Fedex indagata. Ma sotto accusa è tutto il settore della logistica italiana

La logistica in Italia è tornata sotto i riflettori grazie a un’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al sequestro di oltre 46 milioni di euro nei confronti di FedEx e alcune aziende partner.

Le indagini hanno svelato un sistema illecito di gestione del personale che, attraverso cooperative e società di comodo, permetteva a FedEx di ridurre i costi operativi a scapito dei diritti dei lavoratori e delle entrate fiscali dello Stato.

Le accuse, in particolare, riguardano l’uso di queste società per assumere formalmente i lavoratori senza versare i contributi previdenziali e le imposte dovute, creando un circuito di evasione fiscale e sfruttamento delle risorse umane.

Secondo le indagini, FedEx avrebbe affidato una parte significativa della sua filiera operativa a queste società esterne, che, pur essendo formalmente i datori di lavoro dei dipendenti, non erano in grado di garantire le tutele previdenziali e assistenziali.

Le società di comodo, infatti, venivano costituite con capitali minimi, operavano per brevi periodi e successivamente venivano liquidate o dichiarate fallite, lasciando i lavoratori senza alcuna protezione sociale.

Un sistema che, pur rispettando la forma della legge, in pratica eludeva le normative sul lavoro, facendo pagare il conto alla collettività e ai dipendenti, che si trovavano a lavorare in condizioni di grande precarietà.

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La stessa inchiesta ha messo in evidenza il ruolo delle cooperative, utilizzate per abbattere ulteriormente il costo del lavoro. I dipendenti delle cooperative, pur rispondendo agli ordini di FedEx e lavorando per la multinazionale, erano formalmente assunti da queste realtà che applicavano contratti meno onerosi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale del settore.

In questo modo, la multinazionale riusciva ad aggirare le tutele previste per i lavoratori diretti, scaricando sulle cooperative il rischio di una gestione senza garanzie, con turni massacranti e senza una sicurezza lavorativa concreta.

Questo non è un caso isolato, ma un esempio di come funziona il modello della logistica in Italia, dove la flessibilità a tutti i costi diventa una priorità assoluta. Amazon, Bartolini, GLS e SDA sono state già coinvolte in indagini simili negli anni scorsi, con risarcimenti complessivi per oltre 552 milioni di euro.

Il settore è caratterizzato da una domanda sempre più esigente, che impone tempi di consegna ridotti e margini di guadagno sempre più sottili.

In questo contesto, le aziende non possono permettersi di mantenere costi fissi troppo elevati e ricorrono a pratiche di esternalizzazione tramite cooperative e subappalti. Sebbene queste pratiche siano formalmente legittime, alimentano un circolo vizioso di evasione fiscale, concorrenza sleale e dumping contrattuale, danneggiando le imprese oneste che operano nel rispetto delle leggi.

Le conseguenze di questo sistema distorto sono evidenti. Lo Stato perde ogni anno miliardi di euro tra contributi previdenziali mancati e IVA evasa.

I lavoratori, invece, vivono in una continua precarietà, privi di tutele e di continuità previdenziale. E le aziende che rispettano le normative si trovano a dover fare i conti con una concorrenza sleale che riduce i loro margini e ne minaccia la sopravvivenza.

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