Ad Haiti, la violenza raggiunge livelli sempre più estremi. Il recente massacro a Cité Soleil, uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, ne è un tragico esempio. Il 6 e 7 dicembre, sotto ordine del capobanda Monel “Mikano” Felix, 180 persone, prevalentemente anziani, sono state brutalmente assassinate con coltelli e machete.
La presunta motivazione? La pratica del Vodoo, accusata da Felix di aver causato la malattia del figlio, deceduto poco prima. Questo genocidio silenzioso, avvenuto nel molo Jeremie, ha trovato il silenzio come complice: la banda controlla la connessione Internet, impedendo la diffusione delle informazioni.
Il potere attraverso il terrore
L’orrore diffuso ad Haiti non è casuale, ma una manifestazione di potere brutale, come spiega l’antropologa Rita Segato. La crudeltà estrema diventa un messaggio: non c’è logica militare o politica, solo la dimostrazione di chi può imporre la sua volontà sul corpo innocente. Questo fenomeno si ripete da anni nel paese, dove oltre 4.500 persone sono state uccise solo nel 2024.

Le missioni internazionali inadeguate
Le bande, come Viv Ansamn guidata da Jimmy Chérizier, alias “Barbecue”, operano impunemente, mentre la missione di polizia internazionale guidata dal Kenya, finanziata dagli Stati Uniti, si dimostra inefficace. Invece di ridurre la violenza, l’intervento sembra alimentare ulteriori escalation. Gli Stati Uniti, sostenuti da Human Rights Watch, spingono per trasformare la missione in un’operazione ufficiale di mantenimento della pace dell’ONU, ma il veto di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza blocca l’iniziativa.
Le proposte di Human Rights Watch
Human Rights Watch propone un cambio di paradigma nelle operazioni internazionali ad Haiti. L’organizzazione sottolinea l’importanza di non ripetere gli errori del passato, suggerendo l’inclusione attiva delle organizzazioni haitiane per i diritti umani. L’obiettivo non è solo la sicurezza militare, ma anche lo sviluppo di un’infrastruttura costituzionale. Questo approccio mira a dare al paese strumenti per ricostruire la propria governance e affrontare le radici della violenza.
Prospettive per Haiti
La violenza delle bande non è solo una questione interna. I paesi vicini temono l’instabilità regionale, mentre la comunità internazionale fatica a trovare una risposta efficace. Human Rights Watch invita a guardare oltre le misure di emergenza, adottando soluzioni che integrino sicurezza, diritti umani e ricostruzione istituzionale. Solo un approccio inclusivo e sostenibile potrà spezzare il ciclo di violenza e disperazione che soffoca Haiti da decenni.
Il massacro di Cité Soleil è l’ennesimo segnale di una crisi che richiede risposte immediate e innovative. Haiti ha bisogno non solo di aiuti, ma di essere coinvolta nella costruzione di un futuro che restituisca dignità ai suoi cittadini.



