E adesso ecco il consueto boomer che ci fa due palle così con il suo ricordo della maturità. Dai zio, dicci quanto eravate fichi tu e i tuoi compagni di scuola, quali mirabilie inventavate per le false giustificazioni, di quel professore strambo ma geniale, i bei tempi passati.
E no cari, mi dispiace, non è andata per niente così. Se dovessi identificare un momento in cui ho capito d’improvviso e ufficialmente che schifo di mondo è questo, la mia promozione è esattamente quel momento.
Tra i bocciati almeno un paio, a differenza mia, avevano un percorso irreprensibile. Si emozionarono all’esame e pagarono la loro onesta timidezza con un anno in più di “reclusione scolastica”. Una botta di culo, d’accordo, per una volta toccò a me, ma, da allora in poi, come fidarsi delle istituzioni?
Senza scorrere una paginata di feed social, comprendevo già che mai sarei stato valutato per chi sono e cosa so realmente. E così è stato. A questo penso ogni volta che incontro studenti nell’università dove insegno. Tra loro io sono il meno titolato. Sono circondato da trentenni con minimo due lauree e tre master, e nonostante questo ancora alla ricerca di un lavoro, una qualche sicurezza economica, un minimo di stabilità abitativa. Io al massimo posso spiegargli come si fa l’attacco di un pezzo, come fare una ricerca su fonti aperte, come si fa un’inchiesta.
Cambierà? No, non cambia. Il “pezzo di carta” non è nemmeno più espressione di essersi avvicinati a un qualche sapere. È l’equivalente civile della fedina penale: la London School of Economics al posto di Rebibbia, la Bocconi anziché il Beccaria, e nemmeno l’affidamento in prova ai servizi sociali quando hai consumato tutte le risorse della tua famiglia per farti studiare.
Ecco perché l’esame che comincia oggi non misura più quello che pochi ancora credono misuri. Non dice chi sa e chi non sa. Dice chi può permettersi i master che verranno dopo e chi no, chi ha una famiglia che regge il colpo e chi la sta già consumando. La maturità non certifica più cosa hai imparato. Certifica da che parte sei nato.
E questa non è una notizia sulla scuola. È una notizia sull’Italia.



