La galassia anarchica radicale italiana non si pensa più dentro i confini italiani. La sua carta geografica è un’altra: Atene, Gaza, Londra, il Sudan, il Cile, l’Indonesia, ma anche le carceri, i tribunali, i centri di detenzione, le ferrovie della logistica militare. In questo mondo l’estero non è sfondo, né semplice solidarietà.
È il luogo in cui le lotte italiane trovano conferma, lessico, esempi, fratellanze. La loro vera patria politica è la rete dei conflitti in cui si riconoscono. (Il Rovescio, La Nemesi)
Lo si capisce da un dato molto concreto: i nomi che ritornano. Non soltanto Alfredo Cospito, il 41 bis, i processi italiani. Tornano Palestine Action nel Regno Unito, il caso Ampelokipoi in Grecia, Nikos Romanos, i prigionieri anarchici in Indonesia, i processi in Cile, le iniziative sul Sudan.
Non compaiono come notizie estere, ma come episodi della stessa storia. La Nemesi, già nella sua struttura, è uno spazio multilingue che fa convivere materiali da Grecia, Cile, Indonesia e Palestina con gli appuntamenti italiani di solidarietà ai detenuti e le iniziative per Cospito. (La Nemesi)
Il caso più istruttivo è forse Palestine Action. Per questa galassia non è soltanto un gruppo britannico da osservare con simpatia. È un modello. Il Rovescio e La Nemesi hanno rilanciato più volte proiezioni del documentario To Kill a War Machine, presentando Palestine Action come un gruppo di azione diretta che colpisce fabbriche e infrastrutture della filiera bellica destinata a Israele.
Il punto non è solo la solidarietà alla Palestina. Il punto è che una lotta locale britannica contro l’industria degli armamenti viene assunta come esempio leggibile e, almeno sul piano simbolico, trasferibile. La guerra in Medio Oriente, la filiera bellica europea, Leonardo, Elbit Systems: tutto viene ricondotto allo stesso campo. (Il Rovescio, La Nemesi)
Lo stesso accade con la Grecia. Il caso Ampelokipoi, gli imputati, i processi, le mobilitazioni di solidarietà, le rivendicazioni “in memoria” o “in vista dell’inizio del processo” non vengono trattati come materiale estero nel senso giornalistico del termine. Vengono trattati come fatti interni a una stessa famiglia politica.
Quando La Nemesi rilancia una rivendicazione di danneggiamenti contro istituti bancari ad Atene in memoria di Kyriakos Xymitiris e in solidarietà con gli imputati del caso Ampelokipoi, oppure quando Il Rovescio chiama alla mobilitazione internazionale sul processo greco, il messaggio è semplice: Atene non è fuori campo, è uno dei luoghi in cui si combatte la stessa battaglia. (La Nemesi, Il Rovescio)
Anche il Cile e l’Indonesia vengono usati nello stesso modo. La Nemesi pubblica aggiornamenti sul processo contro i fratelli Hernández per un attacco esplosivo contro la Gendarmeria cilena e, nello stesso tempo, segnala il processo per un attacco esplosivo a Tasikmalaya, in Indonesia, dichiarato “in solidarietà con Alfredo Cospito, Nikos Romanos e tutti i prigionieri anarchici”.
L’elemento decisivo non è la semplice informazione. È la saldatura. Un prigioniero italiano, un imputato greco, un attacco in Indonesia, una condanna in Cile: tutto entra nello stesso circuito di senso. (La Nemesi)
Fuori dall’Europa, questa rete selettiva si allarga senza perdere coerenza. La Palestina è il centro più evidente, ma non è l’unico. Nei loro materiali compaiono il Sudan, l’Indonesia, il Cile, non come crisi lontane, ma come luoghi in cui ritrovano lo stesso lessico di guerra, repressione, prigionia e resistenza.
Un testo come Sabotiamo la guerra e la repressione, diffuso in vista di un convegno a Viterbo, tiene insieme Gaza, Ucraina, il 41 bis, i procedimenti contro anarchici e il processo dell’Aquila contro presunti membri della resistenza palestinese, dentro un unico scenario in cui guerra esterna e guerra interna si rispecchiano. La Nemesi fa qualcosa di analogo, ma in forma più sparsa: materiali dal Cile, dall’Indonesia e dal Sudan compaiono accanto alle iniziative italiane su Cospito, sulle carceri e sulle ferrovie militarizzate. (Coordinamenta, La Nemesi)

Anche il Sudan entra in questa geografia elettiva. In una delle iniziative rilanciate da La Nemesi, una proiezione su Palestine Action compare accanto a una serata intitolata “Echi di rivolta dal Sudan”, con collegamento diretto con un compagno dal Sudan. Non è un accostamento decorativo.
È un modo di tenere insieme i fronti: dalla guerra alla repressione, dalla Palestina all’Africa orientale, dal carcere alla logistica militare. I luoghi non si sommano: si rispecchiano. (La Nemesi)
Questa geografia, però, non si tiene insieme solo perché tutti aderiscono alle stesse campagne. Si tiene insieme perché esiste una filiera continua di traduzione, rilancio e ripubblicazione. La Nemesi nasce già come spazio multilingue. Biblioteca Anarchica Disordine raccoglie e rimette in circolo bollettini e opuscoli. Zardins Magnetic’s Radio li trasforma in letture ad alta voce.
Un testo apparso su un sito viene ripreso da un circolo locale, poi da una radio, poi da un PDF più sistematico. È una comunicazione senza centro unico, ma non per questo debole. Passa per blog, biblioteche, radio, pamphlet, convocazioni locali, traduzioni. Non si limitano a darsi appuntamento: si costruiscono una lingua comune. (La Nemesi, Biblioteca Anarchica Disordine, Zardins Magnetic’s Radio, Coordinamenta)
È questa lingua che permette a un presidio davanti a un carcere italiano, a una proiezione su Palestine Action e a un processo greco di entrare nello stesso orizzonte emotivo e politico. La galassia anarchica radicale non guarda all’estero per aggiornarsi. Guarda all’estero per scegliersi dei parenti.
Le lotte internazionali vengono selezionate in base alla loro capacità di rafforzare una certa immagine del presente: il “mondo-guerra”, la repressione come prosecuzione della guerra, il carcere come trincea, le infrastrutture come bersagli simbolici, la tecnologia come dispositivo di dominio. Lo stesso testo diffuso da Coordinamenta lo dice senza giri di parole: la guerra è “il marchio del nostro tempo” e il 41 bis, la repressione e il fronte militare appartengono allo stesso scenario. (Coordinamenta)
È qui che cambiano anche i fatti italiani. Se il mondo è pensato in questo modo, allora il carcere di Cospito non è più un caso nazionale, ma una trincea della stessa guerra. Le ferrovie militarizzate non sono più solo infrastrutture, ma nodi della logistica bellica.
Una proiezione su Palestine Action a Carrara, Tradate o Cesena non è un semplice cineforum militante: è un modo per dire che il fronte britannico e quello italiano si parlano, che le azioni contro Elbit Systems e la lotta contro Leonardo o contro la militarizzazione dei trasporti appartengono allo stesso lessico politico. (Il Rovescio, La Nemesi)
Questa geografia ha un effetto preciso: rende le sconfitte locali meno definitive e le lotte locali meno provinciali. Se un compagno viene arrestato in Italia, la sua vicenda può essere subito ricollocata accanto a processi in Grecia, a scioperi della fame, a campagne per prigionieri in altri continenti.
Se una mobilitazione si spegne, resta comunque dentro una costellazione più ampia che le dà continuità. La forza simbolica di questa galassia sta anche qui: non nel numero, ma nella capacità di non sentirsi mai davvero isolata, perché ogni fronte può essere letto come frammento di un conflitto più vasto. (Il Rovescio, La Nemesi)
In questo senso Atene, Gaza o Londra non sono semplicemente più vicine di Milano. Sono più utili. Servono a spiegare a se stessi chi si è, che cosa si sta facendo, in quale guerra si crede di stare. Non è internazionalismo nel senso classico del termine. È una geografia selettiva, emotiva, operativa. Si scelgono i luoghi che confermano la propria immagine del mondo e li si trasformano in specchi.
Per questo la galassia anarchica radicale italiana, letta dall’interno, somiglia meno a una sottocultura nazionale che a una rete di fronti simbolici sparsi. E per capirla non basta più chiedersi da dove venga. Bisogna capire dove si sente di stare. (Il Rovescio, La Nemesi, Coordinamenta)



