Diogene – Agenzia 25/09/2024

Eurobarometro: gli europei chiedono energia più accessibile e maggiore indipendenza

Diogenenews 25/09/2024: Secondo un’indagine di Eurobarometro, i cittadini dell’Unione Europea sostengono in larga parte la politica energetica portata avanti dall’Ue negli ultimi cinque anni e chiedono un rafforzamento del coordinamento a livello comunitario per rendere l’energia più accessibile. Il report evidenzia che il 77% degli intervistati ritiene che l’Ue debba avere un ruolo di coordinamento più incisivo in materia di energia, mentre il 79% concorda sul fatto che gli obiettivi climatici europei stimoleranno la creazione di posti di lavoro e attireranno investimenti nel settore dell’energia pulita. Inoltre, il 76% degli intervistati ritiene che le politiche europee aiuteranno a ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche, e il 69% si aspetta una riduzione delle bollette per famiglie e imprese. Per raggiungere questi obiettivi, il 62% degli europei suggerisce di diversificare le fonti energetiche, puntando sulle rinnovabili, mentre il 54% sostiene la necessità di risparmiare energia. Per quanto riguarda il futuro della politica energetica dell’Ue, il 40% dei cittadini intervistati ha indicato come priorità la necessità di garantire prezzi dell’energia più accessibili, mentre il 33% propone investimenti in tecnologie innovative e il 30% invita a concentrarsi sulla riduzione dei consumi energetici. Tra le misure che hanno apportato un valore aggiunto negli ultimi anni, il 35% ha menzionato il sostegno agli investimenti nelle energie rinnovabili, seguito dal 27% che ha citato le tecnologie innovative. Infine, oltre tre quarti degli intervistati (77%) dichiarano di aver modificato le proprie abitudini per ridurre il consumo di energia negli ultimi cinque anni, con il 27% che ha cambiato la caldaia e il 22% che ha installato pannelli solari. Guardando avanti, la maggioranza chiede all’Ue di promuovere misure a sostegno delle famiglie in difficoltà economica (53%) e di ridurre il consumo energetico (50%), nonché di incentivare la produzione e l’uso di energia rinnovabile. (Diogenenews 25/09/2024)


Migranti: da inizio anno sbarcate 47.455 persone sulle nostre coste

Diogenenews 25/09/2024: Sono finora 47.455 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 133.070 mentre nel 2022 furono 69.644. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di ieri mattina. Nella giornata di ieri sono state 620 le persone registrate in arrivo sulle nostre coste che hanno fatto salire a 5.449 il totale delle persone arrivate via mare in Italia a settembre. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 19.209, mentre nel 2022 furono 13.533. Dei quasi 47.500 migranti sbarcati in Italia nel 2024, 9.459 sono di nazionalità bengalese (20%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (8.153, 17%), Tunisia (6.337, 13%), Egitto (2.887, 6%), Guinea (2.551, 5%), Pakistan (1.691, 4%), Eritrea (1.517, 3%), Sudan (1.375, 3%), Mali (1.179, 3%), Gambia (1.176, 3%) a cui si aggiungono 11.130 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. (Diogenenews 25/09/2024)


Libano: l’escalation del conflitto minaccia la vita di oltre 345.000 bambini vicino al confine

Diogenenews 25/09/2024: Secondo Save the Children, decine di bambini risultano tra le vittime degli attacchi israeliani che hanno colpito ieri il Libano meridionale e orientale, causando centinaia di morti e migliaia di feriti. Le operazioni militari hanno terrorizzato la popolazione, portando alla chiusura di tutte le scuole e costringendo molte famiglie a fuggire in cerca di sicurezza. L’organizzazione avverte che l’escalation della violenza mette a rischio la vita di oltre 345.000 bambini nelle aree vicino al confine. “Il nostro peggior incubo si sta avverando”, ha dichiarato Jennifer Moorehead, direttrice di Save the Children in Libano, sottolineando che dall’ottobre scorso i bambini vivono nella costante paura di una guerra imminente, e che l’intensificazione delle ostilità ha trasformato le loro vite. I bombardamenti hanno colpito quartieri densamente popolati, mentre scioperi e distruzioni stanno spingendo le famiglie a cercare rifugio. Alcuni operatori riferiscono di avere familiari intrappolati nel sud del Paese a causa delle strade danneggiate. L’escalation ha costretto alla chiusura tutte le scuole del Libano, colpendo circa 1,5 milioni di bambini. Alcuni edifici scolastici nelle città principali sono stati aperti come rifugi temporanei. Moorehead ha sottolineato la vulnerabilità di chi sta fuggendo, tra cui donne, bambini e rifugiati già sfollati da mesi, e ha lanciato un appello per il rispetto del diritto internazionale umanitario e per l’immediata protezione dei civili. Save the Children, attiva in Libano dal 1953, sta fornendo assistenza a circa 60.000 persone, tra cui 24.000 bambini, distribuendo beni di prima necessità, supporto psicosociale, e materiali didattici per le famiglie colpite dalla crisi. (Diogenenews 25/09/2024)


Transizione auto: la Commissione Ue conferma la revisione al 2026, ma cresce il sostegno per anticiparla al 2025

Diogenenews 25/09/2024: a Commissione europea ritiene che la revisione prevista per il 2026 delle norme Ue sullo stop alla produzione di auto a benzina e diesel entro il 2035 sia “per ora adeguata”. Un portavoce della Commissione ha ribadito che il processo verso il 2035 deve essere “graduale” e che sono già in corso “significativi lavori per creare le condizioni necessarie per la transizione”. La legislazione attuale include una clausola di revisione fissata per il 2026, con tutti gli strumenti già a disposizione per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni. L’Italia, attraverso il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ha proposto di anticipare al 2025 la revisione delle norme, guadagnando il sostegno di altri Paesi europei. Urso ha sottolineato che lasciare imprese e consumatori nell’incertezza fino al 2026 sarebbe dannoso per l’industria automobilistica europea e ha definito l’anticipazione come una soluzione di “buon senso”. Il ministro ha inoltre evidenziato il crescente consenso intorno alla proposta italiana, sostenuta anche dal vicecancelliere tedesco Robert Habeck, il quale ha dichiarato il suo appoggio alla revisione anticipata degli standard di emissione di CO2. Urso presenta ufficialmente oggi il piano italiano a Bruxelles, incontrando gli europarlamentari e partecipando a un meeting sull’automotive promosso dalla presidenza ungherese. Il giorno successivo, la proposta sarà discussa al Consiglio competitività dell’Ue. (Diogenenews 25/09/2024)


L’Onu suggerisce di abbandonare il Pil come misura primaria del progresso

Diogenenews 25/09/2024: Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite avverte che affidarsi esclusivamente alla crescita economica per combattere la povertà globale è un’illusione. In un recente rapporto, Olivier De Schutter, relatore speciale dell’ONU su povertà estrema e diritti umani, ha definito “pericolosa” l’idea che l’aumento del Pil possa risolvere disuguaglianze e garantire benessere. Secondo De Schutter, questa ideologia, promossa da economisti e politici, ignora il fatto che la ricchezza generata dalla crescita rimane concentrata nelle mani di pochi, senza arrivare alle fasce più povere della popolazione. Il rapporto mette in luce come le attuali politiche economiche stiano danneggiando gravemente l’ambiente, con conseguenze devastanti su scala globale. L’aumento del Pil è spesso legato a un consumo insostenibile di risorse naturali, con l’estrazione di materie prime che è triplicata dal 1970, e si prevede un ulteriore incremento del 60% entro il 2060, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Questo sfruttamento ha contribuito a superare sei dei nove confini planetari, tra cui quelli legati al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità. De Schutter sostiene che la crescita economica non è un prerequisito per garantire i diritti umani. Anzi, essa ha spesso alimentato le disuguaglianze e la crisi climatica. Il 75% delle terre emerse e il 66% delle aree oceaniche sono già stati alterati significativamente dalle attività umane, con oltre un milione di specie minacciate di estinzione. Questo scenario richiede un cambiamento radicale nelle strategie economiche globali. L’ONU suggerisce di abbandonare il Pil come misura primaria del progresso, incoraggiando i governi a concentrarsi invece sul benessere sociale e sui diritti umani. De Schutter critica anche l’idea di “crescita verde”, sostenendo che non ci sono prove sufficienti che dimostrino la possibilità di dissociare la crescita economica dall’impatto ambientale. La sfida, secondo il rapporto, è quella di sviluppare un’economia che riduca la sua dipendenza dalla crescita e promuova uno sviluppo sostenibile in termini sociali e ambientali. Per affrontare la povertà in modo efficace, De Schutter propone misure come la ristrutturazione del debito dei Paesi più poveri, l’aumento delle tasse sulle grandi ricchezze e l’investimento nei servizi pubblici. Queste politiche potrebbero aiutare a creare un modello economico più equo, capace di rispondere ai bisogni delle popolazioni più vulnerabili e di rispettare i limiti ambientali. (Diogenenews 25/09/2024)


Francia: La lista nera dei media di Bernard Arnault denunciata da decine di associazioni di giornalisti

Diogenenews 25/09/2024: Una quarantina di associazioni di giornalisti hanno protestato questo lunedì contro la presunta creazione di una lista nera dei media da parte del miliardario Bernard Arnault, proprietario del colosso del lusso LVMH. Tra i media esclusi figurano testate come Médiapart, L’Informé e Le Canard enchaîné. Secondo quanto riportato da La Lettre, Arnault avrebbe imposto un “divieto assoluto” di comunicazione verso sette media, vietando qualsiasi interazione da parte del gruppo LVMH, che oltre a marchi come Louis Vuitton e Dior possiede anche testate giornalistiche come Les Echos e Le Parisien. Le accuse, non smentite dal gruppo LVMH, hanno scatenato una reazione tra le redazioni giornalistiche. In un comunicato congiunto, associazioni e redazioni come quelle di Le Monde, Libération, Le Figaro, e le redazioni nazionali di France Télévisions, TF1 e Radio France, hanno espresso solidarietà ai media colpiti, difendendo il ruolo della stampa come garante dell’informazione indipendente. I giornalisti denunciano come il presunto divieto sia una minaccia alla libertà di stampa e potenzialmente illegale, in quanto cerca di aggirare le normative a protezione degli informatori. Le associazioni ribadiscono che il compito della stampa non è quello di veicolare comunicazioni ufficiali, ma di informare in modo indipendente, sottolineando come questa funzione sia cruciale per la democrazia. (Diogenenews 25/09/2024)


Guerra prolungata in Israele: economia in recessione, settori chiave in crisi

Diogenenews 25/09/2024: L’economia israeliana sta affrontando una crisi senza precedenti a causa del prolungarsi del conflitto iniziato il 7 ottobre. Secondo l’economista Jacques Bendelac, professore emerito dell’Università Ebraica di Gerusalemme, il Paese è sull’orlo di una recessione, una condizione che non si vedeva da vent’anni. La guerra ha colpito duramente l’economia, già indebolita nel 2023 dalle tensioni politiche legate alla riforma giudiziaria promossa dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Nel quarto trimestre del 2023, il Pil israeliano ha subito un calo del 21% su base annua, e sebbene abbia recuperato del 14,4% nei primi mesi del 2024, la crescita è rallentata drasticamente nel secondo trimestre (+0,7%). La guerra, la più lunga che Israele abbia affrontato dal 1948, ha portato le principali agenzie di rating a declassare il debito del Paese, nonostante Israele rimanga considerato un mutuatario solido. Fitch ha evidenziato come il conflitto a Gaza possa durare fino al 2025, con il rischio di un’estensione ad altri fronti. Netanyahu ha risposto sottolineando la solidità dell’economia israeliana, affermando che il declassamento è una conseguenza della guerra su più fronti, ma ha espresso fiducia in una ripresa dopo la vittoria. Nel frattempo, settori chiave dell’economia, come il turismo, l’edilizia e l’agricoltura, stanno soffrendo gravemente. I cantieri a Tel Aviv sono fermi, e il divieto d’ingresso per i lavoratori palestinesi della Cisgiordania occupata ha aggravato la carenza di manodopera. Prima della guerra, circa 100.000 palestinesi lavoravano in Israele, soprattutto nell’edilizia e nell’agricoltura, ma ora solo 8.000 di loro sono occupati in settori definiti essenziali. Il turismo ha registrato un crollo drastico, con meno di 500.000 visitatori da gennaio a luglio, rispetto ai dati degli anni precedenti. L’aumento del costo della vita e il rallentamento economico hanno spinto molte famiglie israeliane verso la povertà. Organizzazioni come Pitchon-Lev hanno più che raddoppiato le loro attività per fornire assistenza a nuove fasce di popolazione, tra cui giovani famiglie e riservisti evacuati dal nord del Paese, dove i combattimenti con Hezbollah sono quotidiani. Bendelac osserva che, mentre alla fine di ogni guerra c’è una ripresa economica, quanto più questo conflitto si protrae, tanto più difficile e lenta sarà la ripresa per Israele. (Diogenenews 25/09/2024)


Google contribuisce con 16 miliardi di dollari alla crescita economica africana nel 2023

Diogenenews 25/09/2024: Nel 2023, Google ha avuto un impatto notevole sulle economie africane, contribuendo con circa 16 miliardi di dollari. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’uso diffuso dei servizi digitali dell’azienda da parte di imprese, creatori di contenuti, sviluppatori e ONG nella regione. Il rapporto “Digital Opportunity for Sub-Saharan Africa” evidenzia il ruolo chiave di Google nell’accelerare la crescita economica attraverso l’ecosistema digitale, migliorando la produttività e rilanciando diversi settori. Google ha facilitato l’adozione di strumenti digitali su larga scala nel continente, formando oltre sei milioni di persone con competenze digitali, aprendo loro le porte al mercato del lavoro tecnologico. Piattaforme come YouTube hanno inoltre offerto ai creatori di contenuti africani nuove opportunità di monetizzazione, contribuendo alla crescita dell’economia creativa. Le iniziative tecnologiche, come il potenziamento della connettività grazie ai cavi sottomarini, hanno migliorato l’accesso a Internet in aree remote, stimolando la crescita delle PMI e delle startup. Oltre al suo contributo tecnologico, Google gioca un ruolo cruciale nel promuovere l’inclusione digitale e favorire l’innovazione locale. Il miglioramento dell’accesso a Internet e il sostegno all’ecosistema imprenditoriale digitale continueranno a essere motori di sviluppo economico per l’Africa nei prossimi anni. (Diogenenews 25/09/2024)


Three Mile Island torna operativo: Microsoft utilizzerà energia nucleare per l’AI

Diogenenews 25/09/2024: Nel 1979, la centrale nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania fu teatro del più grave incidente nucleare negli Stati Uniti, con una fusione parziale del nucleo del reattore II. Mentre il reattore I ha continuato a funzionare fino al 2019, è stato successivamente chiuso per motivi economici. Tuttavia, la struttura potrebbe tornare operativa per alimentare data center legati all’intelligenza artificiale (AI), come riportato dal Washington Post. Tra gli acquirenti, spicca Microsoft, che intende utilizzare questa energia per sostenere i suoi progetti legati all’AI. Microsoft, che ha promosso l’idea dell’intelligenza artificiale come soluzione per ridurre le emissioni e utilizzare meno risorse, sta affrontando il problema del grande consumo di energia richiesto per addestrare e gestire questi sistemi. Si stima che, entro il 2030, i data center – che già nel 2022 rappresentavano circa l’1,5% della domanda energetica globale – aumenteranno significativamente il loro consumo. Microsoft ha in progetto la costruzione di un gigantesco data center da 5 gigawatt, in collaborazione con OpenAI, la società dietro ChatGPT. L’energia necessaria per alimentare questi data center è enorme: basti pensare che il nuovo centro di Microsoft richiederebbe l’equivalente della fornitura elettrica per 3,7 milioni di case negli Stati Uniti. Anche altre grandi aziende tecnologiche, come Amazon e Google, stanno cercando soluzioni energetiche sostenibili per i loro data center, investendo in energie alternative come la fusione nucleare. Tuttavia, le preoccupazioni sulla sostenibilità dell’AI non si limitano all’energia. Sebbene le aziende del settore vantino l’uso di energia “verde”, spesso questa proviene da certificati di energia rinnovabile acquistati da impianti distanti, mentre nella realtà i data center potrebbero continuare a fare affidamento su fonti fossili. Nel caso di Three Mile Island, l’energia prodotta non verrà consegnata direttamente a Microsoft, ma immessa nella rete elettrica regionale. Rimangono inoltre questioni da risolvere, come la riattivazione del reattore, che richiede l’approvazione dell’Autorità di regolamentazione nucleare degli Stati Uniti. Mentre l’energia nucleare è considerata priva di emissioni durante la produzione, restano dibattiti aperti sulle sue implicazioni ambientali, incluse le emissioni legate alla costruzione delle centrali e alla gestione dei rifiuti radioattivi. Nonostante ciò, l’energia nucleare è vista da molti come una soluzione per fornire elettricità continua ai data center, soprattutto fino a quando l’energia rinnovabile e le tecnologie di stoccaggio non saranno pienamente sviluppate. Oltre all’energia nucleare, Microsoft, come molte altre aziende tecnologiche, collabora anche con compagnie petrolifere per ottimizzare la produzione di combustibili fossili, sollevando domande sull’effettiva sostenibilità delle sue operazioni. Anche Amazon ha fatto mosse simili, acquistando un data center alimentato al 100% da energia nucleare, e altre aziende, tra cui Google e Microsoft, investono attivamente in start-up nel settore della fusione nucleare. Nonostante le critiche, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare diversi aspetti della società, dall’efficienza aziendale ai progressi nella ricerca, anche se il suo sviluppo rimane strettamente legato al consumo di risorse energetiche. (Diogenenews 25/09/2024)


Argentina: tre milioni di nuovi poveri nel 2023, povertà al 52%

Diogenenews 25/09/2024: Secondo le ultime stime, l’Argentina ha visto un drastico aumento della povertà dall’inizio del 2023, con circa tre milioni di persone che sono scese sotto la soglia di povertà. Gli esperti indicano che la povertà ha raggiunto il 52% nella prima metà dell’anno, un balzo significativo rispetto al 41,7% registrato nel 2023, il dato più alto dal 2004. Questo aumento è stato attribuito principalmente all’inflazione e alla recessione che hanno colpito duramente il potere d’acquisto delle famiglie argentine, con un impatto particolarmente forte nei primi mesi dell’anno. L’Observatorio de la Deuda Social (ODSA) dell’Università Cattolica Argentina ha rilevato che il tasso di povertà ha toccato il picco del 54,9% nel primo trimestre, per poi ridursi al 49,8% nel secondo trimestre. Questa variazione riflette l’impatto combinato di un’inflazione moderata e un lieve aumento dei salari nel settore formale. Nonostante ciò, la povertà rimane diffusa, e gli economisti come Leo Tornarolli dell’Università di La Plata stimano che il tasso reale potrebbe essere intorno al 55%, dati gli effetti persistenti della recessione. Sul fronte occupazionale, l’INDEC ha riportato un tasso di disoccupazione del 7,6% per il secondo trimestre, che ha contribuito a limitare ulteriori aumenti della povertà. Tuttavia, la miseria, ossia l’estrema povertà, è in preoccupante crescita, con quasi il 18% della popolazione incapace di soddisfare i bisogni alimentari di base, rispetto all’11,9% registrato nella seconda metà del 2023. Gli esperti prevedono che, a meno di un cambiamento radicale, la povertà rimarrà vicina al 49% nella seconda metà del 2024, riflettendo una crisi che continua a colpire duramente le fasce più vulnerabili della popolazione. (Diogenenews 25/09/2024)