Etiopia nel caos: massacro ad Amhara e scontro con l’Egitto

Massacri di civili, conflitti etnici, sfollamenti di massa, tensioni con i vicini e un giro di vite sempre più severo sulla libertà di stampa. Nel cuore del Corno d’Africa, l’Etiopia sta vivendo un nuovo, drammatico capitolo della sua lunga instabilità, con un governo che appare sempre più accerchiato—dentro e fuori dai confini.

Birakat, un altro massacro: la guerra civile in Amhara
L’ultima testimonianza di un conflitto brutale arriva da Birakat, nella regione di Amhara, dove il 31 marzo 2025 le forze federali hanno giustiziato almeno 46 civili, secondo un’inchiesta del The Economist. Donne, anziani e bambini sarebbero stati trascinati fuori casa e uccisi dopo un attacco subito da parte delle milizie Fano.

Non si tratta di un episodio isolato. Dal 2023, il conflitto aperto tra l’esercito federale e le milizie amariche—un tempo alleate durante la guerra del Tigrai—ha causato oltre 15.000 morti, migliaia di arresti arbitrari, scuole distrutte, medici incarcerati e più di quattro milioni di sfollati, secondo le stime di Nazioni Unite e Croce Rossa.

Il governo di Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace nel 2019, non ha mai riconosciuto ufficialmente le violenze sistematiche, ma le denunce di ONG e giornalisti descrivono uno scenario da “guerra sporca” che ricalca quanto già visto durante la sanguinosa campagna militare contro il Tigrai tra il 2020 e il 2022.

Le ombre dell’Egitto: tensioni in Somalia e sul Mar Rosso
A complicare ulteriormente il quadro interno si aggiungono le crescenti tensioni con l’Egitto. Il capo delle forze armate etiopi, feldmaresciallo Berhanu Jula, ha recentemente lanciato l’allarme al Parlamento di Addis Abeba: “Ci sono forze straniere in Somalia il cui intento strategico solleva serie preoccupazioni per la stabilità dell’Etiopia.”

Il riferimento, pur non esplicito, è chiaro. Nell’agosto 2024, Il Cairo ha siglato un accordo di cooperazione militare con la Somalia, che prevede il dispiegamento di fino a 10.000 soldati egiziani, metà dei quali operativi al di fuori del mandato africano. Secondo Addis Abeba, questa mossa è parte di una strategia egiziana di contenimento geopolitico, che si affianca al lungo contenzioso sulla Grande Diga della Rinascita (GERD), ritenuta dagli egiziani una minaccia al loro approvvigionamento idrico.

“Aankomst van vluchtelingen in kamp Dolo Ado” by Giro555SHO is licensed under CC BY-ND 2.0.

La tensione è aumentata anche dopo che l’Etiopia ha firmato, nel gennaio 2024, un memorandum d’intesa con il Somaliland che le garantisce accesso al Mar Rosso. Il governo somalo ha definito l’accordo “una violazione della propria sovranità” e ha richiamato il proprio ambasciatore. Solo un intervento diplomatico della Turchia ha temporaneamente raffreddato gli animi, ma la crisi resta irrisolta.

Giornalisti nel mirino: il caso Tesfalem Woldeyes
In parallelo, il governo etiope ha inasprito la sua repressione contro la stampa indipendente. Il giornalista Tesfalem Woldeyes, caporedattore del quotidiano Ethiopia Insider, è detenuto dall’8 giugno 2025, nonostante tre diversi tribunali abbiano ordinato il suo rilascio su cauzione.

Arrestato da agenti in borghese, Tesfalem è accusato di diffusione di false informazioni, secondo una legge del 2020 che consente al governo un’ampia discrezionalità nel definire “disinformazione”. Non è la prima volta che il giornalista finisce in carcere: nel 2014 fu imprigionato con accuse infondate di terrorismo, e nel 2021 fu brevemente arrestato dopo aver partecipato a un evento culturale Oromo.

L’arresto ha suscitato forti reazioni tra le organizzazioni per i diritti umani, che denunciano una sistematica erosione dello spazio civico e della libertà di espressione in Etiopia. Diverse ONG e gruppi internazionali chiedono ai partner internazionali del Paese di condizionare gli aiuti al rispetto dei diritti fondamentali.

Economia in crisi, inflazione fuori controllo
L’instabilità interna e le spese militari hanno avuto ricadute pesanti anche sull’economia. L’inflazione reale ha superato il 30%, mentre il governo continua a indebitarsi per sostenere gli sforzi bellici. I tagli alla cooperazione internazionale—come quelli imposti dagli Stati Uniti alla missione Usaid in Tigrai—hanno aggravato una crisi umanitaria che coinvolge oggi oltre 700.000 sfollati solo in quella regione.

Una pace ancora lontana
La fine formale del conflitto con il Tigrai, sancita dall’accordo di Pretoria, non ha portato la stabilità promessa. L’Etiopia è oggi un mosaico frammentato di alleanze instabili, tensioni etniche, rivalità regionali e repressioni autoritarie. Una nazione in bilico tra disintegrazione e militarizzazione, in cui la pace resta, per milioni di civili, un’illusione ancora troppo lontana.

“Somali Refugees in Ethiopia” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.