venerdì, Gennaio 16, 2026

Coprifuoco in Perù. Almeno 18 morti negli scontri tra polizia e sostenitori di Castillo

Ieri, martedì, il Perù ha annunciato l’imposizione del coprifuoco nella regione meridionale di Puno, nel tentativo di porre fine alle proteste, all’indomani della morte di 18 persone uccise in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il primo ministro Alberto Otarola ha dichiarato che il coprifuoco resterà in vigore per tre giorni.

In totale 40 persone, 44 secondo altre stime, sono state uccise in un mese di proteste contro Dina Boluarte, subentrata come presidente il 7 dicembre scorso, dopo la deposizione e l’arresto del presidente Pedro Castillo. L’ufficio del procuratore del Perù ha reso noto di aver aperto un’indagine contro Boluarte e altri alti funzionari statali in seguito alle uccisioni nelle strade.

L’epicentro del movimento di protesta, guidato dai sostenitori di Castillo, è nella regione di Puno, che confina con la Bolivia e ospita molti indigeni Aymara. Durante la notte, i manifestanti hanno saccheggiato negozi e attaccato veicoli della polizia nella regione.

La maggior parte delle violenze si è consumata durante l’assalto dei manifestanti all’aeroporto della città di Juliaca, sorvegliato dalle forze di sicurezza. Secondo un funzionario dell’ospedale locale quattordici persone sono state uccise, la maggior parte a causa di ferite da arma da fuoco.

Altre tre persone sono morte durante il saccheggio di un centro commerciale, sempre a Juliaca. L’ultima vittima è un agente di polizia che, secondo le Nazioni Unite, è morto dopo che il suo veicolo è stato incendiato. Il governo ha difeso le azioni della polizia, accusando le migliaia di manifestanti di volere un colpo di stato.

La portavoce dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Marta Hurtado, ha invitato le autorità “a svolgere indagini rapide, imparziali ed efficaci sulle morti e sui feriti, chiedendone conto ai responsabili e garantendo alle vittime l’accesso alla giustizia e al risarcimento”.

L’inizio delle proteste in Perù risale a un mese fa quando Castillo, accusato di corruzione in diversi procedimenti, è stato costretto a lasciare l’incarico e arrestato con l’accusa di ribellione dopo aver tentato di sciogliere il parlamento e governare per decreto.

Pedro Castillo, considerato uomo di sinistra, il 7 dicembre scorso aveva tentato di sciogliere il Parlamento che aveva avviato per la terza volta una procedura d’impeachment nei suoi confronti. Questo gesto è stato considerato dalla Corte Costituzionale peruviana un colpo di Stato.

Appena eletto, a fine luglio del 2021, Castillo aveva nominato come primo ministro Guido Bellido, ideologicamente vicino a Sendero Luminoso, movimento guerrigliero e terrorista di ispirazione maoista, scatenando le proteste delle forze conservatrici. E’ accusato di corruzione.

Castillo aveva anche proclamato prima di essere destituito il coprifuoco su tutto il territorio nazionale. Da allora la tensione è aumentata nelle città di Puno e Juliaca, dove uno sciopero generale di una settimana ha costretto le imprese a chiudere.

Adesso i manifestanti hanno istituito posti di blocco in 6 dei 25 dipartimenti del Paese, ma secondo funzionari governativi i posti di blocco sarebbero 53 in tutto il paese. Nella regione andina meridionale di Ayacucho, migliaia di persone hanno marciato per le strade della città di Huamanga chiedendo le dimissioni di Boluarte e nuove elezioni.

Sempre ieri l’ex presidente della Bolivia Evo Morales, di etnia Aymara, primo leader indigeno del suo paese, ha invitato il Perù a porre fine al “massacro dei nostri fratelli”. Lunedì gli era stato impedito di entrare in Perù poiché il governo lo ha accusato di aver tentato di interferire negli affari del paese.

Pedro Castillo

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