Belucistan, una polveriera tra insurrezione e repressione

Tre giorni fa, nella remota regione del Belucistan, un attacco senza precedenti ha colpito il Jaffar Express, un treno che trasportava oltre 440 passeggeri. Un gruppo di militanti armati ha fatto esplodere i binari, ha aperto il fuoco e ha preso in ostaggio centinaia di persone, dando il via a un assedio durato oltre 30 ore.

L’Esercito di Liberazione del Belucistan (BLA) ha rivendicato l’attacco, chiedendo il rilascio di prigionieri politici in cambio della vita degli ostaggi. Secondo le autorità pakistane, 300 passeggeri sono stati liberati e 33 militanti uccisi, ma resta il mistero su almeno 140 dispersi, alimentando dubbi sulle cifre ufficiali e sulla reale portata dell’operazione di salvataggio.

Il Belucistan, la provincia più grande e povera del Pakistan, è teatro di un’insurrezione che dura da decenni. Il BLA accusa Islamabad di sfruttare le ingenti risorse minerarie della regione senza garantire sviluppo economico o diritti alla popolazione locale.

Negli anni, i militanti hanno attaccato accampamenti militari, infrastrutture strategiche e forze di sicurezza, ma il dirottamento del treno ha segnato un’escalation significativa. L’attacco ha mostrato l’audacia del gruppo, che ha dimostrato di poter colpire le infrastrutture più vulnerabili del paese, spingendo il governo a riconsiderare la propria strategia di sicurezza nella regione.

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha reagito all’attacco annunciando la creazione di una nuova forza speciale per il Belucistan, equipaggiata con armi moderne per contrastare l’insurrezione. Ha inoltre dichiarato che il terrorismo non potrà essere sconfitto senza una collaborazione tra governo federale, esercito e popolazione.

Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali hanno posto l’accento solo sulla repressione militare, senza menzionare le cause profonde del conflitto: l’emarginazione della popolazione beluci, l’assenza di investimenti nel welfare e la violenza sistematica contro i movimenti indipendentisti. Il Pakistan ha già perso oltre 80.000 vite nella lotta al terrorismo, ma il problema nel Belucistan non sembra solo di sicurezza, bensì di diritti e autonomia.

La narrativa governativa è stata messa in discussione da più parti. Secondo fonti locali, molte delle vittime civili non sono state menzionate nei bilanci ufficiali e diversi passeggeri sarebbero ancora in mano ai militanti. La BBC ha raccolto testimonianze dirette che parlano di esecuzioni mirate a bordo del treno, con ostaggi selezionati in base all’etnia, mentre le autorità sostengono che l’operazione militare sia stata un successo.

La disparità di informazioni rende difficile comprendere la reale portata della tragedia e alimenta sospetti sulla gestione della crisi da parte di Islamabad.

Oltre al conflitto interno, il Belucistan ha una rilevanza strategica per gli equilibri geopolitici regionali. La provincia ospita il porto di Gwadar, uno snodo chiave per il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un megaprogetto da 62 miliardi di dollari che collega il Mar Arabico alla provincia cinese dello Xinjiang.

Pechino ha investito pesantemente nelle infrastrutture locali, attirando però l’ostilità dei militanti beluci, che vedono il CPEC come un’ulteriore forma di sfruttamento delle loro terre. La crescente instabilità potrebbe mettere a rischio questi investimenti e spingere il governo cinese a chiedere maggiore protezione per i propri interessi.

Il recente attacco al Jaffar Express non è solo un episodio di terrorismo, ma il sintomo di una crisi più ampia che il governo pakistano continua a gestire con il pugno di ferro.

La repressione militare potrebbe contenere temporaneamente la minaccia, ma senza un serio impegno per l’integrazione economica e politica del Belucistan, la violenza rischia di rimanere una costante. La provincia continua a essere una polveriera, e senza una soluzione politica, il conflitto rischia di espandersi, con conseguenze imprevedibili per la stabilità della regione.