Un umile dubbio da girare ai maturandi 2025

Guardando le tracce dell’Esame di Stato 2025 – Pasolini, il Gattopardo, la “febbre dell’indignazione social” – ho pensato, invevitabilmente, alla mia di maturità, un risultato ignobile di cui ancor oggi mi vergogno. L’esame l’ho fatta nel 1981, quando il dibattito era ancora se consentire a scuola l’utilizzo delle prime calcolatrici portatili, e le “tracce” te le portava un fattorino in giacca e cravatta, dentro una busta sigillata. Niente posta elettronica: si respirava l’ansia vera, non quella da connessione.

Allora Pasolini era un’autentica mina vagante: proibito dai manuali scolastici e adorato nei nostri sottoscala politici. Oggi “Appendice I”, poesia intensa ma non scandalosa, sdoganata all’esame di Stato, rende pop il poeta di Casarsa, senza cancellare le decine di procedimenti penali per oltraggio al pudore che ha subito in vita sua, soprattutto dagli esponenti più retrivi del cattolicesimo pre-conciliare.

La mafia? All’epoca le istituzioni la negavano con la stessa veemenza con cui adesso negano il cambiamento climatico: “Non esiste”, ripetevano. E noi studenti, tra versioni di latino insolute e formule di fisica rimaste misteriose, sentivamo l’odore del sangue nelle strade: le stragi, i servizi segreti, i depistaggi.

L’indignazione del 1981 non era un filtro Instagram. Per le strade ci schieravamo contro i somozisti in Nicaragua, ci incazzavamo per la morte di Bobby Sands e gli altri in sciopero della fame per l’Irlanda del Nord, inveivamo contro Jaruzelski in Polonia e i licenziamenti alla Fiat. Anche per il gol annullato a Turone, a dire il vero, ma quella è un’altra storia.

Le manifestazioni finivano spesso in ambulanza e non in “stories” da quindici secondi. Non c’era bisogno di saggisti a commentare la “rivoluzione tweetata”: roba da hipster del cazzo, cresciuti a petizioni digitali. Un vantaggio però lo abbiamo indubbiamente avuto: Antonello Venditti non aveva ancora scritto “Notte prima dell’esame” per scassarci le palle ogni anno.

Dietro i banchi, il Muro di Berlino non era un capitolo di storia: era un confine armato che poteva esplodere in faccia a milioni di persone. Nel Libano, invaso a sud da Israele, andavano le missioni militari italiane e non un tema di attualità vera, che anche quest’anno si sono ben guardati dall’assegnare. E soltanto pochi “matti” naive parlavano già di impatto ambientale: li chiamavano esaltati e basta.

Oggi, però, quegli stessi “matti” sono diventati ministri, amministratori, manager delle grandi corporation. E che hanno fatto? Cemento ancora più forte, emissioni fuori controllo, mafie coccolate nei palazzi del potere. Noi che avevamo alzato la voce per denunciare tutto questo, ora ci troviamo a insegnare – o a subire – programmi scolastici che ti chiedono di spiegare la differenza tra “argomentazione pro e contro” e “analisi del testo”, come se bastasse un esercizio per cambiare il mondo.

Se la scuola di ieri era un’autentica fucina di idee e conflitti, quella di oggi sembra una catena di montaggio di buone intenzioni naufragate. Il rischio è che i ragazzi e ragazze imparino a scrivere temi impeccabili ma non sappiano nemmeno più cosa significhi ribellarsi veramente. Forse, prima di consegnare la prossima traccia, varrebbe la pena di chiedere: “E voi, che ne sapete se non di di rivolta almeno di critica, con quale libro vi siete trovati in bilico con la vostra coscienza?”

L’unica vera lezione imparata in quegli anni è stata di non limitarsi a interpretare un testo, ma nel mettere in crisi il testo stesso. E alla fine eccoci al paradosso: quei temi di ieri, nati per sovvertire l’ordine, hanno sfornato la classe dirigente di questi anni: conservatrice, anestetizzata e perfettamente in grado di scrivere un tema impeccabile sul “cambiamento” senza aver cambiato una beata minchia. Evidentemente qualcosa non ha funzionato.

La domanda che mi pongo quindi è questa: o voi (vocativo, questo me lo ricordo ancora) che state affrontando l’esame di maturità, che oggi vivete nel conformismo più assoluto, che trasforma in istituzione gli autori scandalosi di un tempo e celebra come icone persone coraggiose come Borsellino – ucciso con la complicità dello Stato che oggi vi dà il tema su di lui – riuscirete a invertire il percorso? Insomma, se noi “rivoluzionari all’amatriciana” di ieri abbiamo finito per alimentare il peggio, voi, cresciuti in questo conformismo anestetizzato, avrete davvero gli strumenti (e il coraggio) per sovvertire questo mondo di merda?