La redistribuzione del reddito in Italia secondo l’Istat

Istat fornisce i dati sulla redistribuzione del reddito in Italia – Anno 2024 –
Come hanno inciso e quali effetti hanno avuto le politiche redistributive del Governo sui redditi nel 2024?

Istat ha fornito delle simulazioni. In particolare, Istat, ha valutato gli effetti, tra gli altri, della riforma delle aliquote e degli scaglioni Irpef e delle detrazioni da lavoro; dell’eliminazione del Reddito/Pensione di Cittadinanza (RDC) e dell’introduzione dell’Assegno di Inclusione (ADI); i cui effetti sono stati valutati confrontando la stima del reddito disponibile nel 2024 e la stima di quello che si sarebbe osservato se i parametri di tali politiche fossero rimasti quelli in vigore nel corso del 2023.

L’Istat stima che il passaggio dal Reddito di cittadinanza (Rdc), già depotenziato nel corso del 2023, all’Assegno di inclusione (Adi) ha comportato un peggioramento dei redditi disponibili per circa 850 mila famiglie (3,2% delle famiglie residenti). La perdita media annua è di circa 2 mila 600 euro e interessa quasi esclusivamente le famiglie che appartengono al gruppo delle famiglie più povere.

Istat rispetto alle 850.000 famiglie che hanno visto peggiorare i loro redditi nel passaggio da Rdc e Adi afferma che in tre quarti dei casi si tratta di nuclei famigliari che hanno perso diritto al beneficio e il restante quarto di nuclei famigliare è stato escluso per gli svantaggi derivanti dal metodo di calcolo più restrittivo.

Da segnalare come il Governo aveva dichiarato nel passaggio da RDc e Adi, che questo serviva per sostenere le famiglie effettivamente bisognose e contrastare i cosiddetti “divanisti”.

Sono circa 400.000 famiglie per le quali il passaggio tra RDC e ADI non comporta variazione del reddito disponibile perché hanno ricevuto lo stesso importo, mentre solo circa 100.000 famiglie hanno tratto un beneficio dal passaggio all’ADI di circa 1.200 euro.

Ma il vantaggio deriva dal diverso trattamento dei componenti con disabilità insito nel metodo di calcolo della scala di equivalenza ADI rispetto a quella RDC.

Del tutto risibile l’impatto dell’indennità una tantum di 100 euro per i lavoratori dipendenti, questa è stata ricevuta da circa 3 milioni di famiglie, l’11,6% delle famiglie residenti, impattando sul reddito con una variazione del reddito disponibile pari in media allo 0,2%.

Complessivamente, le modifiche al sistema di tasse, vedi Irpef e benefici introdotte nel corso del 2024 diminuiscono in lieve misura l’equità della distribuzione dei redditi disponibili delle famiglie.

La diseguaglianza, valutata attraverso l’indice di Gini, passa dal 30,25% al 30,40%. Non proprio un effetto significativo.

In Italia, la stima della diseguaglianza del reddito primario, rappresentata dall’indice di Gini, è pari nel 2024 a 46,48%. La diseguaglianza dei redditi primari è significativamente più alta nel Mezzogiorno, 48,19%, rispetto al Centro, 43,97%, e al Nord, 43,02%.

Si tratta di dati preoccupanti se a questi si aggiungono quelli relativi all’inflazione che falcidia i redditi in particolare quelli bassi e medi. Così mentre il Governo continua a dipingere un quadro idilliaco, la realtà che pesa sulle famiglie è assai pesante in quanto l’inflazione letteralmente divora i redditi dei consumatori.

Istat, infatti, ci dice che a febbraio 2025, abbiamo assistito e affrontato un aumento dei prezzi al consumo del +1,6% rispetto all’anno precedente, con la “lista della spesa” che aumenta i costi con un oneroso +2,0%”.

Attenzione non stiamo parlando di soli numeri statistici ma delle condizioni quotidiane di vita di milioni di persone, spesso, obbligate a rinunciare a beni essenziali, visto che, altre indagini, parlano di pensionati che passano le giornate nei centri commerciali per scaldarsi e risparmiare.

A fronte di tutto ciò il Governo, impertubabile, continua ad ignorare, le condizioni di vita precaria di milioni di famiglie e persone intervenendo con proposte spot ad effetto placebo, oltretutto a tempo determinato, come, ad esempio, il recente decreto legge “bollette”, un cerotto che non affronta il problema strutturale degli insostenibili costi energetici.

Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini