Ghost Guns: l’ombra delle armi invisibili sul mercato globale

L’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, ha scosso gli Stati Uniti, non solo per l’efferatezza del crimine ma anche per il tipo di arma utilizzata: una pistola stampata in 3D, comunemente nota come “ghost gun”. Luigi Mangione, il presunto colpevole, avrebbe usato una “Chairmanwon V1”, un’arma che combina componenti stampati con parti metalliche reperibili sul mercato. Questo evento riaccende i riflettori su un fenomeno in crescita: la produzione domestica di armi letali attraverso tecnologie di stampa 3D.

Che cos’è una ghost gun?
Le ghost guns sono armi da fuoco assemblate senza numeri di serie e, quindi, non tracciabili. Grazie alle stampanti 3D, chiunque disponga di un progetto digitale (spesso reperibile illegalmente online) può stampare parti dell’arma utilizzando materiali plastici o polimerici. Questi componenti vengono poi integrati con parti metalliche acquistabili legalmente, come canne e otturatori. L’assenza di registrazione rende queste armi particolarmente appetibili per il mercato clandestino e gli ambienti criminali.

Un mercato clandestino in espansione
Il mercato delle ghost guns è alimentato da due fattori principali: l’accessibilità della tecnologia e il suo costo relativamente basso. Una stampante 3D di fascia media può costare tra 200 e 500 euro, mentre i materiali per produrre i componenti essenziali sono facilmente reperibili a prezzi contenuti. La produzione domestica di una ghost gun può richiedere un investimento complessivo di circa 1.000 euro, molto meno rispetto al prezzo medio di un’arma acquistata sul mercato nero.

Questa economicità ha reso le ghost guns particolarmente diffuse negli Stati Uniti, dove le leggi sulla produzione domestica di armi variano da stato a stato. Solo nel 2023, le forze dell’ordine statunitensi hanno registrato un aumento esponenziale nel sequestro di queste armi, spesso legate ad atti criminali. Anche in Europa, sebbene i numeri siano inferiori, il fenomeno sta crescendo. In Italia, ad esempio, la legislazione vieta la produzione non autorizzata di armi, ma la difficoltà nel tracciare queste attività rende complessa l’applicazione delle norme.

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Armi invisibili: un pericolo globale
L’uso di ghost guns non è una novità. Negli ultimi anni, sono state coinvolte in numerosi episodi di violenza, dai crimini individuali agli attacchi terroristici. La loro natura non tracciabile complica le indagini forensi. A differenza delle armi tradizionali, le ghost guns possono non lasciare segni distintivi sui bossoli espulsi, rendendo quasi impossibile risalire all’arma utilizzata. Inoltre, la possibilità di sostituire i componenti stampati in 3D aggiunge un ulteriore livello di anonimato.

Leggi e regolamenti: un mosaico di differenze
Negli Stati Uniti, la regolamentazione varia in base agli stati: alcuni richiedono la registrazione delle ghost guns, mentre altri permettono la produzione domestica senza controlli significativi. In Europa, la normativa è generalmente più restrittiva, ma l’accessibilità dei progetti digitali online rappresenta una minaccia crescente. L’Italia, in particolare, adotta una linea dura contro la produzione e il possesso di armi non autorizzate, ma l’aumento della diffusione di stampanti 3D pone nuove sfide per le autorità.

Casi celebri di armi in 3D
L’arma utilizzata da Luigi Mangione nel recente omicidio del CEO di UnitedHealthcare non è un caso isolato. Negli Stati Uniti, le ghost guns sono state coinvolte in numerosi episodi di violenza. Un caso emblematico è l’arresto di Peter Celentano nella contea di Genesee, New York, nell’ottobre 2024. Celentano è stato accusato di possesso illegale di mitragliatrici, molte delle quali realizzate con componenti stampati in 3D. Le autorità hanno scoperto numerosi componenti per armi stampati in 3D, tra cui telai per pistole e ricevitori inferiori in stile AR modificati per funzionare come armi automatiche.

Le autorità europee stanno segnalando un aumento nell’uso di armi stampate in 3D. Nel 2021, in Germania, un estremista di destra usò una ghost gun per un attacco in un’università, ferendo gravemente quattro persone. Nel 2022 Europol ha sequestrato in Spagna un intero laboratorio dedicato alla produzione di ghost guns, che forniva armi a gruppi criminali organizzati. In Italia, pur con numeri più ridotti, le indagini hanno portato alla scoperta di piccole reti di produzione clandestina.

Il 31 maggio 2024, la Digos di Roma ha arrestato il ventenne Gianmarco Fiacchi per fabbricazione e possesso di armi illegali. Fiacchi, vicino a ideologie neonaziste, usava una stampante 3D per creare armi artigianali. Sequestrati una pistola 3D, munizioni, materiali per ulteriori armi e contenuti razzisti e violenti che diffondeva su Telegram.

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