L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha lanciato un nuovo allarme per la regione nord-occidentale dell’Africa, dove piccoli sciami e gruppi di locuste adulte stanno migrando verso nord, attraversando il Sahara. Partiti dal Sahel – in particolare da Algeria meridionale, Niger, Mali settentrionale e Ciad – gli insetti stanno raggiungendo le aree agricole di Algeria centrale, Tunisia meridionale e Libia occidentale.
Le condizioni climatiche insolitamente favorevoli registrate tra febbraio e marzo, con piogge e venti che hanno favorito la vegetazione, stanno creando un habitat ideale per la riproduzione. Secondo le previsioni FAO, le uova deposte nelle aree più verdi stanno per schiudersi, e da qui potrebbero formarsi nuove bande e sciami tra maggio e giugno. Se non si interviene subito, la prossima stagione agricola rischia di essere compromessa.
La FAO ha classificato la situazione come “cautelativa”, chiedendo ai governi della regione di attivare indagini intensive sul terreno, soprattutto nei territori compresi tra l’Atlante marocchino, il Sahara algerino, la Tunisia e la Libia. Un solo chilometro quadrato di sciame può contenere fino a 80 milioni di cavallette, in grado di divorare ogni giorno l’equivalente del cibo per 35.000 persone.
“La prevenzione è l’unico vero antidoto” – ha spiegato Cyril Piou, esperto del monitoraggio locuste della FAO – “Servono sorveglianza e interventi rapidi nei luoghi dove le piogge recenti hanno attivato i cicli riproduttivi”.
Attraverso il proprio servizio di monitoraggio DLIS e la commissione CLCPRO, la FAO continua a offrire supporto tecnico e operativo ai paesi colpiti, ma l’efficacia dell’intervento dipende dalla tempestività e dalla cooperazione locale.

Non è solo una battaglia contro un insetto. È una corsa contro il tempo per proteggere cibo, lavoro e sopravvivenza in uno dei territori più esposti alle ingiustizie ambientali e climatiche del pianeta.
Le invasioni di cavallette in Africa non sono un’emergenza episodica, ma una ferita antica che continua ad aprirsi ciclicamente con effetti devastanti. Tra tutte le specie, è la locusta del deserto (Schistocerca gregaria) la più temuta: in grado di formare sciami di milioni di individui, può spazzare via raccolti interi in poche ore, mettendo a rischio l’alimentazione e la sopravvivenza di migliaia di comunità agricole.
Nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, ondate successive di infestazioni hanno colpito paesi già fragili. Tra il 2003 e il 2005, l’Africa occidentale fu teatro di una delle peggiori invasioni del secolo, con danni stimati in oltre due miliardi di dollari. Ma oltre ai raccolti perduti, le cavallette lasciano dietro di sé carestie, sfollamenti, perdita di bestiame e impoverimento strutturale. Gli sforzi per contenerle, spesso basati sull’uso massiccio di pesticidi, hanno generato anche conseguenze ambientali e sanitarie, come denunciato da contadini in Kenya ed Etiopia.
La crisi delle cavallette, insomma, è anche una crisi climatica, sociale e politica. I cambiamenti nelle precipitazioni, l’instabilità regionale e la debolezza delle infrastrutture rendono difficile una risposta rapida ed efficace. E proprio per questo la notizia arrivata dalla FAO nei giorni scorsi va presa sul serio.



