Etiopia ed Egitto alla guerra dell’acqua: tensioni sulla diga Gerd

Il Corno d’Africa è attualmente una delle regioni più fragili e instabili del mondo, attraversata da tensioni geopolitiche e conflitti latenti. La competizione per il controllo delle risorse idriche, in particolare il Nilo e il Mar Rosso, gioca un ruolo fondamentale in questo scenario.

Recentemente, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha promesso che entro la fine dell’anno saranno operative sette turbine del Gerd, la grande diga sul Nilo Azzurro, con una capacità di stoccaggio prevista di 71 milioni di metri cubi d’acqua.

Tuttavia, Egitto e Sudan vedono con grande preoccupazione queste mosse, poiché temono che l’Etiopia possa ridurre il flusso d’acqua senza un accordo vincolante che regoli la distribuzione.

Il clima, in particolare le frequenti siccità, complica ulteriormente la situazione. Questa crisi ha recentemente portato a un accordo di cooperazione militare tra Egitto e Somalia, suggellato durante un incontro al Cairo tra il presidente egiziano al-Sisi e il suo omologo somalo Hassan Sheikh Mohamud.

Il patto include il dispiegamento di truppe egiziane in Somalia e lungo il confine con l’Etiopia, rafforzando così un’alleanza strategica che mira anche a contrastare il Somaliland, autoproclamatosi indipendente e sostenuto da Addis Abeba.

L’intesa tra l’Etiopia e il governo del Somaliland, che prevede il riconoscimento della regione separatista e la concessione di terre per una base navale, ha suscitato aspre reazioni da parte del governo somalo.

Questo crescente intreccio di alleanze e rivalità ha già provocato la sospensione sine die di colloqui previsti tra Etiopia e Somalia, segno di una situazione che potrebbe degenerare in breve tempo.

Nel frattempo, la situazione in Sudan resta drammatica: dallo scorso aprile, il conflitto tra l’esercito del generale al-Burhan e le forze paramilitari di Hemeti ha causato oltre 20.000 morti e ha sfollato milioni di persone. In Sud Sudan, inoltre, le elezioni sono state posticipate di due anni, mantenendo il paese in una costante instabilità dal 2011.

Le tensioni nel Corno d’Africa rischiano di trasformarsi in un conflitto su vasta scala, con il rischio concreto che la prima “guerra dell’acqua” esploda in una regione che necessita disperatamente di pace e stabilità.

Di Rasta55 – Rasta55, CC BY-SA 1.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26949657

Gli attori chiave, Abiy Ahmed da un lato e al-Sisi dall’altro, si preparano a difendere le rispettive posizioni, mentre la comunità internazionale sembra disinteressata a prevenire una crisi che potrebbe avere conseguenze devastanti per tutto il continente africano.

La cosiddetta “guerra dell’acqua” tra Etiopia, Egitto e Sudan è legata principalmente alla costruzione della Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), iniziata nel 2011 sul Nilo Azzurro, principale affluente del Nilo.

Questa diga, con una capacità di stoccaggio di 74 miliardi di metri cubi d’acqua, è destinata a diventare la più grande infrastruttura idroelettrica dell’Africa. Quando sarà completamente operativa, la GERD potrebbe produrre fino a 6.450 megawatt di energia, trasformando l’Etiopia in un importante esportatore di elettricità.

Il punto critico è che l’Egitto e il Sudan, paesi a valle, dipendono fortemente dal Nilo per la loro sopravvivenza. Il Nilo fornisce circa il 90% delle risorse idriche dell’Egitto, e il riempimento rapido del bacino della GERD minaccia di ridurre drasticamente il flusso d’acqua verso il paese, con possibili conseguenze su agricoltura, approvvigionamento idrico e sicurezza alimentare.

Nel corso degli anni, vari round di negoziazioni tra Etiopia, Egitto e Sudan non hanno portato a un accordo definitivo. L’Egitto teme che il riempimento del bacino senza una gestione coordinata possa portare a una crisi idrica, mentre l’Etiopia rivendica il suo diritto sovrano di sviluppare le proprie risorse idriche.

Uno studio dell’International Crisis Group stima che, senza un accordo, il rischio di un conflitto armato tra Etiopia e Egitto potrebbe aumentare significativamente, coinvolgendo anche Sudan e altri paesi vicini.

A peggiorare la situazione, le frequenti siccità nella regione e i cambiamenti climatici potrebbero rendere ancora più scarsa la risorsa idrica, acuendo le tensioni. Si parla dunque di una “guerra dell’acqua” non solo per il controllo delle risorse, ma anche per la sopravvivenza economica e sociale di milioni di persone lungo il bacino del Nilo.

Questo scenario è aggravato dalle alleanze che si stanno delineando nella regione: l’Egitto ha rafforzato i legami militari con la Somalia e potrebbe utilizzare queste relazioni per esercitare pressione sull’Etiopia.

A sua volta, Addis Abeba ha stretto un patto con il Somaliland, rivendicando così un accesso al mare e nuove influenze geopolitiche. La mancanza di un accordo internazionale sul riempimento della diga potrebbe quindi essere il catalizzatore di una crisi di portata regionale, se non globale.

Foto Flickr Palazzo Chigi