Barriera di Milano, la salute negata dalla povertà

A Barriera di Milano, quartiere della periferia nord di Torino, la salute non è uguale per tutti. Non è solo questione di cure, ma di condizioni di vita, di paura, di abbandono.

A lanciare l’allarme è l’Ordine dei Medici di Torino, che in un recente incontro con i medici di base e gli operatori sanitari della zona ha raccolto un quadro che non ha bisogno di retorica: un quartiere segnato dalla povertà, dalla solitudine, dall’insicurezza. Dove anche andare in farmacia dopo il tramonto può diventare un rischio.

Barriera è un quartiere popolare, storicamente operaio, con un tessuto sociale complesso. Qui abitano molti anziani soli, con pensioni minime, e tante famiglie a basso reddito, spesso straniere. Il lavoro, quando c’è, è precario e malpagato.

L’abbandono scolastico è diffuso, le opportunità per i giovani quasi inesistenti. Dopo la pandemia, il disagio si è fatto più acuto. Le richieste di aiuto alimentare sono aumentate, e con esse la sensazione di essere dimenticati.

In questo contesto, la sanità pubblica è uno degli ultimi presìdi di resistenza. Ma anche qui le difficoltà sono enormi. I medici raccontano di ambulatori presi di mira da atti vandalici, di pazienti che non si presentano agli appuntamenti dopo le sei di sera per paura di essere aggrediti, di colleghi che evitano le visite domiciliari in certe zone.

“Ci si ammala e si muore prima”, dicono, non per mancanza di medicina, ma perché manca tutto il resto: sicurezza, fiducia, servizi, accessibilità.

Barriera di Milano è povera anche di strutture. Molti servizi sanitari sono concentrati in altre parti della città. I luoghi che un tempo rappresentavano spazi di socialità – come l’ex Gondrand o la piscina Sempione – sono oggi degradati, abbandonati, spesso usati per lo spaccio o come rifugio di fortuna per chi non ha più un tetto.

È il segno tangibile di una periferia lasciata a sé stessa, dove lo spazio pubblico perde valore e funzione.

L’appello dei medici è chiaro: non basta aumentare le pattuglie. Servono scuole aperte, centri di aggregazione, verde, una “casa della comunità” che porti medici, infermieri, ascolto. Bisogna riaprire spazi, creare occasioni, ricostruire legami.

La salute, ricordano, non è solo questione di diagnosi e farmaci. È anche possibilità di vivere in un luogo sicuro, di sentirsi parte di una comunità, di non essere soli.

A Barriera di Milano, tutto questo oggi manca. Ma la voce dei medici, e quella di tanti residenti che non si arrendono, chiede una cosa semplice: non essere lasciati indietro.

Di Pmk58 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52109725