L’estate (ancora) non c’è ma la povertà energetica sì

Anche se dal cattivo tempo di questi giorni l’estate sembra ancora lontana, per milioni di italiani si avvicina un problema fin troppo concreto: la povertà energetica estiva.

Siamo abituati a sentirne parlare d’inverno, tra riscaldamenti spenti, case gelide e bollette insostenibili. Ma quando il caldo arriva, per chi non può permettersi un ventilatore o un condizionatore, il disagio diventa altrettanto insidioso. Solo che, per qualche ragione, fa meno notizia.

Eppure, il disagio è reale. Secondo le stime più recenti, oltre due milioni di famiglie italiane si trovano in condizioni di povertà energetica: case male isolate, contatori spenti per paura delle bollette, stanze che in estate diventano forni e peggiorano la salute di chi le abita.

Secondo un’indagine condotta da Caritas Europa e Chiese Valdesi, nel 2022 il 40% in più di persone aveva chiesto aiuto a enti privati per affrontare il calore. Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: gli anziani, i bambini, le persone con malattie croniche, chi è costretto a restare in casa, chi abita ai piani alti senza un filo d’ombra o isolamento, pagano il prezzo più alto. In alcuni casi, un prezzo estremo.

I dati europei parlano chiaro: le ondate di calore estive sono sempre più frequenti, intense e letali. In alcuni Paesi del Sud Europa, il caldo uccide più del freddo. E il problema non è solo climatico, è anche sociale: l’accesso a un ambiente fresco, sicuro, vivibile non è garantito a tutti. Il diritto a refrigerarsi, in sostanza, è diventato un nuovo fronte di disuguaglianza.

“Frigorifero estivo” by silgeo is licensed under CC BY-SA 2.0.

il 9,3% della popolazione dell’UE non è in grado di riscaldare o raffreddare adeguatamente le proprie abitazioni, con un aumento di 2,4 punti percentuali rispetto allo scorso anno. E quasi il 7% è in arretrato con i fornitori di elettricità e gas.

Mentre l’Europa cerca di correre ai ripari con fondi per l’efficienza energetica e progetti di adattamento climatico, in Italia si prova ad affrontare il problema con misure come il “reddito energetico” o gli incentivi per il fotovoltaico residenziale. Ma il nodo vero resta lo stesso: chi ha meno, vive peggio. E spesso, in silenzio.

La povertà energetica estiva ha una particolarità crudele: non è spettacolare, non si vede. Nessuno filma le notti insonni sudate di chi dorme su un divano senza aria, né i pomeriggi afosi in cui si sceglie tra fare la spesa e accendere il ventilatore. È una povertà silenziosa, che si insinua nelle mura domestiche e logora la salute, la dignità, la qualità della vita.

Per questo, serve un cambio di mentalità: smettere di pensare al raffreddamento come a un lusso, e iniziare a considerarlo un bisogno primario, al pari del riscaldamento invernale. Le politiche devono riconoscerlo e sostenerlo.

Le città devono attrezzarsi con spazi pubblici climatizzati accessibili. E serve più attenzione anche nel dibattito pubblico: perché il caldo, oggi, non è più un fastidio stagionale. È un fattore di rischio sociale.

L’estate arriverà, anche se oggi piove. E quando lo farà, sarà bene ricordarsi che il benessere non si misura solo in gradi, ma nella possibilità – per tutti – di viverli in sicurezza.

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