“Definizioni vaghe di terrorismo, uso improprio dei tribunali militari, arresti arbitrari e violazioni sistematiche contro i minori.” È questo il durissimo bilancio tracciato da Ben Saul, Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nella lotta al terrorismo, al termine di una missione ufficiale di dieci giorni in Somalia.
Nel corso della visita, effettuata dal 10 al 20 maggio 2025, l’esperto ha raccolto prove e testimonianze che disegnano un sistema repressivo che rischia di minare i diritti fondamentali della popolazione civile, in nome della sicurezza. “Riconosco gli sforzi delle autorità somale per contrastare il terrorismo, ma l’attuale approccio legale e operativo rischia di compromettere lo stato di diritto”, ha dichiarato Saul.
Secondo il rapporto preliminare, la Somalia adotta leggi antiterrorismo eccessivamente ampie, che includono anche condotte non violente, e prevede la pena di morte per reati che non comportano omicidio intenzionale, in contrasto con il diritto internazionale. I tribunali militari, utilizzati per giudicare i sospetti terroristi, mancano di indipendenza e non garantiscono il giusto processo. Saul ha parlato anche di detenzioni preventive prolungate, assenza di difesa legale, maltrattamenti e sparizioni forzate.
Gravissima la situazione dei minori: l’esperto riferisce casi diffusi di reclutamento forzato da parte dei gruppi armati, mutilazioni, violenze sessuali e tratta di esseri umani. Altrettanto preoccupante è l’uso di milizie claniche affiancate all’esercito nazionale, senza un adeguato quadro giuridico di riferimento.
Le leggi sul finanziamento del terrorismo, ha aggiunto Saul, rischiano inoltre di bloccare gli aiuti umanitari e di ostacolare il lavoro di media e organizzazioni civili. L’Onu chiede riforme immediate, programmi di riabilitazione per ex membri di Al-Shabaab, supervisione indipendente sull’operato delle forze di sicurezza e governance inclusiva.

“Questo è un momento critico per la Somalia”, ha dichiarato Saul. “Serve una risposta internazionale continua, non l’abbandono.” Il suo rapporto completo sarà presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel marzo 2026.
Un paese sospeso tra guerra e collasso umanitario
Le parole del relatore arrivano in un momento estremamente fragile per la Somalia. Il governo centrale combatte da anni una guerra contro il gruppo jihadista Al-Shabaab, che controlla ancora vaste aree rurali del sud e del centro del paese. Gli attacchi nella capitale Mogadiscio restano frequenti, mentre l’insicurezza dilaga anche nelle aree teoricamente sotto controllo governativo.
A questo si aggiungono crisi convergenti: carestie cicliche, sfollamenti di massa, violenza intercomunitaria e una drammatica scarsità di risorse. Secondo le Nazioni Unite, oltre 8 milioni di somali hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria.
Il sistema giudiziario è paralizzato, la corruzione dilaga, e le milizie claniche riempiono i vuoti lasciati dallo Stato. In questo contesto, l’antiterrorismo non sembra più uno strumento per proteggere la popolazione, ma una leva di controllo spesso opaca, con pesanti ricadute sui diritti umani.
L’Onu chiede che la lotta al terrorismo non diventi un pretesto per derogare alle tutele fondamentali: «La sicurezza è un diritto, ma senza diritti non c’è vera sicurezza».



