Come Diogene Notizie aveva anticipato, sono arrivati i 500 euro della Carta Dedicata a te, e il governo Meloni può celebrare un’altra delle sue operazioni preferite: distribuire qualche soldo alle famiglie povere, accompagnandolo con una comunicazione che trasforma un contributo modesto in un grande successo politico. La povertà rimane, i prezzi continuano a pesare sui bilanci familiari, ma almeno c’è un accredito da annunciare.
Dal 4 novembre è partita la distribuzione del contributo alimentare destinato a circa 1,18 milioni di famiglie. Altri 500 euro arriveranno nell’aprile 2027. Mille euro complessivi, come ha ripetutamente sottolineato il governo, accuratamente suddivisi in due annualità: poco meno di 42 euro al mese. Per una famiglia di tre persone significa meno di 14 euro mensili a testa.
Una mancetta, appunto. Non perché 500 euro siano inutili a chi fatica a comprare da mangiare, ma perché un governo che pretende di affrontare la povertà con somme del genere dimostra quanto sia distante dalle condizioni materiali di milioni di cittadini.
Cinquecento euro contro il carovita
Per comprendere l’insufficienza del provvedimento basta confrontarlo con gli ultimi dati Istat. Nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie italiane per alimentari e bevande analcoliche ha raggiunto 552 euro, contro i 533 dell’anno precedente. I prezzi alimentari sono aumentati del 3% in dodici mesi, dopo anni di rincari che hanno già eroso il potere d’acquisto.
Naturalmente le famiglie povere spendono mediamente meno di quelle benestanti. È proprio questo il problema: non perché abbiano meno necessità, ma perché dispongono di meno denaro e sono spesso costrette a rinunciare anche a prodotti essenziali.
La Carta non copre neppure un mese della spesa alimentare media nazionale. E per gli altri undici mesi? Il governo non offre risposte attraverso questo provvedimento, se non la prospettiva di un’altra ricarica l’anno successivo.
Ancora più significativo è il confronto con la povertà. Secondo i dati Istat pubblicati il 15 ottobre, nel 2025 oltre 2,1 milioni di famiglie italiane vivevano in povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone. Tra queste, più di un milione e centomila minori.
La Carta raggiunge una platea numericamente assai inferiore. Le categorie statistiche e i requisiti di accesso non coincidono, ma il dato rende evidente che il sostegno non è destinato a coprire l’intero universo delle famiglie povere.
Non basta nemmeno avere un Isee inferiore a 15mila euro: le risorse sono limitate, vengono applicate priorità e sono previste incompatibilità con altri sostegni. Il bisogno, da solo, non garantisce l’accesso.
Le mancette al posto dei diritti
La questione politica è precisamente questa. Il governo Meloni continua a privilegiare interventi circoscritti, bonus e contributi occasionali, anziché costruire attraverso questa misura una risposta stabile alle condizioni che producono l’impoverimento.
Non si interviene sui salari insufficienti, sulla precarietà del lavoro, sul costo degli affitti o sulla crescente difficoltà di accedere ai servizi essenziali. Si distribuisce una carta prepagata, utilizzabile per determinati acquisti alimentari, e si presenta il risultato come una politica sociale.
È la differenza tra contrastare la povertà e amministrarla attraverso piccoli trasferimenti economici. Nel primo caso si cerca di modificare le condizioni che impediscono alle persone di vivere dignitosamente. Nel secondo si offre un sollievo temporaneo, lasciando sostanzialmente immutati i problemi.
Il governo può sostenere che anche un aiuto limitato sia meglio di niente. È vero, ma è un argomento piuttosto debole per un esecutivo che governa da quattro anni e dovrebbe essere giudicato sulla capacità di produrre risultati strutturali, non sulla generosità di una ricarica alimentare.
Nessuno mette in discussione il fatto che una famiglia in difficoltà possa utilizzare quei 500 euro per comprare qualcosa di necessario. Si contesta la scelta politica di considerare sufficiente un intervento del genere davanti a una povertà che coinvolge milioni di persone.
La propaganda dei mille euro
C’è poi il capitolo della comunicazione. Il governo ha presentato la Carta insistendo sui mille euro complessivi e sulle ingenti risorse stanziate. Il ministro Francesco Lollobrigida ha addirittura definito il provvedimento parte di una strategia strutturale.
Ma una misura non diventa strutturale perché un ministro la definisce tale. E soprattutto non diventa adeguata perché, sommando due ricariche distanti sei mesi, si ottiene una cifra più adatta ai titoli dei comunicati stampa.
Il metodo è ormai riconoscibile: si annuncia una somma importante, la si distribuisce tra molti beneficiari e su un periodo sufficientemente lungo, poi si valorizza il numero complessivo evitando accuratamente di soffermarsi sulla sua reale incidenza nei bilanci familiari.
Il secondo accredito è previsto per aprile 2027, a pochi mesi dalla conclusione naturale della legislatura. La coincidenza con l’avvicinarsi della campagna elettorale non dimostra da sola un intento propagandistico, ma rende ancora più importante distinguere la comunicazione politica dall’effettiva utilità sociale del provvedimento.
La Carta Dedicata a te non è priva di utilità. È semplicemente troppo poco rispetto al problema che pretende di affrontare.
Un Paese con oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta avrebbe bisogno di una strategia fondata su redditi dignitosi, lavoro stabile, politiche abitative e servizi pubblici accessibili. Non di un sistema nel quale il sostegno alimentare viene presentato come una concessione da celebrare a ogni nuova ricarica.
Il governo Meloni continua a raccontare i risultati della propria politica economica attraverso i grandi numeri della finanza pubblica e i piccoli contributi destinati ai più poveri. Ma la misura del benessere non è quanto un esecutivo riesce ad annunciare: è quanto denaro rimane alle famiglie dopo aver pagato le spese indispensabili.
E se le persone per mangiare sono costrette a usare una carta prepagata da 500 euro all’anno, il problema, con evidenza, non è trovare un nome accattivante alla carta, ma riconoscere che quelle persone hanno bisogno di ben altro.


