La chiusura di Radio Begum segna un nuovo capitolo nero per la libertà di stampa in Afghanistan. L’emittente, una delle ultime voci dedicate alle donne nel paese, è stata messa a tacere dai talebani il 4 febbraio, quando agenti della Direzione generale dell’intelligence (GDI) e membri del Ministero dell’informazione e della cultura hanno fatto irruzione nella sede, confiscando computer, telefoni e documenti. Due dipendenti sono stati arrestati.
Secondo le autorità talebane, la radio avrebbe violato la licenza di trasmissione e fornito contenuti a un’emittente televisiva estera, accuse che Reporter Senza Frontiere (RSF) ha definito vaghe e strumentali alla repressione della libertà di espressione.
L’organizzazione ha chiesto il rilascio immediato dei due lavoratori e la revoca del divieto, denunciando l’ennesimo attacco contro i media indipendenti nel paese.
Radio Begum, fondata nel 2021 dalla Begum Organization for Women (BOW), è stata un punto di riferimento per l’educazione femminile e l’informazione in un paese dove le donne sono sempre più escluse dalla vita pubblica.
Dopo il ritorno al potere dei talebani, ha riconvertito gran parte della sua programmazione in lezioni scolastiche per ragazze escluse dall’istruzione formale. La sua chiusura non è un caso isolato: negli ultimi dodici mesi, almeno dodici organi di informazione sono stati chiusi dai talebani, mentre oltre 140 giornalisti sono stati arrestati.

L’80% delle donne che lavoravano nel settore dell’informazione ha dovuto abbandonare la professione, schiacciate da divieti sempre più severi.
Secondo RSF, il regime talebano sta implementando una vera e propria strategia di censura totale, che prevede il divieto per le giornaliste di lavorare accanto a uomini, di viaggiare senza accompagnatore e persino di apparire in onda.
L’attacco a Radio Begum si inserisce in una politica più ampia di repressione della stampa e dei diritti delle donne, che l’ONU ha definito un “apartheid di genere”.
Il procuratore della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha recentemente richiesto mandati di arresto per due alti funzionari talebani, accusandoli di crimini contro l’umanità per la sistematica violazione dei diritti fondamentali di donne e ragazze.
Mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’inasprimento della repressione in Afghanistan, Reporter Senza Frontiere e altre organizzazioni per i diritti umani continuano a chiedere il ripristino della libertà di stampa e il rilascio immediato dei giornalisti detenuti. Ma con un numero crescente di media indipendenti costretti al silenzio, il paese sprofonda sempre di più in una notte informativa senza ritorno.
La censura ai danni delle giornaliste è solo una parte di una repressione sistematica che ha progressivamente cancellato i diritti delle donne in Afghanistan. Dall’agosto 2021, ai talebani hanno vietato alle ragazze l’accesso all’istruzione secondaria e universitaria, chiuso opportunità di lavoro per le donne in quasi tutti i settori, imposto restrizioni sui loro spostamenti senza un accompagnatore maschile e vietato loro di frequentare spazi pubblici come parchi e palestre.
Le ONG e le organizzazioni internazionali denunciano il ritorno di punizioni corporali e matrimoni forzati, aggravando ulteriormente una situazione che l’ONU ha definito senza precedenti in termini di violazione dei diritti umani.



