Il luogo della vicenda che raccontiamo si chiama Chouf, o Shuf, è una regione montuosa del Libano. I suoi villaggi sono diventati il centro di un’operazione di … estrazione mineraria che merita di essere raccontata per la sua particolarità. Non mineraria nel senso di mercurio o altri metalli a dire il vero. Si chiama mining, ovvero estrazione di criptomonete, in inglese mining significa scavare, estrarre e viene dalla parola inglese “mine”, che significa anche miniera.
Questa espressione spiega alla perfezione il funzionamento del mining, che consiste nella creazione di monete virtuali tramite un lavoro informatico che sfrutta la capacità di calcolo dei computer invece della forza fisica di un minatore. Soltanto che il mining non è più così redditizio e inizia a essere relegato a poche zone in cui ha ancora senso investire in grandi quantità di risorse informatiche ed energetiche.
Il Chouf per gli speculatori era diventato un posto ottimale da dedicare al mining. A sud-est dalla capitale Beirut, Chouf è il cuore della comunità drusa libanese. Da due anni circa i diversi decenni di corruzione radicata in Libano sono giunti al culmine. Sono scoppiate proteste di massa antigovernative e, subito dopo, la lira libanese ha sostanzialmente perso il suo ancoraggio al dollaro e il tenore di vita è crollato.
Stipendi e risparmi detenuti in lire libanesi sono diventati praticamente senza valore. I depositi in dollari USA sono stati intrappolati in banche che hanno imposto controlli estremi sui capitali e hanno blindato le loro filiali. Quando il sistema bancario si è disintegrato, molti libanesi si sono rivolti alle criptovalute. Inizialmente l’attività di mining poteva essere redditizia.
Il costo di investimento e le barriere tecniche al mining fanno sì che la maggior parte del mining di criptovalute effettuato in tutto il mondo sia gestito da grandi aziende che concentrano l’hardware in strutture situate vicino a fonti di energia a basso costo. Negli Usa il Texas e il Pacifico nord-occidentale sono i luoghi preferiti.
Nonostante la grave crisi in tutto il Libano, la corrente elettrica ha continuato a essere erogata nella regione dello Chouf. Tre centrali idroelettriche antiquate forniscono 20 ore di elettricità al giorno a circa 200 villaggi nelle vicinanze. Ciò ha reso il Chouf un’anomalia, una calamita per i minatori di criptovalute. In tutto il resto del Libano mediamente una famiglia riceve tra le due e le tre ore di elettricità al giorno.
Si è formata così una sorta di comunità di centinaia di persone che a partire dal 2020 ha cercato di fronteggiare la crisi economica producendo le criptovalute. Talvolta in consorzi per condividere le spese di sicurezza e funzionamento. Sul finire del 2021 la domanda di elettricità era aumentata del 20%.
Il governo centrale in Libano è quasi inesistente. I cittadini sono stati lasciati da soli ad arrangiarsi per sopravvivere. Con l’interruzione della rete elettrica libanese, si è interrotta anche l’autorità centralizzata dello stato. Molti villaggi dello Chouf sopravvivono soltanto grazie alle rimesse dall’estero dei nativi.
Pochi mesi dopo che erano affluiti decine di “minatori” nella regione sono cominciati i problemi alla rete elettrica. Linee sovraccariche, interruzioni, in particolare a Jezzine, tremila abitanti. La municipalità si è così rivolta a Beirut per trovare una soluzione al problema.
La soluzione è arrivata sotto forma di operazione di polizia. Con il pretesto di tasse di importazione non pagate sull’hardware le autorità hanno sequestrato tutti gli impianti e posto fine allo “sminamento” O meglio: si sono spostati tutti nella vicina cittadella di Zaarourieh.
E’ nata una sorta di collaborazione a quel punto tra gli sminatori e i residenti. Gli sminatori hanno iniziato a pagare gli abitanti che gli offrivano spazio nelle loro proprietà o a tariffa mensile o a percentuale sul prodotto finale. Hanno anche rispettato il patto di restare al di sotto del consumo di energia per non compromettere il funzionamento delle attività quotidiane del villaggio.
Si parla attualmente di 3 mila computer per il mining operativi a Zaarourieh in questo stesso momento. Legalmente si parla di “zona grigia”, dove il “reato” non è ben definito quindi in qualche modo realizzabile. Secondo gli stessi sminatori l’attività non potrà proseguire all’infinito a causa dell’instabilità del Libano.
Sta di fatto che a Zaarourieh si è creato un circuito virtuoso da cui, nel rispetto delle leggi, guadagnano tutti, i residenti come gli sminatori, dopo aver sfidato il governo. A Jezzine dove invece gli abitanti hanno chiesto l’intervento del governo per porre fine all’attività di mining e sono stati sequestrati gli impianti, la corrente elettrica è tornata a scarseggiare come prima, senza alcun beneficio per i residenti.


