I napoletani a Roccaraso, trattati come gli immigrati

Non è solo neve quella che si è posata su Roccaraso dopo l’”invasione” di diecimila napoletani. È anche una poco sottile coltre di ipocrisia. Perché se non sopportiamo che migliaia di nostri connazionali a basso reddito si mettano in viaggio per godersi una domenica in montagna con un panino portato da casa, come possiamo sperare di accogliere chi viene da ancora più lontano, con ancora meno risorse, magari su un barcone?

Il punto è semplice: a Roccaraso, i napoletani sono stati trattati come immigrati. Non turisti, non cittadini, ma estranei. Esattamente come accade ogni giorno ai migranti che arrivano in Italia, e che vengono accolti non con umanità, ma con sospetto, con fastidio, con richieste di intervento straordinario per contenere la “massa”.

Perché è questo che spaventa: il numero, l’idea che certe persone – che si tratti di napoletani o tunisini – non debbano muoversi troppo, non debbano occupare spazi considerati altrui.

L’Italia ha da sempre un problema con l’accoglienza, ma non solo quella internazionale. Ogni spostamento di massa a basso costo diventa un problema. Se arriva il turista benestante con lo chalet prenotato, nessuno si lamenta. Ma se arrivano in diecimila con i pullman organizzati su TikTok, allora scatta l’allarme: c’è disordine, c’è degrado, c’è “gente che non sa stare al proprio posto”.

Ma qual è il loro posto? Questa è la domanda chiave. Per i napoletani, Roccaraso è un luogo vicino, accessibile, eppure per molti era chiaro che non ci sarebbero dovuti essere. Per i migranti, l’Italia è spesso l’unica via di fuga da situazioni insostenibili, eppure l’unica risposta è la chiusura dei confini.

Non è un caso che il linguaggio sia lo stesso: “gestire i flussi”, “regolare le entrate”, “controllare gli accessi”. Come se l’essere umano in movimento fosse di per sé un elemento di disturbo, un’entità da contenere.

E allora il punto è questo: se non riusciamo a tollerare una giornata di turismo popolare a Roccaraso, che speranza abbiamo di accettare l’immigrazione come un fenomeno normale, parte della storia umana? Se siamo infastiditi dall’idea che qualcuno voglia semplicemente esistere in un luogo che non gli è stato destinato, come possiamo credere davvero in una società aperta, inclusiva?

La verità è che continuiamo a dividere il mondo tra chi può muoversi e chi deve restare fermo. E il confine non è solo geografico, è sociale, economico, culturale. Se oggi sono i napoletani a essere percepiti come stranieri senza diritti, domani chi altro toccherà?

I napoletani non hanno certo bisogno di consigli, ma una risposta a Roccaraso va data. Per esempio, quando un abitante di Roccaraso verrà in gita nella vostra città, accoglietelo con lo stesso spirito. Se ha il portafogli gonfio, mostrate con orgoglio il Golfo, il Vesuvio, la pizza più buona del mondo.

Se invece viene con il panino da casa, indicategli con un sorriso, tanto è gratis, la strada per il Duomo, perché almeno potrà sperare in un miracolo. Del resto, ci sono più possibilità che il sangue di San Gennaro si sciolga davvero che di vedere un’Italia finalmente aperta e inclusiva, almeno con se stessa.

“File:Reliquaire of San Genaro – Cappella di San Gennaro – Duomo – Naples – Italy 2015 (2).JPG” by José Luiz is licensed under CC BY-SA 4.0.