Onu: aumento esponenziale dei civili uccisi in Sudan

3.384 civili uccisi nei soli primi sei mesi del 2025, in larghissima parte in Darfur, con picchi durante gli assalti e l’assedio di El Fasher e dei campi per sfollati. È la conta ufficiale nell’ultimo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR), che parla di un’escalation fatta di bombardamenti, colpi d’artiglieria e droni su aree densamente abitate, insieme a un aumento netto delle esecuzioni sommarie.

Il quadro non è solo quantitativo: è qualitativo. L’OHCHR documenta schemi ricorrenti di violazioni gravi — attacchi indiscriminati, violenza sessuale, ostacoli sistematici all’accesso umanitario — e parla senza giri di parole di una “guerra di atrocità” con civili deliberatamente presi di mira. In agosto, l’ufficio ha denunciato uccisioni continue a El Fasher e nell’adiacente campo di Abu Shouk; a inizio settembre la Missione ONU d’inchiesta indipendente ha ribadito che entrambe le parti commettono crimini, con schemi che violano in pieno il diritto internazionale umanitario.

L’assedio di El Fasher — ultimo capoluogo del Darfur ancora tenuto dall’esercito — dura in forme diverse dalla primavera 2024 ed è stato più volte condannato dal Consiglio di Sicurezza ONU, che ha chiesto alla RSF di revocarlo e ha sollecitato una pausa umanitaria immediata. Ma sul terreno la morsa resta: convogli respinti o ritardati, corridoi insicuri, colpi d’arma pesante a ridosso dei campi. Secondo OCHA, al 9 settembre 2025 El Fasher resta sotto assedio, con accessi umanitari estremamente limitati.

Questa violenza si innesta su una carestia accertata in Darfur settentrionale. La IPC Famine Review Committee ha confermato nell’agosto 2024 la fame nel campo di Zamzam (mezzo milione di persone), con estensioni successive ad altre aree e campi; nel 2025 l’insicurezza alimentare estrema si mantiene e si allarga, spinta proprio da assedio e blocco degli aiuti. Agenzie ONU e ONG hanno dovuto sospendere attività a più riprese per i combattimenti; MSF e WFP hanno interrotto interventi a Zamzam tra febbraio e marzo, lasciando una popolazione già allo stremo senza assistenza regolare.

Sui dettagli più crudi non servono metafore. A gennaio un attacco con droni ha colpito un ospedale materno a El Fasher causando decine di morti; in primavera, i campi di Abu Shouk e Zamzam sono stati nuovamente presi di mira; ad agosto l’OHCHR ha contato decine di civili uccisi in dieci giorni in Darfur durante offensive RSF, con segnalazioni di esecuzioni a sfondo etnico. Ogni volta la dinamica si ripete: armi esplosive ad ampio raggio usate in contesti urbani e campi sovraffollati.

Il diritto internazionale non è un optional: colpire deliberatamente i civili e usare fame e assedio come strumenti di guerra sono crimini. E non basta “condannare”: la comunità internazionale ha già gli strumenti minimi — risoluzione 2736 del Consiglio di Sicurezza che pretende la fine dell’assedio di El Fasher; richieste reiterate di accesso umanitario senza ostacoli; pressioni coordinate su chi fornisce armi e su chi controlla i valichi — ma l’implementazione è ferma. Senza cessate il fuoco locali e corridoi sicuri, le statistiche dell’OHCHR resteranno un bollettino funebre aggiornato ogni mese.

Questa situazione somma tre fattori che la rendono gravissima: scala (migliaia di civili uccisi in sei mesi), intenzionalità (attacchi e assedi che colpiscono i non combattenti e chi li assiste) e impunità operativa (accesso umanitario negato, risoluzioni ignorate). E perché ha un effetto moltiplicatore: ogni bomba che cade su El Fasher o su un campo non uccide solo; condanna alla fame quelli che restano. È il punto in cui la cronaca smette di essere “una notizia” e diventa una colpa politica collettiva.

Il rapporto propone alcune azioni da compiere subito: imporre e verificare pause umanitarie monitorate, aprire corridoi terrestri e aerei per cibo, acqua e carburante; sostenere logisticamente un ponte umanitario da/verso il Ciad; sanzionare chi ostacola i convogli e chi bombarda campi e ospedali; finanziare l’appello ONU oggi gravemente sottofinanziato; dare copertura diplomatica a indagini indipendenti su esecuzioni, violenza sessuale e uso della fame come arma. Sono misure concrete e verificabili: ogni giorno senza è un giorno in più di ingiustizia che abbiamo deciso di tollerare.