Dalla Rivoluzione Francese in poi, l’umanità ha percorso un lungo cammino per separare la religione dallo Stato. Il principio era chiaro: tutte le fedi devono essere rispettate, ma la vita pubblica deve restare laica. Questa idea ha ispirato le costituzioni moderne e ha spinto le nazioni a emanciparsi da leggi scritte in nome di dio.
Eppure, nel caos attuale, sembra che sempre più gruppi abbiano smarrito ogni riferimento e si aggrappino alla religione – qualunque essa sia – come ancora di salvezza. L’ultimo in ordine di tempo è il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che si presenta in televisione con una croce disegnata in fronte.
Non solo le grandi fedi monoteiste, ma anche un’improvvisa esplosione di culti new age, credenze esoteriche, ritorni a presunti valori ancestrali. Gente che “saluta il sole” (senza mai ricevere risposta), che purifica la casa con il palo santo, che riporta in auge divinità di età preistorica o si affida a chierici improvvisati sui social.
Tutte queste visioni religiose, dalle più consolidate alle più recenti, hanno due elementi in comune: Il rifiuto del sapere e il ritorno all’ignoranza, con libri sull’evoluzione vietati nelle scuole e bruciati non a Teheran ma a Washington; La volontà di controllare le persone, imponendo regole sulla vita di tutti e, nei casi più estremi, instaurando una vera e propria dittatura religiosa.
L’Europa, che si vanta di essere il continente dei Lumi, non è immune da questa deriva. L’Ungheria di Orbán ha sancito nella sua costituzione che il matrimonio può avvenire solo tra uomo e donna, con un chiaro imprimatur cristiano sulla legislazione. La Polonia, sotto la pressione della Chiesa cattolica, ha reso l’aborto quasi impossibile, portando a casi di donne morte per setticemia perché i medici si rifiutavano di intervenire. Anche in Italia la Chiesa influenza la politica: nel 2023 il Parlamento ha bocciato una legge sul fine vita perché considerata “contraria ai valori cristiani”. E nel Regno Unito, un deputato ha proposto di vietare il diritto di manifestare vicino alle cliniche per l’interruzione di gravidanza… non per proteggere le donne, ma per evitare che “gli antiabortisti vengano disturbati mentre pregano”.
Negli Stati Uniti, il peso della religione sulla politica è ormai evidente. Con una sentenza della Corte Suprema, l’aborto è stato vietato in decine di stati, spesso con leggi scritte direttamente da gruppi cristiani ultraconservatori. Ma il fenomeno non riguarda solo le libertà civili: in Texas e Florida, libri che parlano di teoria dell’evoluzione sono stati banditi dalle scuole, rimpiazzati da testi che insegnano il creazionismo. A livello federale, si sta discutendo di inserire nei programmi scolastici la “teoria dell’intelligent design”, una versione pseudoscientifica della creazione divina. In Brasile, sotto Bolsonaro, i pastori evangelici hanno avuto un ruolo chiave nel governo, con ministri che giuravano su Bibbie giganti e benedivano edifici pubblici come se fossero cattedrali.
Nell’area mediorientale, la religione non influenza lo Stato: la religione è lo Stato. In Iran, la polizia morale arresta donne senza velo, mentre in Arabia Saudita le restrizioni sui diritti delle donne restano ferree nonostante qualche riforma di facciata. In Afghanistan, i talebani hanno vietato alle donne di studiare oltre la scuola media, riportando il paese al Medioevo. In Pakistan, le leggi sulla blasfemia condannano a morte chiunque “offenda l’Islam”, spesso con processi farsa che portano all’assassinio di minoranze religiose. In India, i nazionalisti indù usano la religione per discriminare i musulmani, con leggi che vietano la macellazione di bovini e attacchi contro chi non si conforma alle credenze maggioritarie. Fa parte del medioriente anche Israele, dove i partiti ebraici ultra-ortodossi hanno un peso sempre maggiore nelle decisioni di governo, influenzando politiche che limitano i diritti delle donne e delle minoranze.

In molti paesi africani, la religione è sia un’arma politica che uno strumento di repressione sociale. In Nigeria, i tribunali della Sharia condannano ancora persone per “comportamenti immorali”, mentre in Uganda è stata approvata una legge che criminalizza l’omosessualità con pene fino all’ergastolo, con il sostegno delle chiese evangeliche locali. In alcune regioni della Tanzania e della Repubblica Democratica del Congo, bambini vengono accusati di stregoneria.
Persino in Oceania, dove la laicità sembra ben radicata, emergono nuove forme di controllo religioso. Non più le Chiese tradizionali, ma il culto del wellness, dello yoga spirituale, delle terapie alternative. In Australia, scuole finanziate con fondi pubblici obbligano gli studenti a corsi di “spiritualità” per equilibrare mente e corpo. In Nuova Zelanda, sono proliferate sette che mescolano new age e cristianesimo, con leader che impongono stili di vita estremi, fino a casi di suicidi di massa.
Più che avanzare, il mondo sembra tornare indietro. L’istruzione viene censurata, la morale viene imposta, la libertà individuale sacrificata in nome di dio o di un generico “spirito superiore”. I leader politici che cavalcano queste ondate di religiosità lo fanno non perché credano davvero, ma perché sanno che in tempi incerti, più la gente è disperata, più cerca risposte assolute. E quale risposta è più assoluta di una legge divina?
Se il trend continua, possiamo già prepararci a buttare giù i grattacieli e tornare nelle caverne, dove almeno nessuno ci imponeva di pregare tre volte al giorno sotto minaccia di arresto. Perché la direzione sembra questa: libri bruciati o censurati, scienza negata, comportamenti imposti, una nuova classe di sacerdoti (o santoni new age) pronti a spiegare all’umanità come deve vivere, pensare, vestire e riprodursi.
Il tutto condito dall’eterna certezza che “così vuole Dio”, senza peraltro che Dio si sia mai degnato di confermarlo in via ufficiale.
Eppure, in questo cupo ritorno all’oscurantismo, ci sono ancora crepe nel muro. La rabbia di chi non vuole farsi dettare la morale da pastori improvvisati cresce, e a volte ottiene vittorie.
In Francia, i tribunali hanno ribadito che il principio di laicità della scuola è intoccabile. Negli Stati Uniti, nonostante il golpe reazionario della Corte Suprema, milioni di donne e attivisti combattono per riavere il diritto all’autodeterminazione. Persino in Iran, dove il velo obbligatorio sembra scolpito nella pietra, le donne lo gettano via rischiando la vita, ma dimostrando che il terrore religioso non è invincibile.
C’è spazio per la riaffermazione della laicità, ma serve un atto di resistenza quotidiana. Serve ridere in faccia ai profeti di sventura che vogliono imporci l’ignoranza come nuova verità assoluta. Serve ricordare a chi ci governa che lo Stato non è una sagrestia, che la scienza non è un’opinione, e che la vita pubblica non può essere un’estensione del pulpito.
Perché la libertà non cade dal cielo: va strappata via ogni volta che qualcuno prova a rinchiuderla in un tempio. E non importa se il tempio ha le guglie gotiche, il minareto o un altare di cristalli energetici: il problema è sempre lo stesso.
Il problema non è Dio, ma quelli che parlano in suo nome. E se proprio devono dettarci le regole, almeno che ci mostrino una delega firmata.



