Etiopia completa diga sul Nilo: scontro con Egitto e Sudan

Giovedì 3 luglio, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato davanti al parlamento di Addis Abeba il completamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la diga più grande d’Africa e una delle opere idroelettriche più controverse degli ultimi decenni. L’inaugurazione è prevista per settembre.

Con i suoi 1.800 metri di lunghezza e 175 metri di altezza, la diga trattiene un bacino da 74 miliardi di metri cubi d’acqua e promette di generare oltre 6.000 megawatt di elettricità, raddoppiando la capacità produttiva etiope. Dal 2022 la diga ha iniziato a generare energia, ma ora è finalmente a pieno regime. Abiy Ahmed la presenta come lo strumento per tirare fuori milioni di etiopi dalla povertà e trasformare il paese in un hub energetico regionale.

La sfida diplomatica: acque condivise o conflitto permanente?

Il completamento dell’opera è una vittoria politica interna per Abiy, ma un terremoto diplomatico per la regione. L’Egitto, che dipende dal Nilo per il 97% delle sue risorse idriche, considera il GERD una minaccia esistenziale. Il Sudan teme sia un impatto negativo sulla sicurezza idrica che possibili danni strutturali. Nonostante anni di negoziati sotto l’egida degli Stati Uniti, dell’Unione Africana e dell’ONU, non esiste un accordo vincolante sul riempimento e la gestione della diga, soprattutto in caso di siccità.

Davanti ai parlamentari, Abiy ha ribadito la narrativa etiope: “Restiamo impegnati a garantire che la nostra crescita non avvenga a spese dei nostri fratelli e sorelle egiziani e sudanesi”. Ma queste parole non bastano a dissipare i dubbi: quanto acqua l’Etiopia rilascerà a valle nei periodi di emergenza? Chi deciderà?

Di Rasta55 – Rasta55, CC BY-SA 1.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26949657

Un successo energetico, ma a quale prezzo?

La diga ha un enorme potenziale energetico, ma secondo molti esperti è sovradimensionata rispetto ai flussi stagionali del Nilo Azzurro. La portata dei mesi secchi potrebbe impedire alla diga di funzionare a pieno regime per gran parte dell’anno.

Dal punto di vista ambientale e sociale, il progetto ha già causato lo sfollamento di circa 20.000 persone e solleva interrogativi sulla stabilità geologica dell’area. Inoltre, senza una gestione condivisa, il rischio è che le stagioni secche diventino più dure per chi vive a valle, aggravando tensioni già latenti tra Etiopia, Sudan ed Egitto.

Geopolitica del Nilo: un futuro incerto

L’Etiopia rivendica il diritto di utilizzare le proprie risorse naturali per lo sviluppo interno, ma l’Egitto e il Sudan richiamano trattati coloniali che attribuiscono loro quote privilegiate delle acque del Nilo. Finora, nessuna delle parti è riuscita a imporre una soluzione duratura.

La diga rischia così di diventare un simbolo di orgoglio nazionale etiope ma anche un detonatore geopolitico regionale. Abiy Ahmed invita tutti all’inaugurazione di settembre, ma è probabile che Il Cairo e Khartoum declinino l’invito.

Progresso condiviso o nuova “guerra dell’acqua”?

Il completamento del GERD è senza dubbio un traguardo storico per l’Etiopia, ma la sua gestione definirà il futuro della regione. Senza un accordo vincolante, resta aperto il rischio di una crisi idrica internazionale.

Abiy Ahmed parla di “energia condivisa e acqua condivisa”, ma finché l’unico paese a controllare la diga sarà l’Etiopia, per Egitto e Sudan queste parole resteranno solo retorica. Il Nilo Azzurro, da risorsa comune, rischia di trasformarsi nel teatro della prossima grande crisi africana.