L’Europa registra meno arrivi di bambini e adolescenti migranti, ma una percentuale sempre maggiore di loro affronta il viaggio senza genitori o adulti responsabili. Nel 2025 sono stati 31.100 i minori entrati nei principali Paesi europei attraverso le rotte del Mediterraneo e dei Balcani, il 25% in meno rispetto all’anno precedente. Di questi, 20.800 viaggiavano soli o erano stati separati dalle famiglie. Significa che due minorenni su tre hanno attraversato frontiere, deserti e mari senza la protezione di un adulto di riferimento.
È quanto emerge dal rapporto congiunto pubblicato il 2 ottobre dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dall’UNICEF e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Il documento analizza gli spostamenti dei minori nel 2025 e le condizioni di vulnerabilità incontrate lungo le principali rotte migratorie verso l’Europa. La quota di bambini e ragazzi non accompagnati è passata dal 51% del 2024 al 67% del 2025. Un cambiamento che rende ancora più urgente il problema della loro protezione.
In Italia la situazione è particolarmente significativa. Nel 2025 sono arrivati via mare 14.083 minorenni, circa il 12% in più rispetto all’anno precedente, nonostante il numero complessivo degli sbarchi sia rimasto sostanzialmente stabile. L’86% dei minori arrivati non era accompagnato da genitori o tutori legali. Nel 2024 questa percentuale era del 69%. In un solo anno, dunque, è cambiata profondamente la composizione degli arrivi, con una crescita della presenza di ragazzi che devono affrontare da soli non soltanto il viaggio, ma anche le procedure di identificazione e l’inserimento nel sistema di accoglienza.
La maggior parte ha tra i quindici e i diciassette anni. Soltanto il 5% dei minorenni arrivati sulle coste italiane aveva meno di quindici anni. La prevalenza degli adolescenti rende particolarmente delicato il rapporto con le istituzioni, perché molti raggiungono la maggiore età poco dopo l’ingresso nel Paese, proprio mentre stanno iniziando a imparare la lingua, frequentare la scuola o costruire un percorso di formazione professionale.
Il compimento dei diciotto anni rappresenta uno dei passaggi più problematici. L’accoglienza riservata ai minorenni prevede tutele specifiche che non si applicano automaticamente agli adulti. Senza strumenti adeguati per accompagnare il passaggio alla maggiore età, un ragazzo può trovarsi improvvisamente a dover affrontare problemi abitativi, occupazionali e amministrativi prima di aver raggiunto una reale autonomia. Il rischio è che l’investimento sociale realizzato durante il periodo di accoglienza venga compromesso proprio quando potrebbe produrre i primi risultati.
Le difficoltà cominciano però molto prima dell’arrivo. Le testimonianze raccolte dall’OIM descrivono percorsi segnati da violenze fisiche, privazione della libertà, sfruttamento lavorativo e assenza di alloggi adeguati. Tra i giovani intervistati dopo aver raggiunto l’Italia attraverso la rotta balcanica, il 96% ha dichiarato di non aver avuto sistemazioni adeguate durante il viaggio e il 35% ha riferito di aver subito violenze fisiche. Tra quelli arrivati attraverso il Mediterraneo centrale, il 28% ha raccontato di essere stato trattenuto contro la propria volontà, mentre il 17% ha dichiarato di essere stato costretto a lavorare senza retribuzione.
Queste percentuali riguardano i gruppi intervistati e non possono essere estese automaticamente a tutti i minori migranti. Documentano tuttavia l’esistenza di rischi concreti e ricorrenti lungo le rotte. I ragazzi che viaggiano senza adulti sono particolarmente esposti alle organizzazioni criminali che controllano parte dei percorsi migratori, ai trafficanti e a forme di sfruttamento difficili da individuare e contrastare.
La questione riguarda direttamente anche le politiche europee di gestione delle frontiere. La progressiva restrizione delle possibilità di ingresso regolare non elimina necessariamente le ragioni che spingono a migrare. Guerre, persecuzioni, povertà e insicurezza continuano a determinare la partenza di migliaia di persone. Quando mancano percorsi accessibili e sicuri, chi decide di partire può finire per affidarsi a intermediari illegali, affrontando rischi maggiori. Per un minorenne privo di protezione familiare, queste condizioni possono avere conseguenze particolarmente gravi.
Un altro dato del rapporto contraddice l’immagine di un’Italia considerata esclusivamente come territorio di passaggio verso il Nord Europa. Tra i giovani intervistati dall’OIM dopo l’arrivo attraverso il Mediterraneo centrale, il 90% ha dichiarato di voler rimanere nel nostro Paese. Per molti adolescenti l’Italia non rappresenta quindi una tappa provvisoria, ma il luogo nel quale sperano di costruire la propria vita.

Alla fine del 2025 il sistema italiano di accoglienza registrava 14.048 minori stranieri non accompagnati, ai quali si aggiungevano 2.963 bambini e adolescenti provenienti dall’Ucraina. La loro presenza pone questioni che vanno ben oltre la disponibilità immediata di posti nelle strutture. Occorrono percorsi scolastici, assistenza sanitaria, sostegno psicologico, tutela legale e opportunità concrete di inserimento sociale. Per ragazzi che hanno attraversato esperienze traumatiche, la semplice disponibilità di un alloggio non equivale al raggiungimento di condizioni adeguate di protezione.
L’accoglienza, inoltre, deve confrontarsi con la necessità di garantire continuità. Imparare una lingua, recuperare anni di istruzione perduti e acquisire competenze professionali richiede tempo. Un sistema costruito prevalentemente sulla gestione dell’emergenza rischia di risultare inadeguato rispetto alle esigenze di adolescenti che devono prepararsi rapidamente a una vita autonoma.
Il rapporto evidenzia anche le differenze tra i Paesi europei. Nel 2025 la Grecia ha registrato 9.978 arrivi di minorenni, con una diminuzione del 41% rispetto all’anno precedente, mentre in Spagna ne sono stati registrati 5.543, il 19% in meno. Italia e Spagna presentano tuttavia la maggiore incidenza di minori non accompagnati, pari all’86% degli arrivi.
La distribuzione delle richieste di protezione internazionale mostra un quadro differente. Circa il 71% delle prime domande di asilo presentate da minorenni si concentra in quattro Paesi: Germania, Francia, Spagna e Grecia. L’Italia, pur essendo il principale punto di ingresso tra i Paesi considerati nel rapporto, raccoglie una quota relativamente contenuta delle richieste di asilo dei minori non accompagnati. Nel 2025 queste ultime sono state 985, mentre le domande complessive presentate da minorenni hanno raggiunto quota 4.880.
La distanza tra il numero degli arrivi e quello delle richieste di asilo non consente, da sola, di stabilire quanti ragazzi abbiano abbandonato il sistema di accoglienza o si siano trasferiti altrove. Segnala però la necessità di comprendere meglio i percorsi amministrativi e le condizioni nelle quali i minori esercitano i propri diritti.
La protezione dell’infanzia dovrebbe rappresentare un principio comune alle politiche migratorie europee. Eppure la capacità di garantire assistenza a bambini e adolescenti continua a dipendere in misura rilevante dal Paese di ingresso, dalle risorse disponibili e dal funzionamento dei sistemi nazionali di accoglienza. Anche i meccanismi europei di solidarietà restano limitati: nel 2025 soltanto 199 minorenni sono stati trasferiti tra Paesi nell’ambito del meccanismo volontario di ricollocamento, e nessuno di loro era non accompagnato.
La crescita della percentuale di minori soli rende evidente una contraddizione. Le istituzioni europee dedicano enormi risorse al controllo delle frontiere, mentre la protezione dei ragazzi che le attraversano continua a presentare carenze strutturali. Il rischio è che la condizione di migrante finisca per prevalere, nelle scelte amministrative e politiche, su quella di minorenne.
I dati delle Nazioni Unite descrivono un fenomeno che non può essere affrontato esclusivamente attraverso la gestione degli sbarchi. Dietro le statistiche ci sono adolescenti che hanno già sperimentato violenze, separazioni familiari e sfruttamento, e che si trovano a dover costruire il proprio futuro senza il sostegno dei genitori. La questione non è soltanto quanti arrivino, ma quali possibilità abbiano di vivere in sicurezza, studiare e diventare autonomi.
Nel 2025 oltre ventimila bambini e ragazzi hanno raggiunto l’Europa senza adulti di riferimento. La diminuzione complessiva degli arrivi non ha ridotto questa vulnerabilità, ma l’ha resa proporzionalmente più diffusa. È su questo dato, prima ancora che sui numeri degli sbarchi, che dovrebbe misurarsi la capacità dell’Europa di rispettare i diritti dell’infanzia.



