L’innalzamento della soglia ISEE per i bonus sociali 2026 viene presentato come un passo avanti: il tetto per accedere agli sconti in bolletta su luce, gas, acqua e rifiuti sale da 9.530 a 9.796 euro. Il problema è che, guardato da vicino, questo “passo” è così corto da cambiare pochissimo la geografia reale dell’esclusione.
E soprattutto rischia di produrre un effetto paradossale: mentre si annuncia l’allargamento della platea, la gran parte delle famiglie continua a restare fuori, anche quando vive una condizione di stress energetico concreta.
Per capirlo bisogna partire da un dato che spesso viene rimosso dal dibattito: la soglia non fotografa il bisogno energetico, fotografa una fascia amministrativa. L’ISEE è un indicatore composito, utile per standardizzare, ma non “misura” quanta energia serve a quella famiglia per vivere dignitosamente.
Due nuclei con lo stesso ISEE possono avere bollette molto diverse a seconda della casa in cui vivono, dell’efficienza dell’edificio, della zona climatica, del tipo di riscaldamento. È il primo motivo per cui l’asticella, anche quando si alza, non intercetta automaticamente chi è davvero in difficoltà.
Il secondo motivo è quantitativo, ed è quello che rende il tema politicamente esplosivo. Se si prende la platea delle famiglie che presentano la DSU (cioè chiedono l’ISEE), parliamo di circa 10,4 milioni di nuclei in un anno recente. Dentro questo universo, la quota con ISEE sotto 10.000 euro è attorno al 42%.
Ora, se la soglia dei bonus è 9.796 euro, significa che, in termini molto concreti, stiamo parlando di una misura che “copre” grosso modo quattro famiglie su dieci tra quelle che hanno l’ISEE calcolato. Le altre sei, cioè la maggioranza, restano fuori per definizione: non perché siano ricche, ma perché si collocano appena oltre un limite molto basso rispetto al costo reale dell’energia e della vita.
Si può persino stimare quante persone “nuove” entrino grazie all’aumento di 266 euro della soglia. Con una distribuzione ragionevole degli ISEE nella fascia 5.000–10.000 euro, l’incremento sposterebbe la linea di confine per una quota attorno all’1% delle DSU: nell’ordine di circa centomila famiglie.

È un numero non irrilevante per chi lo vive sulla propria pelle, ma è piccolo se lo confrontiamo con il totale di chi resta escluso. In altre parole: l’asticella sale, ma il cancello resta stretto.
C’è poi un ulteriore elemento che amplifica la frustrazione sociale: la regola “20.000 euro con almeno quattro figli a carico” rimane invariata e protegge una platea specifica, giustamente considerata più esposta. Ma al tempo stesso lascia scoperto un segmento enorme di famiglie che non rientrano nella categoria “numerose”.
E che pure si trovano a gestire bollette sproporzionate rispetto al reddito, magari perché vivono in case energivore, perché hanno spese sanitarie, perché hanno lavori discontinui o perché stanno in quella zona grigia in cui non si è “poveri” per l’ISEE ma si è vulnerabili nella vita reale.
Il risultato è che l’aumento della soglia rischia di funzionare più come un messaggio che come una soluzione: comunica attenzione, ma non scalfisce il meccanismo che produce la povertà energetica. E quel meccanismo oggi è fatto di prezzi finali elevati, componenti di bolletta che pesano come una fiscalità indiretta, e soprattutto di un patrimonio abitativo che disperde energia proprio dove vivono i redditi più fragili.
In questo scenario, il bonus rimane un tampone indispensabile, ma non può diventare l’alibi per non intervenire sulle cause strutturali: efficienza degli edifici popolari e privati più inefficienti, strumenti che considerino il bisogno energetico oltre all’ISEE, e misure che riducano davvero la spesa necessaria, non solo la spostino di qualche decina di euro.
Se l’obiettivo politico è “non lasciare indietro nessuno”, allora il dato che conta non è che la soglia sia salita di 266 euro. Il dato che conta è che, anche dopo l’adeguamento, una quota molto ampia di famiglie resta fuori dai bonus pur vivendo una vulnerabilità energetica reale.
E finché la risposta resta un micro-ritocco della soglia, la distanza tra annuncio e vita quotidiana continuerà a crescere, insieme alla rabbia di chi si sente escluso per poche centinaia di euro da un aiuto che, in teoria, dovrebbe proteggere i più esposti.



