Crisi nell’alleanza militare russa: l’Armenia si sfila

La Collective Security Treaty Organization (CSTO), alleanza militare tra sei paesi dell’ex spazio sovietico, sta attraversando una fase di profondo logoramento.

L’Armenia ha annunciato la sospensione dei contributi finanziari all’organizzazione, rifiutandosi di sottoscrivere il bilancio per il 2024. Il gesto ha un forte valore politico e segnala l’indebolimento progressivo dei legami tra Yerevan e il blocco guidato dalla Russia.

Il segretario generale dell’organizzazione, Imangali Tasmagambetov, si è trovato al centro di critiche dopo alcune dichiarazioni sul conflitto in Ucraina. In un’intervista rilasciata a marzo a un’agenzia russa, aveva lasciato intendere che l’eventuale invio di truppe dell’Unione Europea avrebbe potuto accrescere le tensioni regionali, e che eventuali azioni della CSTO avrebbero richiesto il consenso unanime degli Stati membri.

Le sue parole hanno suscitato reazioni accese, soprattutto in Kazakistan, dove molti utenti dei social lo hanno accusato di posizioni filorusse.

Tasmagambetov ha successivamente diffuso un messaggio video nel tentativo di chiarire la sua posizione, denunciando distorsioni mediatiche e riaffermando la propria lealtà al Kazakistan, di cui è stato in passato primo ministro.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio di malcontento nei confronti della CSTO, che ha visto diversi ex membri — tra cui Georgia, Azerbaigian e Uzbekistan — uscire dall’organizzazione nel corso degli anni. L’invasione russa dell’Ucraina ha accentuato le divisioni interne e compromesso l’immagine della CSTO come strumento neutrale di sicurezza regionale.

“World map showing CSTO and NATO member states with disputed regions” by JayCoop is marked with CC0 1.0.

A complicare ulteriormente la situazione, un recente rapporto ucraino ha segnalato la presenza di oltre 660 cittadini kazaki tra i combattenti filorussi in Ucraina, con almeno 78 caduti.

Le autorità kazake hanno preso tempo per verificare l’autenticità delle informazioni, ricordando che la partecipazione a conflitti esteri è vietata dalla legge nazionale e che negli ultimi anni sono stati avviati diversi procedimenti giudiziari a carico di cittadini coinvolti, tra cui un uomo condannato a sei anni per aver combattuto con il gruppo Wagner.

Sul fronte armeno, la rottura finanziaria con la CSTO sembra avere radici più profonde. Da tempo il governo di Yerevan critica l’organizzazione per la sua inattività durante le fasi più critiche del conflitto con l’Azerbaigian. La recente approvazione di una legge che indica la volontà dell’Armenia di avvicinarsi all’Unione Europea aggiunge un ulteriore elemento di frattura.

Secondo alcuni analisti, la sospensione dei contributi rappresenterebbe un tentativo di sganciarsi gradualmente dalla sfera di influenza russa, lasciando spazio a un possibile accordo bilaterale di pace con Baku, senza più dipendere dalle garanzie militari della CSTO.

L’instabilità interna dell’organizzazione contrasta con una delle poche operazioni finora ritenute efficaci: l’intervento in Kazakistan nel gennaio 2022. In quell’occasione, su richiesta del presidente Tokayev, truppe provenienti da vari Stati membri furono schierate a protezione delle infrastrutture strategiche del paese, mentre le autorità locali reprimevano le proteste scoppiate in seguito all’aumento dei prezzi del carburante. Fu un’azione rapida, coordinata e apparentemente risolutiva — ma resta un caso isolato.

Oggi, con una guerra alle porte dell’Europa, l’allontanamento progressivo dell’Armenia, le tensioni interne tra i paesi membri e una credibilità sempre più fragile, la CSTO appare più che mai una struttura in affanno. I critici la definiscono una “tigre di carta”, un’alleanza sopravvissuta alla guerra fredda ma incapace di affrontare i nuovi scenari geopolitici in cui la fedeltà a Mosca rischia di diventare un peso più che una garanzia.

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