Il nuovo rapporto di Save the Children sulla vulnerabilità del sistema scolastico di 149 nazioni ci dice che l’istruzione di 49 milioni di bambini è a rischio collasso in Afghanistan, Sudan, Somalia e Mali. Il covid è stato soltanto l’ultima scossa in ordine di tempo a sistemi già resi precari da conflitti, cambiamenti climatici, migrazioni e mancanza di infrastrutture digitali.
“Se da un lato, si è ridotto il numero di Paesi a ‘rischio estremo’, passando da 8 a 4 rispetto al 2021 – si legge nel rapporto – probabilmente grazie a un maggiore accesso ai vaccini Covid-19, attualmente la crisi alimentare, legata a conflitti nuovi e prolungati, all’aumento dei prezzi del cibo e a condizioni climatiche estreme, sta avendo un ulteriore impatto sui sistemi scolastici di questi Paesi”.
L’Afghanistan è il Paese con il livello di rischio più alto, mentre nel 2021 era al quarto posto, una relazione stretta naturalmente con il ritorno dei talebani al potere, un fenomeno che ha avuto oltre alle altre conseguenze quella di penalizzare ulteriormente le bambine.
Non sono messi molto meglio Sudan e Mali, dove il rischio di un inadeguato accesso alla scuola è aumentato nel corso dell’ultimo anno, e la Somalia, che resta stabile rispetto allo scorso anno. Nel loro caso il rapporto parla di sistemi educativi a rischio estremo, un concetto di lettura sociale che si applica ai Paesi dove il concorso di fattori dovuto alle crisi in corso e a quelle che si prevedono a breve, compromettono l’istruzione.
In Afghanistan, Somalia, Sudan, Yemen e Repubblica Centrafricana più del 20% della popolazione deve fare i contio con la fame e i cambiamenti climatici, specifica Save The Children, costringe anche i bambini a fuggire dalle proprie case rinunciando all’istruzione”.
Il Paese che presenta i miglioramenti maggiori nell’ultimo anno è la Colombia, scesa dal ventottesimo posto al cinquantottesimo del rischio istruzione. Quello che presenta in vece il maggior peggioramento è il Libano, passato dal sessantottesimo posto al trentaduesimo in un anno, principalmente a causa del collasso economico prima ancora che educativo che sta vivendo, dove la maggiore percentuale di disoccupati si riscontra tra i giovani.
Save the Children non si limita a fotografare la situazione ma propone rimedi. Intanto invita i governi i cui sistemi scolastici riportano livelli di rischio estremi o elevati a intraprendere azioni rapide per evitare un’interruzione prolungata dell’apprendimento.
“La generazione di studenti colpiti dalla pandemia non dimenticherà mai le cicatrici di questo periodo terribile”, ricorda l’organizzazione, e ha comportato un considerevole passo indietro a livello globale. Qualche strumento per intervenire tuttavia è già presente.
Per esempio L’Ecw, il fondo per l’istruzione nelle emergenze e nelle crisi prolungate Education Cannot Wait, a cui Save The Children partecipa, a cui in questo momento serve almeno un miliardo e mezzo di dollari per finanziare i prossimo piano triennale tra il 2023 e il il 2026. Finanziamento per il quale l’organizzazione chiede che l’Italia faccia la sua parte.



