Quando si parla di “libertà economica e d’impresa” ci si riferisce alla capacità di individui e aziende di operare, investire, crescere e innovare con il minimo intervento statale, in un contesto favorevole alle attività economiche.
Uno studio recente condotto da Confcommercio Genova e l’Istituto Bruno Leoni ha analizzato 112 capoluoghi di provincia e città metropolitane italiane, valutandoli in base a parametri che misurano la vivacità economica, la gestione del bilancio pubblico, il livello di tassazione locale e l’efficienza del sistema giudiziario.
Bolzano, Vicenza e Cuneo sono risultate le città italiane più favorevoli alla libertà economica, con punteggi di 100, 99 e 98 rispettivamente. Questi centri si distinguono per una combinazione di elevata densità imprenditoriale, capacità di attrarre forza lavoro e una gestione rigorosa delle risorse pubbliche.
A Bolzano, ad esempio, l’indebitamento pubblico è solo l’1% del PIL pro capite, e la pressione fiscale è tra le più basse del Paese. Cuneo vanta un numero straordinario di imprese pro capite, con quasi una attività per abitante. Questi risultati sono il frutto di un sistema economico locale solido e di un’efficiente amministrazione pubblica.
In fondo alla classifica, troviamo Isernia, Catania e Napoli. Sebbene non si tratti di città completamente prive di dinamismo economico, presentano gravi difficoltà nella gestione del bilancio pubblico e un elevato livello di pressione tributaria.

Il numero di imprese e di lavoratori rispetto alla popolazione è molto basso, dando l’impressione di una condizione di stagnazione economica. L’alto debito pubblico e l’inefficienza nella riscossione delle tasse aggravano ulteriormente la situazione.
La Liguria si posiziona in una fascia intermedia, con Genova che occupa l’82° posto, mentre Savona si distingue come il capoluogo ligure con la migliore performance (23° posto), seguita da La Spezia (45°) e Imperia (63°).
Secondo il report, Genova soffre di un’elevata tassazione delle attività economiche, accompagnata da un bilancio pubblico gravato da un vasto debito. Nonostante alcuni aspetti positivi, come la gestione dei tempi della giustizia civile, la città non riesce ad attrarre nuove imprese e a promuovere uno sviluppo economico che possa valorizzare le sue eccellenze.
Lo studio ha costruito l’indice di libertà economica basandosi su quattro aree principali: l’efficienza della macchina municipale (spesa e debito pubblico), la vitalità economica (imprese e lavoro), la tassazione locale e l’efficienza della giustizia. Questi parametri permettono di valutare il grado di libertà economica e d’impresa in ciascuna città, mettendo in luce le aree di forza e debolezza.
Lo studio evidenzia come alcune città italiane siano riuscite a creare contesti particolarmente favorevoli alla crescita economica e imprenditoriale. Nel 2024, l’indice complessivo di libertà economica per l’Italia ha registrato un valore di 60 punti su 100, con un leggero calo rispetto ai 62 punti dell’anno precedente.
Questo indice valuta la libertà economica in vari settori, come la libertà d’impresa, la libertà fiscale, e la libertà di commercio e investimenti. L’Italia si colloca dunque leggermente al di sopra della media globale di 59 punti, ma resta lontana dai livelli di paesi più liberi economicamente. Le aree in cui il paese soffre maggiormente includono la libertà fiscale, che registra uno dei punteggi più bassi a causa dell’alto livello di tassazione e dell’inefficiente gestione del debito pubblico.
D’altro canto, settori come la libertà d’impresa e il commercio sono relativamente più dinamici, con punteggi rispettivamente di 78 e 79 punti. Questi dati indicano che l’Italia continua ad avere difficoltà nel creare un ambiente favorevole agli investimenti e alla crescita economica, frenata da una gestione del debito pubblico e una pressione fiscale che limitano le opportunità imprenditoriali.
Tuttavia, alcuni settori, come quello commerciale e imprenditoriale, offrono ancora margini di manovra, dimostrando che con adeguate riforme, il paese potrebbe migliorare la propria posizione nel contesto globale.



