre, non esiste ancora un piano nazionale per lo smaltimento delle batterie, e i concessionari temono che veicoli difettosi di marchi minori possano danneggiare la reputazione dell’intero comparto.
Trasporto pubblico: la sfida vera
Il grosso della popolazione nepalese non guida un’auto privata: si muove su due ruote o con mezzi pubblici, quasi tutti ancora alimentati a diesel. Per abbattere davvero l’inquinamento e migliorare la vivibilità urbana, la vera sfida è elettrificare il trasporto collettivo.
In questo senso, i primi passi sono incoraggianti. La compagnia pubblica Sajha Yatayat ha già introdotto 41 autobus elettrici a Kathmandu, e il governo cinese ha donato altri 100 mezzi. Ma secondo i piani, per rivoluzionare davvero la mobilità ne servirebbero almeno 800.
Nel frattempo, molti taxi e scooter restano a benzina, e l’espansione delle stazioni di ricarica — oggi circa 1.200 in tutto il Paese — deve continuare per coprire l’intero territorio. Alcune città, come Lalitpur, si sono già attivate per limitare i veicoli inquinanti, ma la stabilità politica è fragile e le priorità cambiano con ogni nuovo governo.
Un esempio per il Sud globale
Il caso Nepal dimostra che anche un Paese a reddito medio-basso può guidare la transizione energetica, se esiste una visione politica coerente, un uso strategico delle risorse interne e un sistema di incentivi ben calibrato.
La mobilità elettrica non è solo una questione ambientale. In Nepal è anche una scelta economica, una leva per ridurre la dipendenza energetica dall’estero, migliorare la qualità dell’aria e creare nuove opportunità occupazionali.
Varie associazioni, tra cui quella dei tassisti nepalesi, che acquistano minibus elettrici per trasportare passeggeri, esprimono sostegno a questa via di sviluppo ma, assicurano, adesso servono più stazioni di ricarica. E di conseguenza serve continuità nelle politiche.
Se il Paese saprà mantenere il ritmo, il futuro della mobilità in Nepal potrebbe essere un esempio per molte altre nazioni in via di sviluppo, che cercano un’alternativa al binomio tra crescita e inquinamento.



