Giornata dei Senzatetto: il Governo taglia 307 milioni su 450

Sabato 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale dei senzatetto. In Italia la ricorrenza cade mentre il principale intervento del PNRR dedicato alle persone senza dimora è passato dai 450 milioni di euro inizialmente programmati a 143 milioni dopo la revisione del Piano. Anche l’obiettivo è cambiato: in origine si parlava di almeno 25mila persone da raggiungere entro il primo trimestre del 2026; il target aggiornato prevede invece 1.318 progetti personalizzati di Housing First e 11.046 nelle Stazioni di posta, poco più di 12mila interventi complessivi. Nel frattempo, soltanto nelle 14 principali città metropolitane italiane, Istat ha contato più di 10mila adulti senza dimora e quasi 4.500 persone che trascorrono la notte direttamente in strada.

È da questi numeri, più che dalle dichiarazioni sulla solidarietà che accompagneranno anche quest’anno la Giornata mondiale, che dovrebbe cominciare il bilancio delle politiche italiane contro la povertà estrema. Perché sulla carta il programma era ambizioso. L’investimento 1.3 della Missione 5 del PNRR, “Housing temporaneo e Stazioni di posta”, nasceva con 450 milioni di euro. Lo conferma ancora oggi la stessa pagina del Ministero del Lavoro, che continua a indicare quella dotazione e il traguardo di almeno 25mila persone in grave deprivazione materiale ospitate temporaneamente attraverso i progetti entro il primo trimestre del 2026.

Ma nel frattempo il PNRR è stato modificato. La documentazione aggiornata dell’IFEL, la Fondazione dell’Anci per la finanza e l’economia locale, registra esplicitamente che i 450 milioni erano le risorse “inizialmente programmate” e che, dopo la revisione del Piano, sono diventati 143 milioni. Non è una differenza marginale: sono circa 307 milioni in meno nella misura PNRR rispetto alla dotazione originaria, oltre i due terzi dell’importo con cui l’intervento era stato presentato.

Questo non significa automaticamente che 307 milioni siano stati semplicemente cancellati o che tutti gli interventi inizialmente programmati siano stati abbandonati: una parte può essere stata ricollocata, coperta con altre fonti o sottratta al perimetro del PNRR. Ma proprio per questo, in occasione della Giornata mondiale dei senzatetto, sarebbe utile che il Governo spiegasse in modo comprensibile dove siano finite quelle risorse, quali progetti vengano oggi finanziati fuori dal Piano e quale sia il valore complessivo degli interventi effettivamente arrivati sul territorio. Il dato certo è che nel PNRR dedicato a Housing First e Stazioni di posta i 450 milioni iniziali non ci sono più: la cifra aggiornata è 143 milioni.

È cambiato anche il traguardo. La versione originaria, ancora riportata dal sito ministeriale, prevedeva almeno 25mila persone raggiunte. Il target aggiornato, spostato al secondo trimestre del 2026, richiede invece 1.318 progetti personalizzati di Housing First, con la disponibilità di un alloggio temporaneo per un periodo tra sei e 24 mesi, e 11.046 progetti personalizzati nelle Stazioni di posta. Complessivamente 12.364. Persone e progetti personalizzati non sono indicatori perfettamente sovrapponibili, quindi non è corretto parlare semplicemente di un obiettivo “dimezzato”. È però altrettanto scorretto ignorare che l’indicatore sul quale verrà giudicato il risultato finale è stato profondamente riscritto rispetto all’impegno originario.

Il modello Housing First, peraltro, nasce proprio per superare la gestione emergenziale dei senzatetto. L’idea è fornire innanzitutto una casa e costruire intorno alla persona un percorso di autonomia, invece di limitarsi al dormitorio per la notte o all’assistenza nei mesi più freddi. Le Stazioni di posta dovrebbero completare quel sistema offrendo servizi essenziali, accoglienza, assistenza sanitaria, domiciliazione e accompagnamento sociale. Il PNRR doveva quindi rappresentare il passaggio da una politica della sopravvivenza a una politica capace di togliere stabilmente le persone dalla strada.

A mostrare quanto quella strada sia ancora lunga sono i dati pubblicati quest’anno dall’Istat. Nella notte del 26 gennaio 2026 sono state contate 10.037 persone adulte senza dimora nei 14 comuni centro delle aree metropolitane: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari. Di queste, 5.563 erano ospitate in strutture di accoglienza notturna. Le altre 4.474, il 44,6 per cento, sono state trovate per strada, negli spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna.

E si tratta di una conta molto parziale rispetto all’intero fenomeno. Istat precisa che la rilevazione riguarda esclusivamente quelle 14 città, esclude i minori e non comprende chi vive in insediamenti organizzati o stabili occupati né le persone prive di una propria abitazione ma temporaneamente ospitate da amici o parenti. Non è dunque il numero dei senzatetto presenti in Italia: è il numero rilevato, in una singola notte, in un gruppo limitato di grandi città.

Roma da sola ne contava 2.621, con 1.299 persone direttamente in strada. Milano 1.641, delle quali 601 in strada; Torino 1.036, con 372 in strada; Napoli 1.029, delle quali 566 senza neppure un posto in una struttura per quella notte. Quattro città raccolgono da sole più di seimila persone censite.

Poi ci sono quelli che dalla strada non sono usciti vivi. Nel 2025 l’Osservatorio della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora ha registrato 414 morti. Nel 2024 erano state 434 e nel 2023 415: da tre anni si rimane sopra quota quattrocento. L’età media delle persone morte nel 2025 era appena 46,3 anni. Nel 34 per cento dei casi il decesso è avvenuto in strade, parchi o altre aree pubbliche; un altro 23 per cento è stato registrato in baracche e ripari di fortuna.

Questi sono i dati con cui l’Italia arriva alla Giornata mondiale del 10 ottobre: 10.037 persone senza dimora contate soltanto nelle 14 maggiori città, 4.474 direttamente in strada, 414 morti in un anno e un’età media alla morte di poco superiore ai 46 anni. Sul versante delle politiche pubbliche, invece, c’è un programma PNRR nato con 450 milioni e successivamente ridotto a 143 milioni, mentre l’obiettivo originario delle 25mila persone è stato sostituito da un sistema di target costruito su 12.364 progetti personalizzati.

La contraddizione diventa ancora più evidente perché lo stesso sito del Ministero del Lavoro continua a presentare al cittadino la versione originaria: 450 milioni di euro e almeno 25mila persone. La documentazione aggiornata sull’attuazione dice invece 143 milioni e poco più di 12mila progetti. Non è un dettaglio burocratico: tra i due quadri ballano più di 300 milioni e una riscrittura sostanziale del risultato da raggiungere.

Sabato, per la Giornata mondiale dei senzatetto, sarà quindi facile parlare di dignità, inclusione e diritto alla casa. Più utile sarebbe pubblicare un rendiconto completo: quanti dei progetti Housing First sono realmente attivi, quanti appartamenti sono stati messi a disposizione, quante Stazioni di posta funzionano a pieno regime, quante persone hanno effettivamente ricevuto un alloggio e soprattutto con quali fondi siano stati eventualmente salvaguardati gli interventi usciti dal perimetro dei 450 milioni originari.

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