Sì: Shoah e Campi furono opera dei nazifascisti

Chi ha parlato di “gite”? La miccia l’accende Eugenia Roccella dal palco del convegno dell’Ucei al Cnel: quelle visite ad Auschwitz, sostiene, avrebbero finito per ribadire che l’antisemitismo è “solo” roba del fascismo, confinata nel passato.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

La reazione di Liliana Segre arriva a stretto giro: “stento a credere” che una ministra definisca “gite” i viaggi della memoria e insinui un intento ideologico opposto a quello educativo. La senatrice a vita ricorda che la verità storica fa male soltanto a chi ha scheletri nell’armadio.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Nel botta e risposta, il punto non è se la memoria sia stata “comoda”: il punto è cosa chiediamo oggi alla memoria pubblica. Le visite ai luoghi dello sterminio non sono turismo scolastico, ma incontro con le prove materiali dell’odio organizzato.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Roccella rivendica di essere stata fraintesa e annuncia disponibilità a chiarire in Commissione: nessun negazionismo, dice, ma l’esigenza di fare i conti con l’antisemitismo di ieri e di oggi.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Qui sta il nodo: la memoria è civile se pretende precisione. Precisione nelle parole, nelle date, nelle responsabilità. Chiamare “gite” i viaggi della memoria non è una svista lessicale: è un errore di prospettiva.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

E la precisione storica non è negoziabile: il progetto di annientamento degli ebrei d’Europa e di altre minoranze fu concepito e realizzato dal nazismo, con la collaborazione dei fascismi locali, compresa la Rsi. Non è opinione: è storia.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Le scuole, semmai, andrebbero sostenute di più: studio prima e dopo il viaggio, preparazione dei docenti, incontro con i testimoni, lavoro sui linguaggi contemporanei dell’odio. Senza questi tasselli, è vero, il rito rischia di svuotarsi. Ma il rimedio non è sminuire il rito: è riempirlo di contenuto.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

La politica intanto si divide: c’è chi accusa la ministra di rovesciamento semantico e chi la difende parlando di strumentalizzazioni. Al netto degli schieramenti, resta il dovere della misura: quando si pronuncia la parola “Auschwitz”, il grado di attenzione deve salire, non scendere.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Auschwitz è una grammatica del reale: leggere quei luoghi significa mostrare cause, strutture, complicità; distinguere memoria da mito, educazione da propaganda; capire che l’odio non nasce nel vuoto ma si costruisce, passo dopo passo, con parole, leggi, silenzi.
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.

Per questo il dibattito di oggi non è su una parola infelice, ma sulla responsabilità del discorso pubblico. Chi siede nelle istituzioni non “usa” la memoria: la custodisce. E la custodisce anche ripetendo l’ovvio, quando serve. A proposito:
Sì, i campi di concentramento e la Shoa sono opera dei nazifascisti.