Misery index Confcommercio: indice povertà sale a 10,3

Il Misery Index Confcommercio – l’indicatore che misura il “disagio sociale” combinando inflazione e disoccupazione – è tornato a crescere: a settembre è salito a 10,3 punti, +0,3 rispetto ad agosto, raggiungendo il livello più alto dall’inizio dell’anno.

Nonostante il dato resti “stabilizzato” su valori medi, Confcommercio lancia un avvertimento: senza un aumento della fiducia e della domanda interna delle famiglie, il rischio è che la stagnazione si trasformi in un peggioramento duraturo.

Ma dietro questi numeri, si muove una realtà più profonda: il malessere sociale dell’Italia 2025, aggravato da scelte di politica economica e sociale che, secondo molti osservatori, hanno indebolito la rete di protezione dei più fragili.

Un Paese fermo, nonostante i dati “migliori”

Il rapporto segnala un’inflazione al 2,7% sui beni di prima necessità – in crescita rispetto al 2,3% di agosto – e una disoccupazione “estesa” al 6,5%, solo in lieve calo. Sulla carta, si tratta di valori relativamente contenuti rispetto agli anni post-pandemici. Ma per Confcommercio la stabilità dell’indice nasconde una stasi preoccupante: le famiglie non spendono, i consumi restano fermi, la fiducia è ai minimi.

Il mercato del lavoro mostra segni di “tenuta”, ma i nuovi impieghi sono spesso precari, mal pagati o part-time involontari. Il reddito reale, eroso dall’inflazione, non basta più a sostenere il tenore di vita medio.
Un contesto che contribuisce a quella che Confcommercio definisce “stabilizzazione del disagio sociale”: non esplosivo, ma cronico.

Le scelte del governo nel mirino

Il dato del Misery Index arriva a ridosso della pubblicazione del Rapporto Caritas 2025 sull’Assegno di Inclusione, che aveva già segnalato una crescita della povertà assoluta e delle famiglie escluse dai sostegni pubblici. Due analisi diverse, ma con un filo rosso comune: l’Italia sociale del governo Meloni è ferma, frammentata, meno capace di proteggere i vulnerabili.

Il governo difende le proprie scelte in materia di welfare – in particolare l’abolizione del Reddito di Cittadinanza e l’introduzione dell’Assegno di Inclusione – come un “cambio di paradigma” per favorire il lavoro e ridurre gli abusi.
Ma i numeri raccontano altro: meno beneficiari, più esclusi, più richieste alle Caritas, più famiglie che si ritrovano senza rete di sicurezza.

La riduzione degli strumenti di contrasto alla povertà e il rallentamento della spesa sociale stanno avendo effetti che si riflettono anche sul Misery Index: il disagio cresce anche senza crisi conclamate, segno che le politiche pubbliche non stanno assorbendo lo shock del carovita e del lavoro povero.

“Stabilità” o immobilismo?

Confcommercio invita alla prudenza, ma il tono è tutt’altro che ottimistico: “Solo un recupero della fiducia e della domanda delle famiglie potrà migliorare le prospettive economiche e ridurre l’area del disagio sociale”. Tradotto: non bastano i bonus e i tagli fiscali temporanei; serve una strategia di redistribuzione e di rilancio del potere d’acquisto.

Il governo, invece, continua a puntare su misure fiscali selettive e di breve periodo, come la decontribuzione o il taglio del cuneo, mentre riduce i fondi per l’assistenza e i servizi territoriali.
Il risultato? Una “normalizzazione” della fatica economica. Il disagio non esplode, ma si sedimenta: un’Italia dove milioni di famiglie sopravvivono senza migliorare.

L’Italia al bivio

Secondo gli esperti, la crescita debole e il ritorno dell’inflazione “di base” rischiano di mantenere il Misery Index sopra quota 10 per tutto il 2025.
Un livello che, pur inferiore ai picchi del 2022 (quando l’indice superava 16 punti), resta il segno di una povertà diffusa, strutturale, non più emergenziale. E senza un cambio di rotta nelle politiche pubbliche, questa condizione rischia di diventare permanente.

Il Rapporto Confcommercio si chiude con un avvertimento:

“Solo con un recupero della fiducia e dei consumi, possibile attraverso una crescita del reddito reale e dell’occupazione stabile, si potrà ridurre l’area del disagio sociale.”

Un messaggio che, tradotto in termini politici, suona come una critica implicita all’immobilismo del governo Meloni: non basta vantare dati positivi su occupazione e inflazione, se le persone continuano a vivere peggio.

“Empty Chair Empty Market” by moriza is licensed under CC BY-NC 2.0.