Africa centrale: farmaci falsi per le cure dei poveri

In Africa centrale il mercato dei farmaci falsificati e trafficati non cresce soltanto perché esistono organizzazioni criminali capaci di distribuirli. Cresce anche perché milioni di persone non riescono ad accedere con continuità a medicinali sicuri e a prezzi sostenibili. È questa la conclusione più importante del nuovo rapporto realizzato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale.

Tra il 2020 e il 2025 le autorità dei Paesi dell’area hanno sequestrato almeno 251 tonnellate di prodotti medici trafficati. Si tratta di antibiotici, antimalarici, antidolorifici, antinfiammatori, medicinali sottratti alle catene ufficiali di distribuzione e sostanze psicoattive come tramadolo e pregabalin. Il fenomeno riguarda Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon. (africanews.com)

I sequestri sono passati da circa 5 tonnellate nel 2020 a quasi 116 tonnellate nel 2024, per poi superare le 97 tonnellate nel 2025. Il dato non può essere letto automaticamente come un aumento della stessa misura del traffico, perché una crescita dei sequestri può dipendere anche da maggiori controlli. Ma rende comunque evidente la dimensione del mercato. Nel solo 2025 il Camerun ha rappresentato circa 96 tonnellate delle quantità intercettate, contro appena 2,5 tonnellate cinque anni prima.

Il dato più importante, però, riguarda le ragioni per cui questo mercato esiste. Il rapporto delle Nazioni Unite collega direttamente il traffico alla difficoltà di ottenere medicinali legali, sicuri e accessibili. In molti territori le farmacie sono lontane, i medicinali mancano oppure costano troppo per il reddito delle famiglie. Il venditore informale riempie quel vuoto.

In Repubblica Centrafricana alcuni pazienti hanno spiegato ai ricercatori che al mercato informale possono acquistare una o due compresse per circa 100 franchi CFA, meno di venti centesimi di euro, invece di comprare una confezione intera da dodici compresse in farmacia. È questa differenza, apparentemente minima per chi dispone di un reddito europeo, che può trasformare la strada nell’unico punto di accesso possibile a una terapia.

I dati sulla spesa sanitaria spiegano ancora meglio il fenomeno. Nel 2023, secondo la Banca Mondiale, i pagamenti sostenuti direttamente dalle famiglie rappresentavano il 67,7 per cento della spesa sanitaria in Camerun, il 66 per cento in Guinea Equatoriale, il 51,7 per cento in Ciad, il 45 per cento nella Repubblica Centrafricana e quasi il 28 per cento nella Repubblica del Congo. In Gabon la quota era più bassa, ma comunque superiore al 17 per cento.

Sono percentuali enormi per Paesi nei quali una parte significativa della popolazione vive con redditi molto bassi. Quando la cura dipende direttamente dal denaro disponibile in famiglia, la scelta non è sempre tra farmacia e mercato nero. Spesso è tra mercato nero e nessuna cura.

L’Organizzazione mondiale della sanità segnala che il problema riguarda gran parte del continente. In 31 Stati africani i pagamenti sanitari sostenuti direttamente dai cittadini rappresentano più di un quarto della spesa sanitaria complessiva; in 11 Paesi superano il 50 per cento. Nel 2022 più di 423 milioni di africani hanno subito difficoltà economiche a causa delle spese sanitarie pagate di tasca propria e oltre 384 milioni sono stati spinti nella povertà o ancora più in profondità nella povertà proprio da questi costi.

La stessa OMS calcola che in Africa i cittadini paghino direttamente circa un terzo della spesa sanitaria complessiva. In 35 dei 47 Paesi della Regione africana dell’Organizzazione questo livello di spesa è sufficientemente elevato da spingere le famiglie verso la povertà.

Foto U.S. Customs Public Domain

I medicinali sono una delle voci principali. Il rapporto globale OMS-Banca Mondiale sulla copertura sanitaria universale segnala che, nei Paesi per i quali esistono dati, in tre casi su quattro i farmaci rappresentano almeno il 55 per cento delle spese sanitarie sostenute direttamente dalle persone. Tra chi vive già in povertà, la quota mediana sale al 60 per cento.

È dentro questo sistema che prosperano i prodotti falsificati. L’OMS stima che nei Paesi a basso e medio reddito più di un medicinale su dieci sia substandard o falsificato. Il costo economico mondiale di questi prodotti è stimato in circa 30,5 miliardi di dollari ogni anno.

Nell’area economica dell’Africa centrale, tra il 2013 e il 2025, il sistema di sorveglianza dell’OMS ha registrato incidenti relativi a 228 prodotti medici. Il 71 per cento era stato classificato come falsificato e un altro 11 per cento come prodotto al di sotto degli standard di qualità. Ancora più significativo è che circa un terzo degli episodi sia stato individuato all’interno delle stesse catene di distribuzione regolamentate: acquistare in un circuito formalmente legale, quindi, non elimina completamente il rischio.

Nel marzo 2025 il problema è diventato particolarmente evidente in Camerun e Repubblica Centrafricana. L’OMS ha ricevuto segnalazioni relative a quattro lotti falsificati di capsule di amoxicillina da 500 milligrammi. Le analisi hanno mostrato che quelle capsule non contenevano affatto l’antibiotico dichiarato sull’etichetta. Erano confezioni che potevano sembrare medicinali, ma che non erano in grado di curare un’infezione batterica.

Le conseguenze sanitarie vanno dal fallimento della terapia all’avvelenamento e alla morte. Nel rapporto vengono richiamate anche vecchie stime OMS, riferite al 2017, secondo cui gli antimalarici falsificati o di qualità insufficiente nell’Africa subsahariana potrebbero essere associati ogni anno a un numero di morti compreso tra 72mila e 267mila. Antibiotici scadenti utilizzati contro la polmonite infantile potrebbero essere collegati a oltre 169mila morti. Sono stime datate e non devono essere presentate come conteggi attuali, ma danno la misura del rischio sanitario.

Il traffico, inoltre, non passa soltanto dai mercati di strada. I medicinali entrano attraverso porti marittimi e fluviali, aeroporti e grandi assi stradali. Tra il 2020 e il 2025 sono state intercettate negli aeroporti della regione circa 7,3 tonnellate di prodotti medici. Le Nazioni Unite indicano tra gli snodi principali il porto di Douala in Camerun, quello di Apapa in Nigeria e i porti fluviali di Brazzaville e Bangui.

Attorno a questo commercio si muovono produttori clandestini, grossisti, venditori informali, intermediari, operatori sanitari corrotti e reti online. In Repubblica Centrafricana, secondo il rapporto, anche gruppi armati ricavano denaro saccheggiando strutture sanitarie, rivendendo medicinali o imponendo tasse sui carichi che attraversano i territori sotto il loro controllo. A settembre 2026 le autorità del Gabon hanno inoltre sequestrato 17mila compresse di tramadolo attribuite a traffici transfrontalieri provenienti dal Camerun.

La criminalità è dunque una parte della storia, ma non la spiega interamente. A monte rimane un sistema sanitario nel quale il prezzo di un medicinale può decidere se una persona entrerà in farmacia oppure comprerà due compresse da un venditore per strada. La stessa OMS indica fino a due miliardi di persone nel mondo prive di un accesso adeguato a medicinali, vaccini e altri prodotti sanitari necessari. È esattamente questo vuoto di accesso che viene occupato dai farmaci falsificati e di qualità insufficiente.

Nel maggio 2026 l’OMS e l’African Medicines Agency hanno firmato un nuovo accordo per rafforzare i sistemi regolatori, i controlli e l’accesso a prodotti sanitari certificati. Ma l’Organizzazione riconosce che il continente continua a soffrire di sistemi regolatori frammentati, produzione locale limitata, controlli di mercato insufficienti e catene distributive complesse.

Il nuovo rapporto sull’Africa centrale aggiunge ora un elemento che non può essere risolto soltanto aumentando sequestri e controlli di polizia: se un farmaco legale rimane economicamente o materialmente fuori dalla portata delle persone, qualcuno continuerà a vendere un’alternativa. Anche quando dentro quella compressa non c’è il medicinale che dovrebbe esserci.

Foto The U.S. Food and Drug Administration Public Domain