Auto a zero emissioni 2035: una scelta per clima e lavoro

La transizione ecologica dell’industria automobilistica europea è una sfida ambientale e sociale che non può più attendere. Mantenere il target del 2035 per la vendita esclusiva di auto e furgoni a zero emissioni non è solo una misura per il clima: è la chiave per difendere la competitività europea, creare nuovi posti di lavoro verdi e promuovere una società più equa.

Una scelta fondamentale per il clima e l’industria europea
Il settore dei trasporti resta tra i maggiori responsabili delle emissioni climalteranti in Europa. Rinviare o indebolire l’obiettivo del 2035, come alcuni Paesi chiedono, significherebbe rallentare la decarbonizzazione e perdere credibilità climatica proprio mentre il resto del mondo accelera sulla mobilità elettrica.

Cina e Stati Uniti hanno già imboccato questa strada e stanno investendo in modo massiccio su batterie e infrastrutture di ricarica. Se l’Europa resta indietro, rischia di trasformarsi da produttore globale a importatore di tecnologie chiave.

Il futuro dell’occupazione è verde
Contrariamente alle paure diffuse, la transizione verso l’elettrico non comporta una perdita netta di occupazione. Anzi. Secondo i dati di Transport & Environment, mantenere il target 2035 accompagnandolo a politiche industriali lungimiranti potrebbe riportare la produzione automobilistica europea ai livelli post-crisi del 2008, raggiungendo 16,8 milioni di veicoli all’anno.

La progressiva chiusura delle linee di produzione dei motori termici sarebbe ampiamente compensata dalla creazione di oltre 200.000 nuovi posti di lavoro nella filiera delle batterie e nelle reti di ricarica. Rallentare la transizione significherebbe invece perdere fino a un milione di posti di lavoro e vedere sfumare miliardi di investimenti strategici.

Una transizione giusta per lavoratori e cittadini
Per gli ecologisti, la transizione energetica non può avvenire a scapito dei più deboli. Serve una politica industriale europea che accompagni le imprese e i lavoratori nella riconversione, puntando su formazione, trasferimento tecnologico e tutela dei diritti. Allo stesso tempo è necessario favorire l’accesso ai veicoli elettrici da parte dei cittadini a basso reddito, abbattendo il rischio di una mobilità pulita riservata solo a chi ha maggiore disponibilità economica.

Costruire una filiera verde europea
Per rendere la transizione veramente sostenibile, occorre costruire una filiera industriale europea delle batterie e delle infrastrutture di ricarica, alimentata da energia rinnovabile e basata su materiali locali. Solo così si può ridurre il peso ambientale dell’intero ciclo di vita dei veicoli elettrici e generare valore aggiunto sul territorio europeo, riducendo le dipendenze strategiche da Paesi terzi.

Italia: opportunità o ritardo cronico?
L’Italia è uno dei Paesi più in ritardo nell’elettrificazione del trasporto privato e industriale. La persistente insistenza su una vaga “neutralità tecnologica” rischia di disorientare le imprese e frenare gli investimenti in gigafactory, ricerca e reti di ricarica.

Eppure il nostro Paese potrebbe giocare un ruolo chiave nella filiera europea, forte della sua tradizione manifatturiera e di un mercato interno che, se stimolato correttamente, può trainare la domanda.

L’obiettivo del 2035 è una scelta di responsabilità e lungimiranza. Rinviarlo o annacquarlo significherebbe rinunciare alla leadership industriale europea e aggravare la crisi climatica. Serve invece il coraggio politico di investire oggi in una mobilità pulita, accessibile e socialmente equa. Solo così il futuro dell’automobile europea sarà davvero sostenibile, per il pianeta e per le persone.