India: 31 ribelli maoisti uccisi, il declino dei naxaliti continua

Una delle operazioni più sanguinose degli ultimi anni contro il movimento naxalita si è svolta domenica 8 febbraio 2025 nella zona boschiva di Bijapur, nello stato indiano del Chhattisgarh.

Le forze di sicurezza indiane hanno condotto un attacco mirato contro il gruppo maoista, uccidendo almeno 31 ribelli. Durante lo scontro, due membri della polizia hanno perso la vita e altri due sono rimasti feriti. L’operazione ha portato anche al recupero di numerose armi d’assalto, tra cui diversi fucili AK-47.

Il ministro degli Interni indiano, Amit Shah, ha commentato l’azione militare affermando che il governo intende “sradicare completamente il naxalismo dal Paese, in modo che nessun cittadino debba perdere la vita a causa di esso”.

Il successo dell’operazione conferma la progressiva perdita di terreno da parte dei ribelli, che negli ultimi anni hanno visto diminuire la loro influenza a causa delle continue offensive governative e delle difficoltà nel reclutamento di nuovi adepti.

Chi sono i naxaliti?

Il movimento naxalita ha origine nel 1967 con una rivolta contadina nel villaggio di Naxalbari, nel Bengala Occidentale. Ispirati dall’ideologia maoista, i ribelli si sono schierati a difesa delle popolazioni rurali e dei contadini senza terra, lanciando un’insurrezione armata contro il governo centrale.

Con il tempo, il movimento si è diffuso nelle regioni centrali e orientali dell’India, trovando sostegno tra le comunità tribali e gli agricoltori oppressi dal sistema di caste e dalla concentrazione delle terre nelle mani di pochi latifondisti.

Negli anni, i naxaliti sono diventati una delle principali minacce alla sicurezza interna dell’India, con attacchi a postazioni di polizia, imboscate contro le forze dell’ordine e sabotaggi alle infrastrutture governative.

“Map Chhattisgarh state and districts” by No machine-readable author provided. Miljoshi assumed (based on copyright claims). is licensed under CC BY-SA 3.0.

Il picco della violenza si è registrato nel 2010, quando oltre 600 civili e più di 250 membri delle forze di sicurezza hanno perso la vita a causa degli scontri. Tuttavia, le operazioni mirate del governo, le difficoltà nel mantenere il controllo sui territori e il progressivo invecchiamento della leadership hanno contribuito a un significativo indebolimento del movimento.

Secondo il Ministero dell’Interno indiano, il numero di morti legate all’insurrezione maoista è diminuito dell’86% rispetto al 2010, e il numero di distretti colpiti dalla violenza si è ridotto da 126 a 38. Inoltre, gli analisti ritengono che i ribelli stiano concentrando le loro attività in aree remote e boschive, come la foresta di Abujhmad, dove possono ancora contare su un rifugio sicuro.

Un futuro incerto per l’insurrezione maoista

Nonostante il declino del movimento, il governo indiano continua a mantenere alta la pressione con operazioni militari su larga scala, come dimostra l’azione nel Chhattisgarh. Tuttavia, l’approccio repressivo da solo potrebbe non essere sufficiente a eliminare del tutto il problema.

Gli esperti sottolineano che il movimento naxalita trae forza dal malcontento sociale e dalla marginalizzazione delle comunità tribali, e che senza riforme economiche e sociali che affrontino le disuguaglianze nelle aree rurali, il rischio di una recrudescenza dell’insurrezione resterà sempre presente.

Con questa ultima operazione, il governo di Narendra Modi segna un altro colpo contro l’insurrezione, ma la vera sfida sarà garantire che i territori liberati dai ribelli non diventino nuovamente terreno fertile per la ribellione.

“Indian Army BMP-2” is licensed under CC BY 2.0.