La generazione più istruita nella storia della Cina sta affrontando una battuta d’arresto, in quanto circa 15 milioni di giovani, secondo le statistiche, sono senza lavoro e in molti stanno rivedendo al ribasso le loro ambizioni. Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio nazionale di statistica di luglio, il tasso di disoccupazione medio rilevato nelle aree urbane era del 5,8% nel secondo trimestre di quest’anno. Ma il dato non si ferma qui, ha continuato a salire a maggio e giugno. E ad aprile ha toccato il 6,1%.
Proprio a giugno, la popolazione di età compresa tra i 16 ei 24 anni aveva ancora difficoltà a trovare lavoro poiché il tasso di disoccupazione complessivo in quella fascia d’età era salito al 19,3%. In precedenza, i migliori talenti cinesi puntavano alle aziende Fortune Global 500, alle grandi piattaforme Internet, alle agenzie di consulenza o agli studi legali in città come Pechino e Shanghai.
Quest’anno però i laureati sono stati intimiditi dalle notizie sui social media sui licenziamenti di massa nelle aziende di tecnologia, nell’intrattenimento, nel tutoraggio privato e nel settore degli immobili, in seguito alle rigorose misure di controllo sul coronavirus che hanno avuto riflessi importanti sull’economia cinese.
La popolazione giovane, secondo la stampa locale, starebbe perdendo fiducia nelle aziende private ed è disposta ad accettare salari più bassi nel settore statale. Se il trend dovesse continuare, la crescita dell’economia cinese ne risentirà fortemente. Le prime cinque società di istruzione quotate in Cina hanno ridotto il proprio personale di 135 mila unità soltanto nell’ultimo anno.
A questi problemi si sommano quelli degli studenti usciti dai college e dei diplomati delle scuole professionali per entrare nel mercato del lavoro, dove è evidente la discrepanza tra i ruoli disponibili e le aspettative di chi cerca lavoro. Sotto l’epidemia di covid, varie società private hanno licenziato i propri dipendenti e questo è il motivo per cui il 39% dei laureati ha elencato le società statali come prima scelta per il lavoro lo scorso anno.
Gli economisti affermano che la Cina ha bisogno che il Pil aumenti tra il 3% e il 5% quest’anno. Si prevede che il paese raggiungerà comunque un tasso di crescita più vicino al 4%, ma con prospettive altamente incerte a causa della prospettiva di ulteriori blocchi e leggi repressive per contenere la diffusione del coronavirus. Una questione economica seria, che rischia di riflettersi anche nel dibattito politico interno al Partito Comunista Cinese e in possibili assestamenti nel governo.

by rboed


