Lavoro domestico in crisi: mancano regole e lavoratori

In un Paese che invecchia senza sosta e in cui milioni di famiglie si trovano ogni giorno ad affrontare la questione dell’assistenza domiciliare, la domanda di colf e badanti cresce, ma il sistema legale per far fronte a questo fabbisogno resta inceppato. Il terzo rapporto Idos-Assindatcolf, analizza con rigore e dati aggiornati il futuro del lavoro domestico in Italia, evidenziando uno scarto sempre più ampio tra esigenze reali e strumenti normativi disponibili.

Nel triennio 2026-2028, la domanda di lavoratori domestici è destinata ad aumentare in maniera significativa. Si calcola che, entro il 2028, saranno richiesti oltre due milioni di lavoratori in questo settore: 958.000 badanti e 1.116.000 colf. Di questi, circa il 68% sarà composto da lavoratori stranieri, e in larga parte da cittadini non comunitari. Il fabbisogno annuo aggiuntivo sarà di quasi 29.000 lavoratori: oltre 14.000 di essi extracomunitari. Numeri che basterebbero, da soli, a spiegare l’urgenza di canali di ingresso strutturati e funzionali. Eppure, il sistema attuale sembra ignorarli.

L’Italia è oggi uno dei Paesi europei con la popolazione più anziana. Gli over 65 sono aumentati del 29% negli ultimi vent’anni, e gli ultraottantenni sono raddoppiati. Sempre più anziani vivono soli e, secondo le proiezioni, nel 2026 saranno almeno 2,1 milioni quelli che avranno bisogno di assistenza a causa di limitazioni fisiche o cognitive. A oggi, oltre 765.000 famiglie si affidano a badanti retribuiti, spesso in modo informale, senza garanzie né tutele.

È in questo contesto che le norme sull’ingresso di lavoratori stranieri mostrano tutta la loro inadeguatezza. I decreti flussi, lo strumento principale per regolare l’arrivo di manodopera extracomunitaria, sono fermi a logiche burocratiche obsolete. Per anni, il settore domestico è stato ignorato nelle programmazioni ufficiali, basate su quote stabilite “a tavolino” e completamente scollegate dalla domanda reale. Le difficoltà non riguardano solo il numero di ingressi autorizzati — storicamente bassi rispetto al fabbisogno — ma anche le modalità: le famiglie devono individuare e assumere un lavoratore che si trovi all’estero, senza averlo mai incontrato, e impegnarsi formalmente prima ancora che sia avviata la procedura.

Il contratto di soggiorno, vincolato all’assunzione e al buon esito della burocrazia, si trasforma spesso in una trappola legale. I tempi per il completamento dell’iter sono lunghi e incerti: convocazioni in prefettura che arrivano mesi dopo l’ingresso, rinvii, ostacoli tecnici. In molti casi, il lavoratore resta in sospeso, o scivola nel sommerso.

L’effetto collaterale più evidente è l’irregolarità. Secondo le stime contenute nel report, nel settore “altri servizi alla persona” oltre il 45% dei rapporti di lavoro è irregolare. Le sanatorie e i decreti flussi diventano, nei fatti, strumenti di regolarizzazione ex post, utilizzati più per far emergere situazioni già esistenti che per programmare nuovi ingressi. In alcuni casi si sono registrati abusi: chiamate fittizie, contratti simulati, promesse di impiego mai onorate. Il risultato è un mercato del lavoro frammentato, instabile, spesso pericoloso tanto per i lavoratori quanto per le famiglie.

Il rapporto Idos-Assindatcolf lancia un messaggio chiaro: occorre superare il meccanismo emergenziale e costruire un sistema stabile, trasparente e coerente. Tra le proposte, figurano l’elaborazione di stime scientifiche su base regionale, l’apertura di canali dedicati per il lavoro domestico, la semplificazione delle procedure e un maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali nella gestione dei flussi.

Il lavoro domestico non è un settore marginale: è uno degli ingranaggi fondamentali del welfare italiano, soprattutto in un Paese dove la cura degli anziani è ancora delegata quasi interamente alle famiglie. Ma se le norme non cambiano, il rischio è che la domanda crescente di cura si scontri con l’impossibilità di trovare chi possa rispondervi legalmente, in sicurezza, con dignità.

Per migliaia di famiglie, la questione non è teorica: è quotidiana, urgente, concreta. E riguarda da vicino il futuro del Paese.