Per la prima volta i Paesi dell’Asia centrale decidono di parlare con una sola voce sull’Afghanistan. Il 26 agosto, a Tashkent, i rappresentanti speciali di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan hanno lanciato il nuovo Gruppo di contatto per l’Afghanistan, piattaforma regionale permanente pensata per coordinare politiche e risposte comuni sul vicino meridionale. Il Turkmenistan, pur assente all’incontro, ha fatto sapere di condividere obiettivi e risultati.
Si tratta di una svolta significativa. Finora i cinque Stati avevano condotto relazioni bilaterali con Kabul lungo binari paralleli, mantenendo un delicato equilibrio: elettricità e beni di prima necessità continuavano a fluire anche in caso di ritardi nei pagamenti, ma ogni Paese decideva da sé modalità e priorità. Ora questa rete di relazioni diventa un quadro strutturato: non una “coalizione contro i Talebani”, ma un tavolo di coordinamento che consente di allineare le politiche e rafforzarne l’impatto.
Pragmatismo, non ideologia
L’approccio dell’Asia centrale si distingue da quello di molti attori esterni: niente grandi visioni ideologiche né tentativi di rimodellare l’Afghanistan, ma attenzione ai propri interessi vitali. Garantire luce e farina a Kabul non è beneficenza: è prevenzione di crisi che potrebbero generare ondate di rifugiati e instabilità a nord. I corridoi commerciali trans-afghani sono visti come opportunità per aprire nuove rotte verso i porti dell’Oceano Indiano e ridurre la dipendenza dalle vie tradizionali.
Sicurezza e linee rosse
Il nuovo formato consente di affrontare non solo il commercio e la logistica, ma anche questioni sensibili come il rischio di infiltrazioni estremiste, la gestione delle frontiere e la pressione sulle risorse idriche. Per ora non si parla di ultimatum: le “linee rosse” restano implicite e, finché i Talebani non le oltrepassano, il dialogo rimane aperto e costruttivo.

Il ruolo guida di Tashkent
L’Uzbekistan si conferma motore dell’iniziativa regionale. Solo un anno fa il suo primo ministro ha visitato Kabul firmando accordi per 2,5 miliardi di dollari, e il commercio bilaterale ha superato gli 866 milioni nel 2023. Anche il Kazakistan, principale fornitore di grano all’Afghanistan, punta a triplicare l’interscambio entro cinque anni.
Autonomia strategica tra potenze
Questa iniziativa rappresenta anche un segnale di autonomia rispetto alle grandi potenze. Russia e Cina hanno storicamente influenzato la politica regionale: Mosca attraverso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Pechino tramite investimenti infrastrutturali e sicurezza ai confini. L’Occidente, dopo il ritiro dall’Afghanistan nel 2021, ha perso capacità di influenza diretta. Con il Gruppo di contatto, i Paesi centroasiatici mostrano di voler definire da soli la loro agenda, pur restando aperti alla cooperazione con tutti gli attori esterni. Questo rafforza il loro peso negoziale e permette di evitare che l’Afghanistan diventi nuovamente terreno di competizione tra blocchi rivali.
Prospettive
Se il Gruppo di contatto funzionerà, potrà diventare la spina dorsale di un futuro formato “C5+A”, in cui l’Afghanistan sia integrato non come problema da gestire ma come partner stabile in materia di sicurezza, trasporti, ambiente e sviluppo. In un contesto globale dove i grandi formati multilaterali faticano a produrre risultati, questa iniziativa rappresenta un raro esempio di diplomazia regionale pragmatica e autonoma.
La sfida ora è trasformare la piattaforma in un meccanismo operativo: incontri regolari, obiettivi concreti e capacità di negoziare con Kabul da una posizione condivisa. L’Asia centrale ha compiuto un passo importante per assumere il controllo del proprio futuro, dimostrando che aiutare l’Afghanistan significa, prima di tutto, investire sulla propria stabilità.
Alcuni dati da ricordare per comprendere la concretezza dell’intervento:
Accordi Uzbekistan–Afghanistan: 35 intese firmate nel 2024 per 2,5 miliardi di dollari
Commercio Kazakistan–Afghanistan: 700 milioni di dollari nei primi 9 mesi del 2024, obiettivo 3 miliardi entro 2029
Energia: forniture di elettricità all’Afghanistan garantite anche in caso di ritardi nei pagamenti
Corridoi trans-afghani: considerati prioritari per collegare Asia Centrale e Oceano Indiano
Focus del Gruppo: commercio, logistica, sicurezza, risorse idriche, cooperazione culturale



