Il nuovo tentativo di scippo del TFR

di Emiliano Gentili e Federico Giusti – Centro studi politico-sindacale

Con la Legge di Bilancio il Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare, alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso destinato a indirizzare il Trattamento di Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione.

La novità? Dal 1° Luglio è divenuto quasi automatico il passaggio del TFR ai fondi di previdenza complementare, per cui d’ora in poi i neo-assunti dovranno decidere in fretta se lasciare il TFR in azienda (o al Fondo Tesoreria INPS, per le aziende che superano la soglia dimensionale prevista dalla legge, come vedremo più avanti) o indirizzarlo a un fondo pensione (quello previsto dal CCNL applicato in azienda), che a sua volta investirà le somme sul mercato.

Ci sono solamente sessanta giorni, dalla data della prima assunzione, per decidere i destini del proprio TFR. Sempre sei mesi, invece, per chi è stato già assunto in passato.

Ci sembra evidente che con questa decisione venga de facto imposta l’adesione ai fondi pensione. Si utilizza il truffaldino meccanismo del silenzio-assenso, che nei fatti nega il diritto di scelta o lo condiziona fortemente, e si trasformano i sindacati confederali in dei piazzisti dei fondi all’interno dei Consigli d’Amministrazione dei quali siedono con propri rappresentanti. Il tutto, a mero discapito di quel ruolo conflittuale che il sindacato dovrebbe avere.

Qualora, poi, nel CCNL non sia previsto un fondo pensione di riferimento, il TFR viene versato al fondo “Cometa”.
Ad oggi sono relativamente pochi i lavoratori iscritti ai fondi e ciò impedisce alle imprese di poter disporre di quella grande massa di capitale – fatta di montanti contributivi e TFR dei lavoratori – da investire per potenziare le filiere militari e hi-tech, come sta avvenendo in altri Paesi.

Per invogliare alla previdenza integrativa, dunque, il Governo metterà in campo contributi datoriali aggiuntivi (ma si guarda bene dal farlo con le pensioni pubbliche!) e tassazioni agevolate, però una volta scelto il fondo non sarà possibile fare marcia indietro: in sostanza si è prigionieri a vita e a vita legati ai destini del fondo stesso.

Si apre, infine, un altro problema: con la cooptazione di un maggior numero di lavoratori nei fondi pensione si verrà a determinare un calo del gettito contributivo che affluisce nelle casse dell’INPS e che serve a pagare le pensioni pubbliche.

Il Governo sta quindi lavorando per vincolare all’obbligo di versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS anche i lavoratori delle piccole aziende: nell’immediato la disposizione è stata estesa alle imprese che prima erano piccole – e che pertanto sono tuttora escluse dall’obbligo – ma che, negli anni, hanno aumentato il numero di dipendenti.

Il tutto potrebbe far migrare al Fondo INPS un totale stimato di 2,5 milioni di lavoratori. Una cifra destinata ad aumentare, perché dal 2032 la soglia dimensionale aziendale sotto la quale non è dovuto il versamento del TFR al Fondo INPS scenderà da 60 a 40 dipendenti.

di Emiliano Gentili e Federico Giusti – Centro studi politico-sindacale