Follower finti sfruttamento vero: pagati per mettere “like”

Assunti per mettere like ai post, sembra il titolo di un articolo acchiappa click o una delle truffe denunciate nel 2023, quando a diverse persone vennero promessi 10 euro a click e invece si ritrovarono con i conti svuotati.

Eppure è tutto vero. Tra i microtasker che lavorano sulle piattaforme digitali, un numero ancora imprecisato, esegue a ripetizione piccoli incarichi per influenzare artificialmente gli algoritmi dei principali social network, mettono like, guardano video, seguono pagine, commentano e condividono post, scaricano app…

Un esercito di lavoratori senza nome, in tutti i sensi, perchè questa professione, anche se già molto diffusa, si muove in una zona grigia della legge e non ha ancora un nome.

Quelli che chiameremo “liker” a pagamento, lavorano di solito per aziende che vendono visualizzazioni e interazioni, come quelle coinvolte nello scandalo Ferragni, accusata di aver comprato follower per salvare la propria immagine dopo il caso pandoro gate.

Il fenomeno delle click farm è stato più volte discusso, ma sempre dal punto di vista degli interessi di pubblicitari e influencer onesti o dei guadagni delle piattaforme social, difficilmente qualcuno si è interessato di chi effettivamente passa intere giornate a scorrere pagine e cliccare.

Se vi state chiedendo perché bot e algoritmi non ci abbiano ancora rubato un lavoro così ingrato, la risposta è semplice, ancora non esistono algoritmi in grado di simulare i comportamenti umani in modo abbastanza fedele.

Infatti, fino a qualche anno fa, centinaia di telefoni venivano controllati da un singolo computer, ma per quanto un codice possa sforzarsi di creare uno schema apparentemente casuale, lo schema resta sempre riconoscibile da un altro algoritmo. E così, per aggirare i filtri sempre più avanzati inseriti dagli informatici dei social network, la soluzione più economica è tornata a essere il lavoro umano.

“Smartphone Configuration for Social Media Marketing in Frederick MD” by Frederick Md Publicity is licensed under CC BY 2.0.

Le piattaforme che offrono questa tipologia di microtask sono molteplici, tra le più conosciute troviamo Microworkers e Rapidworkers.
Le paghe variano in base alla nazionalità del profilo. I profili più richiesti e più pagati sono quelli statunitensi e canadesi. Le paghe peggiori vanno invece a quelli bangladesi, indiani e latinoamericani.

Un milione di follower provenienti da queste aree, essendo più riconoscibile da chi vigila, può arrivare a costare all’influencer anche meno di 3000 dollari e, se il guadagno per chi vende è inferiore a mezzo centesimo per click, i “liker” dovranno per forza lavorare intere giornate per pochi dollari.

Se sembra assurdo che qualcuno possa accettare una paga così bassa per un lavoro come questo, basta ricordare che fino a poco tempo fa, la soglia di povertà internazionale era fissata a 1 dollaro al giorno.

In Italia e più in generale in Europa, le tariffe variano solitamente tra 1 e 5 euro l’ora, in base alla velocità e all’esperienza del lavoratore. I singoli task richiedono pochi minuti e vengono di solito pagati tra i 4 e i 50 centesimi, ma esistono incarichi pagati di più o di meno.

Di solito difficilmente si riesce a vivere di una sola piattaforma, soprattutto se ci si limita a task di questo tipo, ma ruotandole si può tranquillamente arrivare a 1000 euro al mese se non ci si limita alle 40 ore settimanali.

Un lavoro spesso in nero, nella migliore delle ipotesi pagato con metodi simili al nostro lavoro autonomo o alla ritenuta d’acconto, in tutti i casi senza tutele, senza malattia, ferie, maternità o tfr. Inoltre, un lavoro estremamente ripetitivo e monotono, che espone a elevati a rischi psico sociali e a patologie stress correlate, nella quasi indifferenza generale.

“Bossware is unfair (in the legal sense, too)” by gruntzooki is licensed under CC BY-SA 2.0.