Taranto, città martoriata da decenni di promesse vuote, giunte evaporate, sindaci evaporati prima delle giunte e assessori che non avrebbero passato nemmeno un provino per comparsa in “Speravo de morì prima”, ha finalmente un candidato credibile. Finalmente. Era ora. Ed è un algoritmo.
Non scherziamo. Anzi, sì, ma neanche troppo. Il nome è Anna Luce D’Amico. Non esiste – almeno non nel modo in cui siamo abituati a immaginare i candidati. Non stringe mani unte di panzerotti, non stampa faccioni sui cartelloni 6×3 con slogan imbarazzanti tipo “Ora ci penso IO” o “Taranto al centro!” (di cosa?). Ma un programma, quello sì. Preciso, concreto, senza fuffa né foto con bambini tirati su all’ultimo minuto. Anna Luce è la prima candidata sindaco creata con l’intelligenza artificiale. E, paradossalmente, è più vera dei veri.
Dietro il suo volto generato da un mix di dati, statistiche e visioni condivise, c’è un gruppo di professionisti della comunicazione, attivisti e cervelli tarantini trapiantati altrove (perché si sa: per amare Taranto, spesso devi andartene). Hanno creato una figura femminile, popolare ma competente, nata nel 1972, cresciuta in un quartiere normale, educata con i valori del lavoro e dello studio, mai invischiata in partiti o giochetti. Una che, se fosse reale, sfigurerebbe ogni dibattito pubblico con la sola potenza della coerenza.
Il bello è che Anna Luce non ruba. Non mente. Non fa selfie con gente che odia. Non prende contributi da aziende in odor di scandalo. Non cambia idea dopo aver “riflettuto con la squadra”. E soprattutto, non ha uno zio da sistemare.
Il programma? Non “idee per Taranto”. Ma dati, piani, indicatori misurabili. Si parla di bonifiche vere, basate su evidenze scientifiche. Di mobilità pubblica efficiente. Di trasparenza nei bilanci. Di partecipazione reale, digitale, aperta. È tutto così semplice che quasi dà fastidio. Come se bastasse davvero la razionalità per fare buona politica.

Ovviamente, non è un caso. Chi ha creato Anna Luce lo dice chiaro: è una provocazione. Ma anche no. È un test. Una sfida. Una specie di “guardate cosa succede quando la politica non è lasciata in mano agli eterni riciclati o ai dilettanti col megafono”. È una possibilità di respiro in una città dove la politica ha l’alito corto da troppi anni.
L’idea di Anna Luce nasce dalla mente – e dal cuore – di due tarantini trapiantati a Roma: Pierluca Tagariello, direttore della Comunicazione Istituzionale di Roma Capitale, e Andrea Santoro, esperto di comunicazione con un passato da attivista politico. Insieme a un gruppo di professionisti e cittadini legati a Taranto, riuniti sotto il nome ironico di “Wu Mingh’ie”, hanno costruito un esperimento serio mascherato da provocazione, con l’obiettivo di rimettere al centro contenuti, soluzioni e partecipazione reale.
E i candidati veri, quelli in carne, ossa e parenti da sistemare? Tremano. Non per paura di perdere – sono troppo abituati a non vincere davvero – ma per il confronto con un modello che non si compra con una cena né si zittisce con una promessa.
Ecco perché, cari lettori di Diogene Notizie, abbiamo deciso: noi a Taranto votiamo Anna Luce. E non perché crediamo nei miracoli digitali, ma perché crediamo che un’idea, per quanto finta, possa essere più onesta di tante facce vere. E se poi anche l’Intelligenza Artificiale diventa corruttibile… beh, ci organizzeremo.
Come si corrompe un candidato AI? Forse con una scarica di milioni di volt, una montagna di dati spazzatura o promettendogli di rispondere solo a domande stupide così può brillare facile. O magari con una tentazione irresistibile: un pacco di “merendine di chip” al gusto di silicio e ambizione.
Fino ad allora, però, Anna Luce resta il nostro candidato. Perché non cerca voti, cerca senso. E in un’epoca di slogan a casaccio, quel che serve non è una nuova bandiera. Ma un buon algoritmo.



