Nemmeno la morte ferma la crisi dello Zambia

La morte dell’ex presidente zambiano Edgar Lungu, avvenuta a metà giugno 2025 in una clinica di Johannesburg, ha scatenato uno scontro che va ben oltre la gestione di un funerale. La famiglia dell’ex capo di Stato si oppone alla sepoltura ufficiale nel cimitero presidenziale di Lusaka, proposta dall’attuale presidente Hakainde Hichilema, e chiede invece che Lungu sia sepolto in Sudafrica, lontano dalla sua patria e, soprattutto, lontano dalle mani simboliche di un governo considerato nemico.

Un giudice sudafricano ha bloccato temporaneamente la sepoltura fuori dai confini dello Zambia, accogliendo il ricorso dello Stato zambiano, che reclama il diritto-dovere di dare al suo ex capo di Stato un funerale ufficiale. Il risultato, ad oggi, è un corpo che resta senza sepoltura, una nazione sospesa, e una disputa che fotografa perfettamente la crisi politica, istituzionale e sociale dello Zambia.

Ma questa non è solo la cronaca di un funerale conteso. È il sintomo di qualcosa di molto più profondo, che riguarda lo Zambia ma parla a tutto il continente africano e, indirettamente, al mondo intero.

Un paese inchiodato tra povertà, debito e fragilità istituzionale
Lo Zambia è uno dei paesi più instabili dal punto di vista finanziario e politico dell’Africa sub-sahariana. È stato il primo paese africano ad andare in default sul debito sovrano nell’era post-Covid, nel 2020, e nonostante gli accordi di ristrutturazione con il Fondo Monetario Internazionale e la Cina, il peso del debito continua a soffocare ogni possibilità di sviluppo.

Oggi, oltre il 64% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, con punte che arrivano al 78% nelle aree rurali. La crisi climatica, con la siccità più devastante degli ultimi decenni, ha distrutto i raccolti, aggravando l’insicurezza alimentare e spingendo migliaia di famiglie alla fame.

Il paese dipende quasi completamente dall’esportazione di rame, che rappresenta oltre il 70% delle entrate da export. Una dipendenza estrema, soggetta alle oscillazioni dei mercati internazionali e allo sfruttamento sistematico da parte di multinazionali minerarie, spesso in combutta con funzionari corrotti.

Corruzione strutturale e fragilità dello Stato
Il caso del funerale conteso è lo specchio perfetto della debolezza delle istituzioni. Gli scandali di corruzione sono cronici. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno sospeso 50 milioni di dollari di aiuti sanitari, dopo aver scoperto che forniture mediche donate agli ospedali pubblici venivano sistematicamente dirottate e rivendute nelle farmacie private.

Nel frattempo, lo Zambia continua a essere uno degli esempi più eclatanti di come il sistema finanziario globale e il debito sovrano agiscano come meccanismi di impoverimento più che di sviluppo.

“Children of Zambia” by CIFOR is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Una democrazia che non riesce a diventare Stato
Lo scontro tra Hichilema e Lungu non è solo personale. È il simbolo di una democrazia fragile, incapace di costruire istituzioni abbastanza solide da separare il potere dalle persone.

Lungu è morto da privato cittadino, senza scorta, senza privilegi, dopo che il governo gli aveva revocato la pensione presidenziale come ritorsione politica per aver annunciato il ritorno in politica. È volato in Sudafrica con un biglietto in classe economica e ha preso un Uber all’aeroporto come un qualsiasi cittadino, un’immagine che racconta più di mille analisi il crollo simbolico del potere in un sistema che non protegge né i cittadini né le istituzioni.

Oggi il governo vuole seppellirlo nel cimitero presidenziale di Embassy Park a Lusaka, accanto agli altri ex capi di Stato. La famiglia si oppone, vedendo nell’offerta del funerale di Stato una mossa ipocrita, una cerimonia pensata più per le relazioni internazionali che per l’onore del defunto.

Perché questa crisi riguarda anche il resto del mondo
Lo Zambia è la cartina di tornasole di ciò che accade in molte democrazie fragili del sud del mondo, specialmente in Africa. L’instabilità politica interna, la fragilità istituzionale e l’assenza di un tessuto sociale resiliente hanno un impatto diretto su questioni globali come:

La sicurezza energetica, visto che il rame e il cobalto zambiani sono fondamentali per le tecnologie verdi e le batterie.

Le migrazioni, con un numero crescente di zambiani costretti ad abbandonare il paese per cercare condizioni di vita dignitose.

La sicurezza regionale, con il rischio di instabilità che si propaga nei paesi confinanti.

Il funzionamento della finanza internazionale, visto che il default zambiano ha aperto il vaso di Pandora su come i paesi più poveri vengono intrappolati nei meccanismi del debito globale.

Una crisi che interroga anche l’Occidente
Il fatto che un tribunale sudafricano si trovi oggi a decidere sulla sepoltura di un ex capo di Stato straniero, contro la volontà del suo governo, è un segnale chiaro: la sovranità di questi paesi è fragile, esposta, permeabile. E la comunità internazionale, pur finanziando programmi di sviluppo e ristrutturazioni del debito, spesso si limita a operazioni tecniche, senza incidere sulle dinamiche di potere reali.

Lo Zambia è un paese formalmente democratico, ma privo degli strumenti per essere uno Stato nel senso pieno del termine. E se la morte di un presidente diventa una crisi diplomatica e giuridica internazionale, è il segno che la crisi zambiana è tutt’altro che episodica. È sistemica.

“Children of Zambia” by CIFOR is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

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