Debiti, l’Emilia lancia l’allarme ma il fenomeno è nazionale

L’Emilia-Romagna lancia l’allarme: il sovraindebitamento non è più un fenomeno marginale ma una realtà diffusa e crescente, anche in una regione tradizionalmente considerata tra le più solide economicamente. Secondo l’Istat, nel 2024 oltre il 10% della popolazione emiliano-romagnola vive in famiglie a rischio povertà o esclusione sociale, ma l’aspetto più inquietante emerso è l’impennata dei casi di indebitamento patologico. L’assessora regionale Elena Mazzoni ha presentato una rete di sportelli di supporto e consulenza per arginare il fenomeno, fornendo ai cittadini strumenti per uscire dalla spirale debitoria prima che diventi irreversibile.

Ma se l’Emilia-Romagna accende i riflettori, i numeri nazionali confermano che la questione riguarda tutto il Paese. Secondo un rapporto di RSM Legal e dell’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, le regioni più colpite dal sovraindebitamento non sono solo quelle meridionali. In testa troviamo la Lombardia, con oltre 1.600 procedimenti di composizione della crisi avviati nel solo 2023. Seguono il Lazio, la Campania e, appunto, l’Emilia-Romagna, dove le richieste di aiuto hanno superato quota 1.000. Anche il Veneto e il Piemonte mostrano segnali allarmanti.

Ma cosa porta una persona, una famiglia o una piccola impresa ad accumulare debiti su debiti fino a non riuscire più a gestirli?

Le cause sono molteplici. Il costo della vita in crescita, la precarietà del lavoro, l’accesso facile al credito al consumo e un’educazione finanziaria ancora troppo debole spingono sempre più italiani a coprire con prestiti esigenze ordinarie. A questo si aggiungono eventi straordinari come malattie, divorzi o la perdita dell’impiego, che trasformano una situazione di equilibrio precario in una vera e propria emergenza.

In alcuni casi, il debito si accumula in modo inconsapevole: carte revolving, rateizzazioni, microprestiti con interessi elevati. In altri casi, invece, subentra la disperazione: ricorrere a usurai, scommesse nel gioco d’azzardo o contrarre nuovi debiti per pagare quelli vecchi. Un circolo vizioso che porta al pignoramento della casa, del salario, dei beni personali.

Il sovraindebitamento non è solo un problema economico, ma anche sociale e psicologico. Genera stress, vergogna, isolamento. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha scelto di intervenire con sportelli che uniscono assistenza legale e sostegno umano, promuovendo percorsi di rientro personalizzati e riservati.

La legge regionale anticipa la direttiva europea attesa per il 2026, ma l’obiettivo è già chiaro: prevenzione, trasparenza e dignità. Tra le azioni previste ci sono la promozione degli organismi di composizione della crisi, l’educazione finanziaria, la formazione del personale, e il raccordo con fondi europei per il reinserimento lavorativo e sociale.

Nel frattempo, i dati continuano a crescere. E se l’Emilia-Romagna ha deciso di parlare, molte altre regioni dovrebbero seguirne l’esempio. Perché il sovraindebitamento è una malattia silenziosa, che si diffonde tra i ceti medi e popolari, e che non si cura con le sole statistiche. Serve una rete vera, fatta di persone e strumenti. E serve subito.

“Balancing The Account By Hand” by kenteegardin is licensed under CC BY-SA 2.0.