In India Modi cancella 134 milioni di elettori dalle liste

In India quasi un elettore su sette è stato cancellato dalle liste nel corso della grande revisione nazionale avviata dalla Commissione elettorale. I nomi eliminati dalle bozze sono circa 133,7 milioni su un corpo elettorale che prima dell’operazione contava circa 970 milioni di iscritti. In termini percentuali significa oltre il 13,7 per cento dell’elettorato originario, una massa di persone superiore alla popolazione di molti grandi Paesi europei messi insieme.

La Commissione elettorale sostiene che l’operazione serva a eliminare duplicazioni, persone decedute, trasferimenti non registrati e iscrizioni irregolari. I dati disponibili mostrano però una procedura di dimensioni eccezionali: oltre 20 milioni di elettori sono stati classificati come morti, mentre circa 90 milioni sono finiti nella categoria “assenti, trasferiti e altri”. Altri milioni sono stati segnalati per incongruenze nei dati personali e nei registri.

La stessa Commissione elettorale ha dovuto successivamente avviare una campagna speciale per recuperare gli elettori “rimasti fuori” dopo che oltre 13 crore di nomi erano stati eliminati dalle bozze delle liste. È un dato politicamente rilevante perché mostra che la revisione non è un’operazione amministrativa chiusa e lineare: una parte consistente delle esclusioni deve ancora essere verificata o corretta.

La distribuzione territoriale delle cancellazioni è molto diseguale. A Delhi, per esempio, gli iscritti sono scesi da circa 14,5 milioni a 9,75 milioni nella bozza della nuova lista: una riduzione del 32,8 per cento. In Maharashtra si è passati da 97,8 milioni a 77,1 milioni, con un calo del 21,1 per cento. Sono percentuali molto superiori alla media nazionale e mostrano quanto l’impatto della revisione possa cambiare da uno Stato all’altro.

Il punto decisivo per capire chi rischia maggiormente l’esclusione non è però soltanto geografico. È sociale. La nuova procedura attribuisce al cittadino una parte molto maggiore dell’onere di dimostrare di avere diritto all’iscrizione. Per correggere un errore possono servire documenti, spostamenti, tempo e più accessi agli uffici. In un Paese caratterizzato da un’enorme mobilità interna del lavoro e da sistemi anagrafici non sempre omogenei, questo costo amministrativo non pesa allo stesso modo su tutti.

A essere più esposti sono i lavoratori precari, i migranti interni e chi dispone di meno documentazione. Una persona con reddito stabile, certificati facilmente reperibili e tempo per seguire una pratica burocratica ha maggiori possibilità di correggere un’esclusione. Un lavoratore pagato a giornata deve invece aggiungere al costo degli spostamenti quello della retribuzione persa. Il problema quindi non consiste nel fatto che l’algoritmo cancelli formalmente “i poveri”, ma che la povertà renda molto più difficile difendersi da una cancellazione sbagliata.

Politicamente, però, i ceti a basso reddito non costituiscono un blocco uniforme contro Narendra Modi. I dati del voto del 2024 mostrano una competizione molto serrata proprio tra gli elettori economicamente più deboli. Secondo il post-poll di Axis My India, tra le famiglie con una spesa mensile inferiore a 10.000 rupie il BJP raccolse il 36 per cento dei voti, il Congresso il 21 per cento, gli alleati del BJP il 7 per cento e quelli del Congresso il 21. Sommando le coalizioni, l’NDA arrivava quindi al 43 per cento e il fronte Congresso-alleati al 42 per cento.

Nella fascia immediatamente superiore, tra 10.001 e 20.000 rupie di spesa mensile, il BJP ottenne il 38 per cento, il Congresso il 22, gli alleati BJP il 7 e quelli del Congresso il 18. Anche qui il confronto tra le due aree politiche era ravvicinato: circa 45 per cento contro 40.

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Questi dati sono importanti perché impediscono una semplificazione: non si può sostenere che le cancellazioni colpiscano semplicemente “i voti dell’opposizione”. I poveri sono contendibili e il BJP conserva tra loro una quota molto rilevante di consenso. Proprio per questo la questione è più ampia: una procedura che richiede tempo, documenti e capacità di muoversi negli uffici rischia di comprimere il diritto di voto di una fascia sociale numericamente decisiva indipendentemente dalla preferenza politica.

Diversa è la situazione per la minoranza musulmana, circa 200 milioni di persone. Qui la distribuzione del voto è molto meno equilibrata. Secondo i dati Lokniti-CSDS sulle elezioni del 2024, circa il 65 per cento degli elettori musulmani votò per la principale formazione anti-BJP presente nel proprio territorio. L’affluenza musulmana fu del 62 per cento, contro il 66,1 per cento complessivo nazionale.

È proprio sull’impatto della revisione sui musulmani che si sono concentrate alcune delle contestazioni più gravi. Tre esperti incaricati dalle Nazioni Unite hanno chiesto chiarimenti all’India sulle accuse di discriminazione verso elettori musulmani e bengalesi durante la revisione delle liste.

In Jharkhand, un’inchiesta dell’Indian Express ha documentato richieste collettive di cancellazione presentate contro elettori in larga maggioranza appartenenti alla minoranza musulmana. In almeno quattro seggi, funzionari locali hanno rifiutato parte delle richieste giudicandole non genuine o proceduralmente irregolari. In Karnataka sono emersi altri casi di domande massive di eliminazione e sono state aperte indagini su centinaia di richieste contestate.

La manipolazione poltica consiste in circa 134 milioni di nomi rimossi da un corpo elettorale di 970 milioni, con punte territoriali superiori al 30 per cento e milioni di cittadini costretti a ricostruire documentalmente il proprio diritto di voto.

Il dato sociale è altrettanto netto. L’India ha un elettorato povero numericamente enorme e politicamente contendibile. Tra le famiglie più povere, nel 2024, i due principali blocchi erano separati da appena un punto percentuale secondo Axis My India. Tra i musulmani, invece, circa due elettori su tre si sono orientati verso forze avverse al BJP.

È quindi su due livelli che la revisione assume un peso politico. Il primo riguarda milioni di poveri, lavoratori precari e migranti per i quali anche una semplice procedura amministrativa può avere un costo materiale elevato. Il secondo riguarda minoranze che votano in larga misura contro il partito di governo e che, secondo inchieste giornalistiche e segnalazioni internazionali, risultano esposte in modo particolare ad alcune richieste di cancellazione.

La Commissione elettorale afferma che l’obiettivo è rendere le liste più accurate. Ma quando per farlo si cancellano in prima battuta quasi 134 milioni di nomi — più del 13 per cento degli iscritti — il problema non può più essere considerato soltanto tecnico. Diventa una questione di accesso al voto.

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