Ecosistema Urbano 2024: Reggio Emilia al top, divario Nord-Sud ancora evidente
Diogenenews 29/10/2024: Nel 2024, la classifica di Ecosistema Urbano, che valuta le performance ambientali di 106 capoluoghi italiani in cinque categorie (aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente), vede Reggio Emilia al primo posto, seguita da Trento, che lo scorso anno era in testa, e da Parma. Rimane invariato il divario geografico, con le prime 12 posizioni occupate da città del Nord, mentre le città del Sud sono principalmente nelle posizioni più basse. Napoli e Palermo sono rispettivamente quartultima e quintultima, con Catania che chiude la classifica. Unica eccezione positiva al Sud è Cosenza, che si piazza al 13° posto. La 31ª edizione del rapporto, realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, introduce alcuni cambiamenti metodologici, tra cui un nuovo indicatore legato alla variazione del consumo di suolo e l’uso dei dati delle centraline Arpa per la qualità dell’aria. Inoltre, sono allo studio nuovi parametri, come quello sugli eventi climatici estremi, che verranno implementati nei prossimi anni. A causa di queste novità, non è possibile un confronto diretto con l’anno precedente: il calo della media dei punteggi, passata dal 56,4 al 55,8, potrebbe essere dovuto ai nuovi criteri di valutazione.
Quest’anno, solo Reggio Emilia supera la soglia di 80 punti, grazie anche a quattro bonus ottenuti per l’efficienza in alcune aree specifiche. In totale, 45 città hanno ottenuto almeno un bonus, con una prevalenza al Nord (28), seguite dal Centro (4) e dal Sud e Isole (13). Trento, pur senza bonus, si conferma sul podio. La qualità dell’aria è migliore nel Sud, con L’Aquila in testa per la bassa incidenza di PM10 e Ragusa che registra valori “buoni”. Tuttavia, oltre due terzi dei capoluoghi italiani presentano livelli di qualità dell’aria giudicati “insufficienti” o “scarsi”. Nel settore idrico, l’indicatore più importante insieme alla raccolta differenziata, si registra un lieve miglioramento a livello nazionale, con una dispersione scesa dal 36,6% al 36,3%. Il trasporto pubblico continua a migliorare, trainato da Milano, e ci sono segnali positivi anche per la mobilità sostenibile, con un aumento delle piste ciclabili e delle isole pedonali. La raccolta differenziata cresce ulteriormente, passando dal 62,7% al 64,2%, con Ferrara in testa. I rifiuti prodotti per abitante sono diminuiti leggermente, da 516 a 513 kg. Note negative arrivano dall’aumento del consumo di suolo (+7,9 mq per abitante rispetto al 2017) e dal maggior numero di auto in circolazione, che colloca l’Italia in fondo alle classifiche europee. Nonostante il primato per le infrastrutture ciclabili, Reggio Emilia ha anche una delle più alte percentuali di auto in circolazione, con 88 auto ogni 100 abitanti. Il sindaco Marco Massari ha dichiarato che è necessario un cambiamento culturale per favorire l’uso delle piste ciclabili e migliorare il trasporto pubblico. Parma, anch’essa sul podio, è stata inclusa tra le 100 città europee impegnate a raggiungere le “zero emissioni” entro il 2030. Il sindaco Michele Guerra ha sottolineato l’importanza del contratto climatico di città, che coinvolge 46 partner privati oltre alle realtà pubbliche. (Diogenenews 29/10/2024)
Texas: Data center AI dovranno costruire centrali elettriche per sostenere il consumo energetico
Diogenenews 29/10/2024: Il crescente consumo energetico dei data center dedicati all’intelligenza artificiale continua a sollevare preoccupazioni, soprattutto quando tali impianti consumano più energia di intere città. Dal Texas arriva una proposta destinata a far discutere: per costruire un data center per l’AI, si dovrà anche provvedere alla costruzione di una centrale elettrica che lo alimenti. Thomas Gleeson, presidente della Public Utility Commission of Texas, ha sottolineato i rischi associati alla costruzione di nuovi data center vicino alle centrali elettriche esistenti. Il rischio è che questi impianti assorbano tutta l’energia prodotta, compromettendo la disponibilità di risorse per le altre utenze. In Texas, infatti, ci sono stati già episodi in cui le città hanno dovuto lottare per mantenere attive le forniture elettriche a causa dell’enorme richiesta energetica dei data center e della crescita economica. «Non possiamo permetterci di perdere risorse dal nostro sistema, soprattutto alla luce delle proiezioni di aumento del carico», ha affermato Gleeson durante la conferenza della Gulf Coast Power Association ad Austin, dove l’intelligenza artificiale è stata al centro del dibattito. Un esempio è quello di Amazon Web Services, che a marzo ha deciso di investire 650 milioni di dollari per un campus di data center in Pennsylvania, collegato alla centrale nucleare di Susquehanna. Anche Constellation Energy sta pianificando di riattivare la centrale nucleare di Three Mile Island, vendendo tutta l’energia prodotta a Microsoft. Gleeson ha inoltre annunciato che i nuovi data center che desiderano connettersi alla rete del Texas dovranno garantire parte della loro energia, costruendo centrali elettriche proprie entro 12-15 mesi. Le aziende coinvolte, molte delle quali sono tra le più ricche al mondo, possono finanziare senza problemi la costruzione di nuove centrali. Secondo Gleeson, un’opzione potrebbe essere quella di creare impianti che producano più energia di quella necessaria ai data center, con la possibilità di vendere l’eccedenza alla rete. «Saremmo felici di accettare tale surplus», ha aggiunto. Questa idea proveniente dal Texas potrebbe presto trovare terreno fertile anche altrove. In Irlanda, ad esempio, il consumo energetico dei data center ha già superato quello complessivo delle abitazioni, portando la rete elettrica vicina al collasso. Le soluzioni non possono tardare. (Diogenenews 29/10/2024)
Regioni italiane investono miliardi nella piattaforma UE per tecnologie strategiche
Diogenenews 29/10/2024: Le regioni italiane hanno risposto positivamente alla proposta della Commissione Europea di destinare fino al 15% dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali alla piattaforma Step (Strategic Technologies for Europe Platform), volta a promuovere lo sviluppo di tecnologie innovative strategiche per l’UE. Dei 6 miliardi di euro complessivi dirottati verso Step, metà proviene dall’Italia, con un contributo significativo delle regioni del Mezzogiorno e dal Programma nazionale Ricerca e Innovazione del Ministero del Made in Italy. In particolare, cinque regioni del Sud – Sicilia, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna – hanno destinato oltre 2 miliardi di euro a Step. La Sicilia ha stanziato 615 milioni di euro, la Campania 581, la Puglia 471, la Calabria 264 e la Sardegna 166. Il Programma nazionale Ricerca ha aggiunto 558 milioni, pari al 10% del totale. Altre regioni italiane coinvolte includono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria, con ulteriori contributi previsti per il futuro. La piattaforma Step è compatibile con diversi programmi e fondi europei, come Horizon, InvestEU, i fondi di coesione e il PNRR, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo delle catene del valore europee in tre settori chiave: tecnologie digitali, tecnologie pulite e biotecnologie. Le regioni del Sud hanno visto Step come un’opportunità per attrarre grandi imprese e accelerare la spesa dei fondi strutturali europei. Tra i vantaggi, Step consente un prefinanziamento fino al 30% e l’assenza di cofinanziamento nazionale per le agevolazioni alle imprese, rendendo più semplice l’accesso ai fondi e favorendo la realizzazione di progetti di ampio respiro. La Calabria, ad esempio, ha investito oltre 264 milioni di euro nelle tecnologie digitali, mentre la Campania ha stanziato circa 100 milioni di euro per il quantum computing. La Puglia, dal canto suo, ha lasciato aperte diverse opzioni per future allocazioni di fondi, senza ancora delimitare settori specifici sotto l’ombrello Step. Infine, il Programma nazionale Ricerca ha già attivato mini contratti di sviluppo con una dotazione di 300 milioni di euro per sostenere investimenti tra i 5 e i 20 milioni nelle regioni meno sviluppate, con contributi a fondo perduto che vanno dal 35% per le grandi imprese al 55% per le PMI. (Diogenenews 29/10/2024)
Stellantis sotto accusa per delocalizzazione: scontro su elettrificazione e investimenti
Diogenenews 29/10/2024: Il settore automobilistico sta attraversando una fase di transizione ecologica, con l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e adattarsi alle nuove normative, in particolare quelle europee, che mirano a produrre veicoli a emissioni zero. Dopo decenni di motori a combustione interna, i produttori stanno investendo in nuove tecnologie, con l’auto elettrica in netto vantaggio. Tuttavia, anche l’idrogeno e altri carburanti alternativi sono presi in considerazione per raggiungere obiettivi simili. Questo cambiamento ha comportato ingenti investimenti per le case automobilistiche, che hanno dato vita a fusioni e partnership strategiche. Tra i principali esempi, la fusione tra FCA (guidata da FIAT) e il Gruppo PSA ha portato alla nascita di Stellantis, con sede nei Paesi Bassi. Tuttavia, Stellantis è stata oggetto di critiche sia da parte del governo italiano sia di Confindustria, accusata di aver delocalizzato la produzione, riducendo i posti di lavoro in Italia. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha dichiarato che gli investimenti dovrebbero concentrarsi in Italia piuttosto che all’estero, un’osservazione che ha provocato reazioni nella holding. Stellantis ha risposto sottolineando che il mercato è guidato dalla domanda, e che la produzione dipende dagli ordini ricevuti. Inoltre, l’azienda ha evidenziato le difficoltà economiche legate all’elettrificazione, chiedendo maggiori incentivi statali per rendere i veicoli elettrici più accessibili ai consumatori. Nel suo ultimo piano strategico, Stellantis prevede di investire 50 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, ribadendo di aver già investito 2 miliardi all’anno in Italia negli ultimi anni. L’azienda ha anche ricordato l’importanza dei suoi stabilimenti italiani, tra cui Stla Medium a Melfi, Stla Large a Cassino e il Battery Technology Centre di Torino. Sul fronte opposto, Orsini ha espresso riserve sull’elettrificazione, affermando che non dovrebbe essere imposta per legge e che le tecnologie devono essere accessibili a tutti. Ha inoltre suggerito di rallentare la spinta verso i veicoli elettrici, una posizione condivisa da altri in passato. L’Europa ha fissato il 2035 come data limite per la vendita di motori a combustione interna, ma c’è la possibilità che questa scadenza venga posticipata a causa della domanda ancora debole in alcuni Paesi. (Diogenenews 29/10/2024)
Italia al terzo posto in Europa per trasmissione intergenerazionale della povertà
Diogenenews 29/10/2024: La povertà in Italia sembra essere un’eredità pesante: ben il 34% degli italiani segnala che una situazione finanziaria familiare difficile nel passato incide oggi sul rischio di povertà. Questo dato, rilevato da Eurostat, è nettamente superiore alla media europea, che si ferma al 20%. La situazione è peggiorata rispetto al periodo pre-pandemia, quando il 30,7% segnalava il rischio di povertà, con un miglioramento solo per il 15,9%. L’Italia si posiziona al terzo posto nella classifica stilata da Eurostat sul rischio di trasmissione intergenerazionale della povertà. Il report evidenzia che il 20% degli adulti italiani (tra i 25 e i 59 anni) a rischio povertà nel 2023 proviene da famiglie con difficoltà economiche durante la loro adolescenza. In confronto, solo il 12% degli adulti a rischio povertà ha dichiarato di provenire da famiglie con una buona situazione economica a 14 anni. Eurostat sottolinea che le condizioni economiche familiari durante l’adolescenza influenzano fortemente la qualità della vita in età adulta. Solo Romania e Bulgaria registrano tassi di rischio di trasmissione della povertà più alti dell’Italia. In Bulgaria, il 48,1% degli adulti che hanno vissuto difficoltà economiche familiari a 14 anni si trova oggi a rischio di povertà, rispetto al 14,4% di coloro che provengono da famiglie con buone condizioni finanziarie. La Romania segue con il 42,1% contro il 14,6%. L’Italia, con il 34% rispetto al 14,4%, si colloca al terzo posto. In Danimarca, la situazione è opposta: qui, la provenienza da una famiglia svantaggiata non ha inciso sul rischio di povertà in età adulta, con l’8,5% degli adulti a rischio povertà rispetto all’8,9% di coloro che provenivano da famiglie benestanti. Simili risultati si registrano in Slovenia e Finlandia, dove le differenze tra i due gruppi sono state minime. (Diogenenews 29/10/2024)
Povertà in Francia: lo studio di Oliver Wyman mostra i costi e i benefici di un’azione mirata
Diogenenews 29/10/2024: Uno studio realizzato da Oliver Wyman, su richiesta del collettivo ALERTE (che include 35 associazioni come Azione contro la Fame e Medici del Mondo), ha rivelato dati sorprendenti sul costo della povertà in Francia. Intitolato “Lotta alla povertà: un investimento sociale redditizio”, lo studio dimostra che combattere la povertà attraverso finanziamenti mirati sarebbe vantaggioso sia per le persone coinvolte che per l’economia del Paese. Secondo le analisi, la povertà pesa sulla Francia per quasi 119 miliardi di euro all’anno, con 51 miliardi di spese dirette e 67 miliardi legati agli effetti indiretti dell’inerzia. Questi includono mancati introiti fiscali e “esternalità negative” come costi aggiuntivi per la sanità e la sicurezza. Lo studio stima che la criminalità legata alla povertà costi 14 miliardi di euro all’anno. La ricerca ha inoltre dimostrato che l’inazione costa di più rispetto a investimenti mirati. Un’ipotesi suggerisce che con un investimento di 8 miliardi di euro all’anno, i risultati sarebbero tangibili entro dieci anni, con un potenziale aumento del PIL dello 0,5%. Oliver Wyman ha impiegato due mesi per completare questa missione pro bono, mobilitando un team di consulenti. Il rapporto, pubblicato il 9 ottobre, è stato presentato alle autorità francesi, compreso il ministro della Solidarietà Paul Christophe, con l’obiettivo di avviare un dibattito pubblico e spingere il governo a intraprendere politiche più incisive contro la povertà. (Diogenenews 29/10/2024)
Belgio in ritardo nella lotta alla povertà generazionale, peggiori risultati rispetto ai vicini
Diogenenews 29/10/2024: Secondo gli ultimi dati di Eurostat, il Belgio registra un grave ritardo nella lotta contro la povertà generazionale, quella condizione in cui la povertà si tramanda di generazione in generazione. Il Paese mostra risultati peggiori rispetto ai suoi vicini e persino rispetto ad alcune nazioni dell’ex blocco orientale, come la Slovacchia. I giovani belgi cresciuti in famiglie con una buona situazione finanziaria hanno un rischio del 7,7% di cadere in povertà, ma per quelli provenienti da contesti già difficili, la percentuale sale al 20,1%. Il divario tra i due gruppi è di 12,4 punti percentuali, ben oltre la media europea di 7,6 punti. La Bulgaria presenta la differenza più marcata, con un divario di 33,7 punti percentuali, seguita da Romania (27,5 punti), Italia (19,6 punti), Ungheria (12,5 punti) e Belgio. I Paesi vicini, come Paesi Bassi (3,3 punti) e Francia (2 punti), mostrano performance decisamente migliori. Anche la Slovacchia (9,8 punti) e la Polonia (4,2 punti) superano il Belgio nella lotta alla povertà generazionale. (Diogenenews 29/10/2024)
Partnership tra ShafDB e BRVM per finanziare alloggi sostenibili in Africa
Diogenenews 29/10/2024: La Shelter Afrique Development Bank (ShafDB), una banca multilaterale panafricana per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano, ha firmato un memorandum d’intesa con la Bourse Régionale des Valeurs Mobilières (BRVM), la borsa regionale dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA), per mobilitare capitali destinati a progetti di alloggi a prezzi accessibili in tutta l’Africa. Secondo il comunicato stampa, l’accordo mira a creare un quadro di collaborazione per affrontare il crescente deficit abitativo nel continente, che attualmente supera i 53 milioni di unità. La partnership si concentrerà su strumenti finanziari innovativi, come obbligazioni verdi e fondi comuni di investimento immobiliare (REIT), per incentivare investimenti nel settore dell’edilizia sostenibile. Durante la cerimonia della firma, tenutasi a Washington DC in occasione degli incontri del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, il direttore generale di BRVM, Edoh Kossi Amenounve, e il direttore generale di Shelter Afrique, Thierno-Habib Hann, hanno sottolineato l’importanza di questa collaborazione. Hann ha dichiarato: “Con un deficit abitativo in Africa che supera i 53 milioni di unità, questa partnership è cruciale per mobilitare i capitali necessari a finanziare progetti abitativi accessibili e sostenibili.” Anche Amenounve ha evidenziato l’importanza dell’accordo, affermando: “Questa collaborazione contribuirà a promuovere i mercati dei capitali e a sostenere lo sviluppo sostenibile nella regione UEMOA.” Tra le principali aree di collaborazione, l’emissione di obbligazioni per finanziare progetti abitativi, l’uso di obbligazioni verdi e di genere, e la mobilitazione di capitali attraverso fondi immobiliari sono elementi centrali. Entrambe le organizzazioni si impegneranno anche a scambiare conoscenze e fornire assistenza tecnica per promuovere obiettivi comuni nel settore immobiliare africano. (Diogenenews 29/10/2024)
Nuova tecnologia di nanofiltrazione rivoluziona l’estrazione del litio da fonti difficili
Diogenenews 29/10/2024: Un team di ricercatori del Monash Suzhou Research Institute e dell’Università del Queensland ha sviluppato una nuova tecnologia di nanofiltrazione, chiamata EALNF (nanofiltrazione sciolta assistita da EDTA), che consente di estrarre litio da acqua salata di bassa qualità con elevati livelli di magnesio. Come riportato da PV Magazine e confermato in un articolo pubblicato su Nature, questa innovazione permette di recuperare fino al 90% del litio, quasi il doppio rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre, i tempi di estrazione sono stati notevolmente ridotti, passando da anni a poche settimane. Secondo i ricercatori, una parte significativa del potenziale globale di litio proviene da fonti considerate difficili da trattare, come le saline ad alta quota, che sono rimaste perlopiù inutilizzate a causa di limitazioni tecniche. Fino al 75% delle riserve di litio mondiali si trova in acque salate che finora non erano sfruttabili a causa della difficoltà nel separare il litio dal magnesio presente in quantità elevate. La tecnologia, spiegano gli scienziati, utilizza l’acido etilendiamminotetraacetico (EDTA) come agente chelante per isolare il litio dai minerali, inclusi quelli a base di magnesio, con un’efficienza del 90%. Zhikao Li, uno dei principali ricercatori del progetto, ha sottolineato che questa tecnica, oltre a migliorare il recupero del litio, produce anche acqua dolce e magnesio come sottoprodotti, senza consumare risorse idriche aggiuntive. Ciò la rende particolarmente adatta per l’estrazione in aree remote, dove le condizioni estreme e la scarsità di infrastrutture hanno finora limitato l’utilizzo di tecnologie tradizionali. “Con questa tecnologia”, ha dichiarato Li, “le saline ad alta quota possono ora diventare fonti di litio commercialmente sostenibili, contribuendo in modo significativo alla catena di approvvigionamento globale”. (Diogenenews 29/10/2024)
Le emissioni dell’1% più ricco aggravano povertà e crisi climatica, secondo Oxfam
Diogenenews 29/10/2024: Le elevate emissioni di carbonio prodotte dall’1% più ricco del mondo stanno contribuendo in modo significativo all’aggravarsi della fame, della povertà e delle morti premature. Questo è quanto emerge da un rapporto di Oxfam, che evidenzia come il consumo eccessivo dei super-ricchi, alimentato da jet privati, yacht di lusso e investimenti in settori inquinanti, stia rendendo più difficile limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C. L’analisi di Oxfam rivela che, se tutti gli abitanti del pianeta emettessero gas serra allo stesso ritmo di un miliardario medio, il budget di carbonio rimanente per mantenere l’aumento della temperatura sotto i 1,5°C si esaurirebbe in meno di due giorni, contro i quattro anni previsti ai tassi attuali. Il gruppo anti-povertà ha invitato i governi, in vista di eventi chiave come il bilancio del Regno Unito, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e il vertice sul clima Cop29, a tassare i super-ricchi per ridurre i loro consumi e finanziare la transizione verso un’energia più pulita. Il rapporto di Oxfam sottolinea che i cinquanta miliardari più ricchi producono più emissioni di carbonio in meno di tre ore rispetto a un cittadino britannico medio in tutta la sua vita. In un solo anno, questi individui effettuano in media 184 voli in jet privati, emettendo tanto carbonio quanto una persona media ne produrrebbe in 300 anni. Anche i loro yacht di lusso generano un’impronta di carbonio enorme, equivalente a quella che una persona media produrrebbe in 860 anni. Emblematici sono i casi di Jeff Bezos, i cui jet privati hanno emesso in 12 mesi la stessa quantità di CO2 che un dipendente medio di Amazon produrrebbe in 207 anni, e di Elon Musk, i cui due jet hanno generato emissioni pari a quelle di una persona media in 834 anni. Oltre ai consumi personali, le emissioni derivanti dagli investimenti dei super-ricchi rappresentano una minaccia ancora più grande. Gli investimenti dei miliardari nello studio di Oxfam erano concentrati in settori ad alta intensità di emissioni, come petrolio, estrazione mineraria e cemento, e i loro portafogli erano mediamente il doppio più inquinanti rispetto a un investimento nel principale indice azionario statunitense. Oxfam sottolinea che proprio gli investimenti rappresentano l’area con il maggior potenziale di miglioramento. Se i miliardari spostassero i loro investimenti verso fondi a bassa intensità di carbonio, le loro emissioni legate agli investimenti si ridurrebbero di 13 volte. Infine, il rapporto prevede conseguenze mortali della disuguaglianza di carbonio: si stima che tra il 2015 e il 2019, l’1% più ricco del mondo, con redditi superiori a 140.000 dollari, sarà responsabile di circa 1,5 milioni di decessi aggiuntivi nel prossimo secolo a causa delle emissioni di gas serra. (Diogenenews 29/10/2024)


