Centri Anti-Violenza a Roma: un’inchiesta di Emiliano Gentili
Il Bilancio comunale
Un Bilancio comunale è un documento in cui sono riportate tutte le entrate e le uscite registrate dall’ente durante un certo periodo di tempo, in genere un anno. Al suo interno sono stabilite anche le risorse economiche attribuite alle politiche per la parità di genere. Nello specifico, il finanziamento di un Centro Anti-Violenza dipende dalla Regione, che assegna dei fondi al Comune affinché questo li trasferisca al CAV.
Nel Documento di Politica di Genere di Roma Capitale si afferma: «Una Città a misura di persona passa non solo da servizi efficienti per tutte e tutti, ma anche da una lotta consapevole alle diseguaglianze e dalla promozione della coesione sociale»1. Tuttavia i Centri Anti-Violenza finanziati dal Comune di Roma sono all’incirca uno per Municipio, e quelli gestiti direttamente dalla Regione Lazio addirittura meno2. Inoltre sarebbe importante verificare quanti CAV siano dotati di casa-rifugio3 e quanti no.
Nel Bilancio 2025-2027 del Comune di Roma non è prevista l’apertura di nuovi CAV. Per la precisione, gli interventi dedicati alla questione femminile sono i seguenti:


Gli interventi preventivati in Bilancio riguardano essenzialmente il recupero e la manutenzione di stabili e uffici – da destinare anche a CAV. C’è poi un piccolo finanziamento per l’acquisto e l’utilizzo del software M.A.R.A., che serve a mappare e incrementare le risorse anti-violenza. Questo vuol dire che possibilmente in Comune c’è un clima favorevole per chiedere l’apertura di altri CAV e, allo stesso tempo, indica che per avanzare rivendicazioni riguardanti i servizi nel territorio sia imprescindibile un lavoro di inchiesta (dei bisogni della popolazione residente) e di mappatura (dei servizi esistenti e delle mancanze rilevate – cosiddetta “mappatura di genere”).
La parte del Bilancio dedicata alle pari opportunità serve a «prevedere il superamento dei gap individuati su base triennale ed indicare per ciascuno di essi strumenti e soluzioni nonché quote di budget (spese dirette e indirette) già nelle disponibilità di ciascuna struttura di riferimento, da dedicare alle attività necessarie ad implementare l’aspetto ritenuto da valorizzare»4. Tuttavia dal Documento emerge l’assenza di una forma di consapevolezza sulla presenza e la diffusione dei servizi anti-violenza nei quartieri urbani. In particolare si nota la mancanza di una rilevazione del fabbisogno di CAV nei territori parametrata sull’incidenza dei casi di violenza domestica e su parametri socio-economici più generali, come ad esempio la presenza di precarietà lavorativa o abitativa.
Il Bilancio di genere
Di norma al Bilancio vengono allegati alcuni altri documenti – essenzialmente tabelle, dati o statistiche –, tra i quali può figurare il cosiddetto “Bilancio di genere”. Non ci si lasci ingannare dal nome: non si tratta di un vero e proprio Bilancio quanto piuttosto, nella maggior parte dei casi, di un semplice report statistico di osservazione sulle problematiche di genere5. E del resto a livello legislativo è definito come uno strumento che serve a valutare il «diverso impatto della politica di bilancio sulle donne e sugli uomini, in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito»6. Il Bilancio di genere può essere adottato dalle istituzioni7 (anche Regioni e Comuni) come dalle aziende, che valutano il diverso impatto delle politiche aziendali sui dipendenti femmine e maschi.
Nel caso di Roma il Bilancio di genere è “nato monco”: ben lontano dall’essere un report statistico sulle politiche comunali, è circoscritto alla rilevazione delle differenze di genere dovute alle politiche di gestione dei dipendenti comunali, proprio come un’impresa si limiterebbe a valutare il diverso impatto fra i sessi delle politiche aziendali sui propri dipendenti8. In questo senso, sarebbe possibile richiamare l’attenzione sulla mancanza di uno strumento per l’osservazione di genere delle politiche comunali e dei servizi comunali dislocati sul territorio (tra i quali rientrano, ovviamente, i Centri Anti-Violenza), oltre che di elaborazioni dati più accurate sulla condizione femminile nella città.
Infine si potrebbe considerare che diversi Municipi non hanno ancora adottato un proprio Bilancio di genere, a differenza ad esempio del III9. Probabilmente lo faranno nei prossimi mesi o anni, per cui sarebbe possibile “cogliere l’occasione” per chiedere una rilevazione delle problematiche femminili non confinata alle dipendenti municipali ma allargata al territorio, con particolare riguardo ai servizi per la maternità, la discriminazione, i casi di violenza e lo sfruttamento lavorativo.
Indice delle illustrazioni:
– Roma Capitale, Bilancio 2025-2027, Piano degli Investimenti 2025-2027, pp. 167-168.
– Roma Capitale, Bilancio 2025-2027, Piano degli Investimenti 2025-2027, p. 240.
1 Documento di Politica di Genere di Roma Capitale “Diversità, Equità ed Inclusione”, p. 1.
2 https://www.comune.roma.it/web/it/scheda-servizi.page?contentId=INF40339&pagina=3
3 I CAV dotati di casa-rifugio offrono alloggio temporaneo alle donne vittime di violenza domestica.
4 Estratto dal verbale delle deliberazioni della Giunta Capitolina (Seduta del 16 Gennaio 2025), p. 4.
5 Questo, ad esempio, è il caso del Comune di Bologna. Veri e propri Bilanci di genere possono invece essere considerati quello di Milano e quello nazionale.
6 L. 196/2009, art. 38-septies. La legge citata è stata poi leggermente modificata dal D. Lgs. 116/2018, art. 8. La sperimentazione del Bilancio di genere è stata avviata dal DPCM del 16 Giugno 2017 e resa attuativa dalla Circolare n. 7/2019 della Ragioneria di Stato.
7 Nel 2023 è stato reso obbligatorio per il Governo di stilare un allegato conoscitivo al Bilancio annuale sulla «promozione della parità di genere attraverso le politiche pubbliche» e perciò, da quel momento in avanti, il Bilancio di genere è contenuto in tale allegato. Cfr. L. 41/2023, Allegato, modifica all’art. 51-bis del D. L. 13/2023.
8 In questo modo le aziende ottengono la Certificazione per la parità di genere e 50.000 € in sgravi fiscali. Per le istituzioni esiste la Certificazione ma non vengono concessi emolumenti. Cfr. https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/roma-capitale-ottiene-la-certificazione-parita-di-genere.page.
9 Mozione di impegno del 17 Gennaio 2023, n. prot. 6933, Municipio Roma III Montesacro.



