Il crollo di Scampia e le macerie dei valori di coesione sociale

Le macerie del solaio che “è venuto giù” non sono quelle di mattoni e cemento armato. I detriti sono quelli che pesano sulla coscienza di chi non ha fatto nulla per evitare non l’incidente, ma situazioni di simile degrado.

Scampia o Caivano o tanti altri epicentri di disperazione sono stati il palcoscenico su cui la peggior politica ha ritenuto di sfilare nel più farisaico approccio ai problemi della gente che facilmente si dimentica di rappresentare.

I morti e i feriti dello sprofondamento del ballatoio, la gente rimasta senza casa, l’inevitabile appesantirsi di una atmosfera irrespirabile: potremmo elencare una infinità di dettagli a descrizione di un evento molto più simbolico di quanto si creda.

Addolora l’indifferenza istituzionale, fa arrabbiare (e non poco) il finto interessarsi giusto il tempo per la ripresa televisiva e la dichiarazione alla stampa impossibilitata a far domande. Mai come adesso ci si aspetterebbero risposte e non le solite affermazioni assertive a senso unico.

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La colpa da attribuire a chi prima non ha fatto niente e la ritrita solfa della mancanza di risorse finanziarie direi che è il caso di archiviarle tout court. Lasciamo stare “quelli che ci hanno preceduto”: chi ora è al timone del Paese lo deve anche all’incapacità dei pregressi titolari del potere, perché in Italia non si vota a favore di qualcuno ma a castigo di chi si ritiene abbia tradito le aspettative.

E questa considerazione suoni come monito a chi crede di andare esente da un futuro ciclico crucifige, ma soprattutto sproni a giocare il secondo tempo della partita di Governo con energia e professionalità in grado di ribaltare l’attuale risultato che prelude una meritata retrocessione.

Depennata la scusa dei predecessori, sarebbe il caso di prepararsi a cestinare la giustificazione della carenza di fondi.

Il PNRR probabilmente potrebbe contenere quattro soldi da impiegare in opere vicine alle esigenze di chi è stato meno fortunato. Non è solo una questione di edilizia popolare, ma un investimento in termini sociali e di sicurezza.

Chi siede sugli scranni parlamentari (e non esita a vituperare gli “antenati”) provi a dare un’occhiata al Piano Fanfani degli anni Sessanta e tiri due somme sul numero di unità immobiliari realizzate dando fiato ad una Nazione in affanno.

Guardato serenamente il passato, si pensi con sincerità se negli anni a venire varrà più aver dato casa a chi non se la può permettere o aver solcato lo Stretto di Messina in una manciata di minuti per poi mettersi in coda alla fine del ponte.

Umberto Rapetto Generale GdF – Fondatore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico

“Stazione di Piscinola Scampia” by Yeagvr is marked with CC0 1.0.