“Le catene delle donne sono state forgiate dagli uomini, non dall’anatomia”.
Questa citazione di Estelle Ramei, endocrinologa e femminista, racchiude tutta l’essenza delle disuguaglianze di genere: le donne non sono inferiori agli uomini e le catene che le limitano sono state imposte loro dalla società, da quegli stessi uomini che hanno stabilito norme, leggi e strutture che ne hanno limitato le opportunità e nella società malata in cui viviamo le hanno private, in moltissimi casi, anche della libertà.
Dalle catene, infatti, a gesti più gravi e irreversibili come l’omicidio, il passo è breve. Donne uccise da uomini, perché sono donne. Questo è il femminicidio. La loro colpa è stata quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione, di essersi prese la libertà di decidere cosa fare della propria vita, la libertà di dire NO, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, marito o compagno.
Anche se gli anni passano e la società fa grandi passi avanti in svariati settori, i femminicidi continuano ad aumentare; infatti ci sono sempre più donne che muoiono per mano di uomini. Diventa quindi più urgente e necessario affrontare la questione della violenza di genere adottando misure concrete per combattere questa vera e propria piaga della società, in cui la cultura patriarcale è ancora predominante. Il nostro rimane un mondo maschilista purtroppo, in cui le donne “devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà”.
È una frase definitiva, è vero, ma che rispecchia fedelmente qual è la situazione attuale, non solo in Italia, ma nel mondo intero. Quello che preoccupa maggiormente sono gli schemi mentali dentro i quali la gente è rinchiusa, sono le gabbie ideologiche che inconsciamente direzionano verso scelte e posizioni.
La cosa più complicata è sradicare l’abitudine del pensiero, la consuetudine a pensarla in quel modo e ad agire di conseguenza. Negli ultimi anni la situazione è drammaticamente degenerata e non ne fanno parte soltanto i femminicidi commessi da partner o da ex, ma anche quelli delle ragazze uccise dai padri perché rifiutano il matrimonio che viene loro imposto, quelli delle donne uccise dall’AIDS contratto dal partner che ha tenuto nascosta la sieropositività e, se si torna indietro nel tempo, si sta parlando anche delle donne accusate di stregoneria e bruciate sul rogo.
Questo può sembrare un periodo troppo lontano, ma serve ad interrogarci sul ruolo della donna nella storia e a capire quanti passi in avanti siano stati fatti da allora, ma quanto ancora ci sia da fare, perchè prima di arrivare al femminicidio e nonostante il Codice Rosso introdotto dallo Stato italiano per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, ci sono altri step a cui spesso non viene data la giusta importanza da parte, appunto, di chi dovrebbe proteggere le donne: maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, violazione dei provvedimenti di allontanamento.
Quest’ultimo, in particolare, è spesso l’atto che precede il femminicidio: la ricerca di un ennesimo contatto, il falso tentativo di convincere la donna che si è cambiati, ma soprattutto la richiesta di un ultimo incontro. Vorrei dire alle donne NON ANDATE ALL’ULTIMO APPUNTAMENTO, si rivela sempre la trappola mortale tesa da chi non accetta la fine di un amore, del “se non posso averti io, allora non può averti nessun altro”.
In uno Stato che, nonostante le denunce, fa ancora troppo poco per tutelare i nostri diritti, la nostra incolumità, la nostra vita, dobbiamo essere noi donne in primis a proteggerci, a rispettarci, a non cedere ai ricatti affettivi e alla violenza di chi dice di amarci, perchè chi colpisce una volta lo farà di nuovo, dove c’è stata violenza non può e non deve esserci una seconda opportunità. Mai.



